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Home»Articoli»Project Motor Racing, la recensione: quello che ci voleva

Project Motor Racing, la recensione: quello che ci voleva

La recensione di Project Motor Racing, simracing che sfida i grandi del settore su PC e console rinascendo dalle ceneri di Project CARS.
Marcello CresciniBy Marcello Crescini25 Novembre 2025
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Artwork di Project Motor Racing
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La scomparsa di Project CARS, ucciso dalla scarsa lungimiranza aziendale più che dai feedback degli utenti, ha portato ora alla genesi di Project Motor Racing, un prodotto di Straight4 Studios e GIANTS Software. L’esperienza pregressa ha permesso al team di sviluppare un simulatore soddisfacente, anche grazie alla collaborazione con piloti, content creator e simdriver da tutto il mondo.

Più ce ne sono, meglio è. Parliamo dei giochi di guida simulativi, la cui varietà era stagnante da un po’ di tempo. Per anni siamo stati abituati a un dualismo tra Gran Turismo e Forza Motorsport, con Assetto Corsa a fare da deriva più professionale e un iRacing dietro le quinte a vincere sul realismo del motorsport (sia sull’asfalto, sia nel portafogli).

Una Carriera coi fiocchi

Porsche 911 GT1 sul circuito bagnato del Nurburgring

L’anima dei giochi odierni è il multiplayer e per il simracing questo rappresenta una vita pressoché infinita. Project Motor Racing propone però come prima cosa la sua Carriera. È stato un po’ come accettare quello stuzzichino portato dal cameriere durante una cena in piedi: parti con uno e poi ti ritrovi a volere tutto il vassoio.

Questo perché la Carriera di Project Motor Racing è studiata per essere il più vicino possibile a quella di un reale pilota o team di motorsport. Si può scegliere subito tra 3 background che determinano il modo in cui si entra nel campionato. Proprio come potrebbe essere nella realtà, ogni aspetto è già sbloccato fin dall’inizio. Il fulcro è infatti la dimensione del portafogli, unica vera discriminante per decidere come muoversi all’interno di questo mondo.

Il motorsport, come risaputo, è regolato dal denaro. Si può essere bravi quanto si vuole, ma senza sponsor non si va da nessuna parte. Project Motor Racing consente di scegliere tra una manciata di modelli di sponsorizzazione: alcuni richiedono determinate performance in gara, altri propongono una soluzione più flat e altri ancora una certa continuità delle prestazioni generali.

Scorcio di una curva del Nurburgring in Project Motor Racing

Noi siamo artefici del nostro destino. In base alle finanze del team occorre scegliere in modo oculato a quali eventi iscriversi, calcolando eventuali spese extra o i danni che potrebbero sorgere dopo una gara. Anche la sede del team gioca in favore o sfavore, poiché può variare i costi di accesso a competizioni lontane. In questo caso potrebbe tornare utile uno sponsor in grado di sovvenzionare il team pagando le trasferte.

Come dice Project Motor Racing stesso, serve molto tempo per costruire un portafogli degno di nota, acquistare auto e vincere il più possibile. Basta invece un singolo errore per generare sborsi così alti da azzerare completamente la carriera di un pilota. Il motorsport è un tritacarne e Project Motor Racing lo traduce molto bene nella sua proposta videoludica.

In soldoni, a prescindere che Project Motor Racing possa avere un lungo futuro multiplayer, la sua Carriera da sola riesce a reggere il potenziale peso del tempo e a regalare ore e ore di divertimento in solitaria.

Project Motor Racing fa sentire i suoi cilindri

Due Mazda MX-5 si danno battaglia sul circuito del Sebring

Abbiamo provato Project Motor Racing in compagnia del PXN V10 Ultra, di cui potete leggere la recensione. Per quanto il suo lancio sia previsto anche su console, solo su PC è probabile godere della sua migliore esperienza. Ovviamente con un setup da guida e non con un pad, che potrebbe risultare un po’ problematico per via di quanto sia profonda l’esperienza.

Ci troviamo di fronte alle solite possibilità di personalizzazione per quanto riguarda il force feedback e tutto ciò che lo circonda, quindi gli effetti del suolo, la forza minima e la risposta delle asperità che possiamo incontrare fuori dal tracciato. Questo perché una volta messe le gomme su erba o ghiaia e tutto fuorché facile ritornare sull’asfalto.

Ogni classe di auto ha peculiarità che vengono trasmesse in modo ottimale alle mani di chi guida. Le perdite di aderenza sono facilmente distinguibili, così come è molto semplice perdere il controllo quando si esce dal tracciato. Il volante tira forte verso la ruota fuoristrada, costringendo chi guida ad essere pronto per eventuali controsterzate.

Visuale in prima persona di Project Motor Racing alla guida di una Audi LMP sul circuito di Lime Rock

Se Project Motor Racing viene configurato per essere simulativo, le sue sensazioni si avvicinano molto a quelle di Assetto Corsa Competizione. C’è però un aspetto in particolare che ci ha piacevolmente sorpreso, soprattutto perché riguarda un momento che passa spesso in secondo luogo. Si tratta della frenata, che dovrebbe trasmettere a chi guida una certa sensazione di peso sull’avantreno. E si sente, eccome se si sente.

Il volante risponde subito con estrema rigidità quando si va forte sul freno per staccare. È un ottimo modo sia per essere consapevoli di cosa voglia dire frenare forte, sia per accorgersi di eventuali blocchi, sia per sentire subito se il posteriore si è alleggerito troppo. Questo mix di input che Project Motor Racing trasmette alle nostre mani è riuscito davvero bene e difficilmente abbiamo potuto apprezzarlo altrove.

Estetica funzionale

Due auto GT3 lottano sul circuito del Sebring

Project Motor Racing svolge bene il suo lavoro per appagare l’occhio. L’esperienza pregressa è stata trasmessa magistralmente per ricreare interni ed esterni delle oltre 50 auto tra 13 classi diverse. Anche i tracciati sono ottimi, con l’unica sbavatura dettata dalla mancanza di licenze per Monza e Imola: di fatto i circuiti sono quelli, ma sotto il nome di Brianza e San Marino.

Alcuni dettagli visivi non sono solo estetici ed è proprio qui che Project Motor Racing eccelle. La possibilità di impostare un meteo dinamico, che varia casualmente durante la gara e con la velocità che scegliamo all’inizio, porta alla presenza di varie pozzanghere sull’asfalto, ma anche alla creazione di una scia asciutta quando la pioggia ha già cominciato ad andarsene.

Quando il sole ricomincia a splendere, la gomma torna a depositarsi sul tracciato. Questa gommatura è ciò che ci permette di essere sempre più veloci giro dopo giro, ovviamente se si mantiene la giusta traiettoria. Altrove infatti ci sono i malefici marbles di gomme ormai usurate, in grado di attaccarsi nuovamente agli pneumatici e causare perdite di performance.

L’unione tra l’effetto visivo di questi dettagli e il loro funzionamento tecnico è ciò che fa emergere l’ottimo modello di guida di Project Motor Racing.

Gli avversari sono ingombranti

Una Chevrolet Corvette Z06 GT3 R sul tracciato del Sebring

Ci piace pensare che l’intelligenza artificiale degli avversari in single player sia stata addestrata sottoponendola a un solo video, quello in cui Ayrton Senna dichiarava che “Se non vai più per uno spazio che esiste, allora non sei più un pilota”. Questo perché anche a difficoltà più basse (85/100), nonostante fossimo di 2 secondi più veloci sul singolo giro, le altre auto facevano di tutto per non farci passare.

Ironia a parte, forse un piccolo ritocco è dovuto. Un singolo slider per selezionare la difficoltà degli avversari è poco per impostare correttamente il tutto. Meglio una soluzione come quella di Assetto Corsa Competizione che divide tra skill e aggressività. La IA di Project Motor Racing è infatti troppo “manesca” nei duelli, soprattutto quando deve difendersi. Sembra che non abbia minimamente studiato il galateo di gara, poiché spesso chiude lo spazio quando ci si è già inseriti, oppure intraprende una curva come se non ci fossimo.

Quando inoltre proviamo a tenere le spalle larghe, abbiamo la sensazione che le auto governate dalla CPU siano più granitiche rispetto alla nostra. Facciamo un esempio pratico di una situazione che non dovrebbe mai presentarsi, ma è utile per capire: la manovra pit funziona solo se è la CPU ad effettuarla. Il nostro posteriore è burro se viene preso di mira lateralmente da un avversario, mentre il loro è sempre ancorato all’asfalto.

Con questo non vogliamo dire che sia necessario poter spintonare le altre auto fuori dal tracciato, ma che ci sia la stessa fisicità. E soprattutto che la IA non si comporti come se fosse da sola a guidare.

Con gli altri è più bello (forse)

Porsche 963 corrono sul tracciato di Spa in Belgio

Triste da dire, ma non è stato possibile provarlo veramente per via delle poche persone in possesso del gioco prima del suo lancio. Ciononostante, la struttura è subito ben chiara: lobby personalizzate, social e competitive.

Nel primo caso, la personalizzazione è pari a quella che si potrebbe trovare in single player. Si possono impostare prove libere, qualifiche e weekend di gara completi scegliendo praticamente tutto e sfruttando anche il meteo dinamico che vedremo a breve nel dettaglio. Una volta aperta la lobby, gli amici possono entrare e scegliere se comportarsi bene oppure trasformare Project Motor Racing in un autoscontro.

Le lobby social sono più casuali, perfette per quando si vuole semplicemente aprire il gioco dopo essere tornati dal lavoro. Create direttamente dal gioco, basta iscriversi ed entrare per essere subito pronti per partire dalla pitlane.

Il clou è però la parte competitiva. Project Motor Racing costringe il giocatore ad effettuare un piccolo esame di guida per capire quanto sia in grado di reggere il confronto con gli altri giocatori. Sarà un caso, ma l’auto da guidare è una Mazda MX-5 sul tracciato di Lime Rock Park: una piccola gomitata per i giocatori di iRacing, come a dire “dai, vieni a fare un giro”.

Il test è basato sul tempo di completamento ed è ripetibile, ma una volta confermata la propria performance non è più possibile tornare indietro. Il rank conferito da Project Motor Racing rappresenta il punto iniziale della propria carriera. Resta da capire a livello di stabilità come si comporterà il gioco già nelle sue battute iniziali.

La recensione in breve

8.5 Coinvolgente

Project Motor Racing è un’ottima introduzione nel panorama dei simulatori. Sicuramente è più godibile su PC e con un buon set da guida. Un pad rischierebbe di non restituire tutte le sensazioni positive che il gioco merita di regalare a chi lo aggiungerà alla propria libreria. La IA è da affinare per non rischiare che la sua aggressività possa risultare troppo invadente, ma ciò non mina l’esperienza globale, davvero da non perdere per chi vuole una nuova sfida nel mondo del simracing.

  • Voto Game-Experience 8.5
  • User Ratings (1 Votes) 5
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