Caparezza cantava che “il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”. Tuttavia a questa regola del mondo musicale il genere zombie sembra non attenersi. L’Alba dei Morti Viventi ne segnò la consacrazione in ambito cinematografico, mentre Resident Evil 2 elevò al quadrato quanto offerto dal predecessore, facendo la stessa cosa anche nel mondo dei videogiochi.
Non bisogna stupirsi quindi che Capcom abbia deciso di rifare completamente da capo proprio questo episodio, il quale rimane ancora oggi quello più apprezzato nel corso dell’intera serie.

*** Puoi vedere l’orrore……

La portata di questo lavoro però è decisamente ampia e arriva a modificare parecchi aspetti dell’originale in modo consistente, ma coerente, per aggiungere nuovi elementi e dare l’idea di stare giocando qualcosa di nuovo anche a chi ha finito più e più volte il gioco al tempo della sua prima pubblicazione.
La demo pubblicata ora si limitava a soli 30 minuti disponibili, per poter muovere i primi passi nel commissariato di polizia di Raccoon City, tuttavia in questo pur breve lasso di tempo è stato possibile riscontrare un numero sorprendente di cose, le quali saranno sicuramente suggestive ed inquietanti per i giocatori che ancora non si concessi il piacere del brivido firmato Capcom, quanto creeranno tensione e stupore anche nei veterani che pensavano di conoscere già tutto.
La pianta della stazione di polizia è fondamentalmente simile, ma è cambiato in modo considerevole il numero di stanze e la loro dislocazione, creando un luogo ancora più realistico non solo nella sua ideazione funzionale (ora ci sono molti più posti che logicamente ci si può aspettare di trovare in un commissariato), ma anche nel raccontarne la storia degli ultimi drammatici giorni. In molte stanze ora sono presenti tanti dettagli che contribuiscono a narrare indirettamente il degrado causato dall’assedio dei morti viventi. L’intero edificio mostra i segni del decadimento e di come i sopravvissuti vi siano barricati all’interno. Non solo le assi di legno alle finestre (che già avevamo visto), ma anche sacchi a pelo buttati negli angoli delle poche stanze inviolate, gabinetti che rigurgitano acqua finendo per allagare parte del corridoio, macchie di sangue sempre più frequenti man mano che procediamo verso le zone infestate. Ci sono molti più cadaveri ed esaminandoli sono presenti segni diversi a seconda del nemico a cui devono la loro dipartita (i segni lasciati dal licker faranno rabbrividire molti). Aggiungiamo poi i consueti corridoi claustrofobici, che senza illuminazione diventano dei tunnel di tenebra, squarciata solo dalla flebile torcia elettrica.

…..puoi sentire l’orrore……

Raramente la modellazione di un luogo dal punto di vista grafico riesce ad essere uno specchio della narrativa con una tale vivida forza.
Il motore grafico rimane sempre lo stesso RE Engine di cui è stato possibile ammirare la qualità in Resident Evil VII, un paio di anni or sono. Il suo impiego rende onore al rimettere in scena il teatrino degli orrori, amplificando a dismisura la tensione orrorifica che già al tempo Resident Evil 2 riusciva a creare. Adesso ogni singolo dettaglio è come un soffio di alito gelido che scorre sulla nuca del giocatore, ricordandogli che il pericolo è tremendamente vicino.
Forse giusto la regolazione dei filtri grafici e della luminosità richiede un pizzico di tentativi per trovare la combinazione perfetta, che non risulti troppo intensa o luminosa, ma che mantenga la giusta penombra. Le animazioni e la fisica sono molto curate, in particolare si può apprezzare come venga calcolato tutto con precisione, anche nel gestire i personaggi nel momento in cui smettono di essere parte integrante dell’azione. Abbattendo uno zombie vicino una sedia, ad esempio, questo si accascerà contando in modo fisicamente perfetto gli oggetti che si trovano attorno, senza compenetrazioni poligonali o riposizionando il modello sul pavimento come se fosse un oggetto slegato dall’ambiente (come in altri giochi invece avviene).
A questo aggiungiamo anche una serie di nuovi filmati e momenti di orrore puro che denotano una regia molto matura degli sviluppatori di Capcom, al punto da convincere più di tanti film di zombie che Hollywood ha prodotto nel corso degli anni. Aspettiamo di giocare la versione definitiva per trarre un giudizio finale, ma già sulle prime basi si vede come la software house nipponica abbia padroneggiato un certo linguaggio cinematografico e lo abbia impiegato nelle sequenze filmate con piena maestria e anzi, forse anche con più stile ed eleganza rispetto ai toni talvolta grezzi con cui sono stati declinati gli zombie sulla celluloide.

…..ma puoi sopravvivere ad esso?

Joypad in mano però ci ritroviamo in un contesto diverso, a metà strada tra il nuovo ciclo di Resident Evil e il primo. Niente telecamera in prima persona, così come niente personaggio visto da lontano; la visuale è piazzata di tre quarti alle spalle del protagonista mentre il sistema di puntamento si mantiene pulito ed efficiente, conservando però al tempo stesso quel pizzico di difficoltà. La giocabilità insomma riesce ad unire molto bene aspetti importanti, creando un’esperienza sensata che si mantiene ancorata alla natura survival horror e senza sforare nello sparatutto.
Volendo concludere, Resident Evil 2 Remake si prospetta un titolo di grande qualità e richiamo per chi non ha mai giocato la pietra miliare di Capcom; i suoi valori produttivi e la sua qualità sono in tutto e per tutto quelli di una progetto Tripla-A odierno, in grado di soddisfare chi cerca qualcosa di spessore. Ma anche per i veterani abituati a finire il Re2 della PS1 con la più perfetta delle speedrun, questo rifacimento promette di offrire molto e se l’intero gioco manterrà il tasso di nuovi elementi incastonati rispettosamente nella cornice dell’originale, il risultato sarà equivalente a quello di un capitolo quasi inedito.
Appuntamento tra due settimane circa, per l’uscita e il verdetto completo.

***tratto dalla pubblicità originale di Resident Evil 2 del 1998

 

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