Dopo l’ottima accoglienza ricevuta da parte dello spin-off Persona 4: Dancing All Night, era solo questione di tempo prima che Atlus proponesse ulteriori rhythm game provenienti dall’omonimo franchise di origine JRPG. Dallo scorso 24 maggio, infatti, è stato il turno di Persona 5: Dancing Star Night (in Occidente rinomato, in maniera grammaticalmente più consona, con ”Dancing in Starlight”) e di Persona 3: Dancing Moon Night (anche quest’ultimo ribattezzato con ”Dancing in Moonlight”) ricevere le dovute attenzioni in madrepatria. Noi abbiamo trascorso una buona manciata di ore in compagnia della versione giapponese di Persona 5: Dancing in Starlight, in uscita in Europa e Nord America a inizio 2019, forte di una localizzazione nientepopodimeno che in italiano in aggiunta all’immancabile traduzione e doppiaggio in inglese.

Varrà la pena attendere la nuova produzione di Atlus?

La differenza particolarmente sostanziale con Persona 4: Dancing All Night consiste sicuramente nell’assenza più totale di un’apposita story mode: per porre rimedio, la software house ha provveduto ad integrare un’inedita modalità di gioco, in giapponese intitolata ”Commu”.

Si tratta propriamente di una sezione, totalmente opzionale, in cui visualizzare una serie di conversazioni (altamente fanservice) tra i protagonisti del quinto capitolo, sbloccando al loro termine costumi e accessori inediti da sfruttare nelle vostre effettive sessioni di ballo.

Un’aggiunta valida o totalmente scartabile? Sicuramente, offre una ventata d’aria fresca alla coppia di rhythm game, potendo godere nel corso dei vari dialoghi – rispetto al quarto capitolo – di effettivi modelli poligonali per ciascun personaggio, al posto degli (ottimi) artwork del character designer Shigenori Soejima. Sorprendentemente, non abbiamo avvertito minimamente la mancanza di questi ultimi, vista la cura riposta nella realizzazione di tali modelli in 3D.

A rendere ulteriormente appetibile la sezione ”Commu” troviamo, una volta raggiunto un certo rank nella vostra relazione con ciascun membro dei Phantom Thieves, la possibilità di esplorare praticamente ogni angolo della stanza di questi ultimi: dubitiamo possiate restare impassibili di fronte il ritratto di Ann che Yusuke conserva nella propria dimora, solo per citare un esempio di cameo al capitolo originale.

In quanto a gameplay, Persona 5: Dancing in Starlight non trasmette un feeling tanto differente dal predecessore: il sistema di gioco è rimasto pressoché inalterato, portando il giocatore a prestare particolare attenzione alle icone su schermo che andranno gradualmente ad occupare la parte più esterna dello schermo, invitandolo al contempo a premere con il giusto tempismo gli indicatori a cui ciascuna azione è associata (su PlayStation Vita dovrete praticamente impiegare tutti i pulsanti principali della console). Il tutto, a ritmo di musica. Ciò che tuttavia non ha convinto pienamente le nostre partite consiste nell’invadenza rappresentata dalle note ”scratch”, quasi onnipresenti su schermo in qualsiasi difficoltà impostiate e talvolta in grado solo di stonare il ritmo della canzone a cui vi state approcciando.

 

Le coreografie, d’altro canto, difficilmente riuscirete con lo sguardo a seguirle  vista la mole di note di cui dovrete occuparvi nel corso del gioco; nulla di cui sorprendersi, e non necessariamente rappresenta un difetto al titolo: anzi, gli sviluppatori hanno integrato, proprio per gli utenti desiderosi di ammirare unicamente le coreografie dei ballerini che hanno prestato il proprio talento ai personaggi di Persona 5, un’opzione che permette di visualizzare in qualunque momento i propri replay.

Un’ulteriore differenza con Persona 4: Dancing All Night consiste in un incremento delle opzioni di personalizzazione del cast: avrete a disposizione ben sei slot attraverso cui agghindare (anche nel peggiore dei modi) il vostro ballerino contro i tre del precedente capitolo.

Non solo: da un singolo partner, in pista potranno scendere fino a due compagni di ballo, a discrezione del giocatore o scelti automaticamente dal sistema.

Ma il vero prestigio di Persona 5 Dancing e praticamente di tutti gli altri spin-off di genere rhythm game della serie, consiste nella soundtrack, curata nuovamente dal talentuoso Shoji Meguro e, nel caso della quinta iterazione, cantata spesso e volentieri dall’asiatica Lyn.

Non solo potrete riascoltare le OST dell’iterazione principale come Rivers in the Desert, Whims of Fate così come le ricordavate dal titolo originale, avrete anche l’opportunità di rifarvi le orecchie con remix totalmente inediti, realizzati ad-hoc per tale spin-off.

Considerato il numero tutt’altro che esiguo di DLC contenenti songs aggiuntive (si parla di circa 30 contenuti non integrati nel gioco base, anche se molti dei quali non provenienti dal quinto capitolo), la speranza è che l’Occidente possa godere di un trattamento un po’ più di riguardo su tale fronte, integrando possibilmente alcuni dei suddetti DLC direttamente nel gioco.

 

Aspettative:

  • Una patch nella versione occidentale che riduca l’invadenza delle scratch notes almeno in difficoltà normale
  • Modalità ”Commu” in grado di rimediare alla mancanza di un’effettiva story mode
  • Qualche traccia musicale in più integrata in-game rispetto alla versione giapponese da noi testata

Dubbi:

  • Potrebbe ricevere al pari della versione giapponese un trattamento fortemente improntato sui contenuti scaricabili

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