L’America che ha flirtato con la bomba di Hiroshima e Nagasaki, nel futuro distopico di Fallout, è stata tradita da quella stessa bomba. Un paese ritratto in una fotografia ormai sbiadita e corrosa dall’apocalisse nucleare e di cui resta soltanto un involucro vuoto. In questo scenario i giocatori si sono mossi già molte volte nei precedenti capitoli del gioco di Bethesda, tuttavia questa volta non saranno soli nel loro viaggio, in quanto il Vault 76 si è aperto in contemporanea per tutti, attraverso una modalità online che sino ad ora gli era sconosciuta. La prova della Beta chiusa ha permesso di sbirciare per primi fuori dai bunker antiatomici; ecco quindi le prime impressioni.

Uscire dal rifugio doveva essere una festa, invece si è rivelata una sfida, specie perché sopravvivere nella regione di Appalachia significa rendere complicata qualsiasi azione normalmente semplice per garantire la propria sussistenza. Non parliamo soltanto di non farsi uccidere da creature mostruose o da briganti, perché ogni singolo compito è diventato indispensabile per restare in vita, che sia costruire un rifugio, mantenerlo in sicurezza e procacciarsi ogni  ingrediente per cucinare.
Fallout 76 assume connotati da survival, spostando l’attenzione ancora una volta rispetto la componente ruolistica più marcata del terzo episodio o quella più sparatutto del quarto. Ci si trova quindi nell’equivalente post-nucleare della nuova frontiera del west, dove gli esploratori cercano barlumi di società sopravvissuta alle esplosioni, al pari di come i cercatori del Klondike rischiavano la vita per l’oro. In questo mondo devastato dall’atomica, il viver civile è diventato forse più prezioso del giallo metallo stesso, dato che è il giocatore a pagare lo scotto di questa assenza, proprio ritrovandosi a non dare più per scontato nessun passaggio della filiera della sussistenza. Per creare un’arma bisogna disporre dei componenti giusti e se non se ne trovano bisogna fare l’industriosa formichina, la quale raccoglie oggetti di recupero e ne riutilizza le parti dopo averli smontati per creare altre cose ancora. Stesso dicasi con la costruzione dei rifugi, ancora più impegnativa ed onerosa, in grado di diventare materiale per molteplici sottomissioni, così come pure cucinare un semplice pasto, il quale richiede ingredienti reperibili in modo magari più semplice, ma comunque non così immediato.

La possibilità di giocare in rete, incontrare altri utenti e fare gruppo con loro non è quindi soltanto legata alle fasi di combattimento, ma aggiunge il barattare risorse preziose ed estendere la collaborazione a cose diverse dalle semplici sparatorie (comunque presenti). Fallout 76 quindi allarga il raggio di possibilità, incrociandosi con altri due generi che prima d’ora gli erano sconosciuti, ovvero il survival puro e oserei dire quasi il MMO, dilatando i tempi grazie a tutta una serie di valori di cui tenere conto (il tasso di idratazione, il riposo) per mantenere attivo il personaggio, ma creando un ecosistema di sopravvivenza composto da tante piccole routine da svolgere. La componente ruolistica in mezzo al tutto rimane forse ancora più semplificata e ridotta, ma Fallout 76 punta ad essere un derivato online, con cui sperimentare qualcosa di relativo all’ambientazione, prendendo una digressione rispetto l’impostazione originale della serie. E’ quasi come se dentro un calderone fossero stati buttati dentro un MMO, il Pip-Boy e Don’t Starve, creando quindi un bizzarro ibrido, che però sembra avere una ampiezza maggiore nel gestire la componente survival.

Graficamente tuttavia non si nota lo stesso lavoro profuso nel numero di compiti da svolgere. Il motore grafico non introduce grossi miglioramenti rispetto alla già discussa cosmesi di Fallout 4, la frequenza di fotogrammi rimane ballerina e non molto alta e la cosa balza in modo evidente dinanzi all’utente sin dai primi minuti. Fa quindi un pò sorridere che sia stata invece dedicata una cura forse eccessiva ad aspetti marginali nella creazione del personaggio, dove la possibilità di aggiungere persino i brufoli sul volto del personaggio che andiamo a creare sembra un’aggiunta di ben poco conto.

Pur essendo una beta, il livello qualitativo appare ancora bisognoso di parecchi ritocchi anche su altri punti del comparto tecnico. Tenendo a mente che era mostrata una parte ancora incompleta di quello che sarà il prodotto finale, non sono mancati lo stesso bug e scivoloni, alcuni piuttosto plateali.  Praticamente subito dopo il filmato introduttivo che funge da prologo, appena presi i comandi del protagonista, l’audio del gioco è completamente scomparso, riapparendo per pochi secondi non appena si caricava una zona nuova, per poi di nuovo lasciare il silenzio più totale attorno alle casse stereo. Insomma, dalla versione che sarà disponibile al lancio sarà lecito aspettarsi che problemi così macroscopici. seppur occasionali, vengano corretti con solerzia.

In definitiva Fallout 76 sembra una deviazione audace nella direzione della serie. A dispetto di quella che potrebbe sembrare una scelta di moda, nell’integrare una cooperativa multigiocatore online, l’attenzione certosina per spostare la centralità dei compiti da svolgere sulle attività di sopravvivenza segna un approccio nuovo e differente, per certi versi inedito in un prodotto di questo tipo. La dilatazione dei ritmi di gioco potrebbe magari non piacere ai fan del quarto capitolo, così come la minore enfasi degli aspetti RPG sembra acuirsi, tuttavia non si può rimproverare di voler declinare questa saga in un modo tutt’altro che scontato rispetto ai capitoli precedenti.

Commenti