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PlayStation Store e la memoria storica dei videogame | Speciale

Qualcuno potrebbe dire che l’annuncio di Sony dell’imminente chiusura del PlayStation Store sulle piattaforme PlayStation 3, PlayStation Vita e PlayStation Portable (su quest’ultima in realtà il negozio digitale non è più disponibile dal 2016, ma i giochi per la console erano ancora acquistabili per essere riprodotti sul suo successore) fosse fisiologica ed inevitabile, qualcun altro potrebbe affermare che la chiusura su PlayStation Vita sia arrivata un po’ troppo presto, soprattutto il team di Lillymo Games che si è ritrovato a comprare di recente un devkit della portatile Sony senza essere avvertito dell’imminente chiusura.

Sta di fatto che il PlayStation Store cambierà radicalmente, chiudendo un’enorme sezione che fino ad ora ha anche operato come zavorra per la progressione dell’infrastruttura online di Sony, mutata sensibilmente nel passaggio da PS3 a PS4. Sebbene sulla console di settima generazione la distribuzione digitale non aveva acquistato il peso che ha invece oggi, con una larghissima fetta di giochi che sono disponibili solo tramite download sulle memorie delle proprie console, inevitabilmente alcuni titoli che fanno parte del catalogo di queste piattaforme sparirà, non potendo essere acquistata e giocata da chi volesse riscoprire alcune perle per queste piattaforme se non tramite servizi come PlayStation Now, soggetti però a modifiche improvvise del proprio catalogo e facendo così perdere titoli di studi che sono stati influenti per la storia della console. In questo speciale andiamo a ripercorrere proprio quei titoli che nel corso degli anni potrebbero andare perduti per sempre a causa di una distribuzione poco lungimirante: per semplicità andremo a considerare solo i giochi e gli altri contenuti che non hanno ricevuto una release su supporto fisico o un porting su console più recenti dell’universo PlayStation Store, indipendentemente se essi esistano o meno su altre piattaforme come quelle Microsoft o Nintendo.

Tokyo Jungle

Titolo sviluppato da Japan studio e uscito su disco solo in Giappone, Tokyo Jungle è un interessantissimo quanto inusuale esperimento per l’ambientazione proposta: la città completamente avvolta dalla vegetazione selvaggia, la totale assenza dell’uomo nonostante il contesto urbano e la presenza di numerosissimi animali provenienti da ecosistemi così differenti sono alcuni degli elementi che spiccano all’interno del gioco. Questi elementi fungono da cornice ad un survival game che ci mette nei panni di differenti animali e con una notevole quantità di aree da esplorare e contenuti da ricercare.

Rain

Altro titolo realizzato da Japan Studio in collaborazione con Acquire, altro titolo che ha ricevuto una distribuzione su supporto fisico unicamente su territorio nipponico e su PlayStation Store nel resto del mondo. Rain è una pregevole avventura con elementi stealth nella quale il protagonista appare invisibile agli occhi del giocatore e la sua presenza è percepibile attraverso l’interazione del suo corpo con l’ambiente circostante. Le increspature nelle pozzanghere, le impronte dei piedi sul pavimento e la pioggia che fluisce sul corpo del protagonista delineandone la sagoma sono alcuni degli elementi che ci permettono di percepire la presenza del bambino da noi controllato. L’eccellente direzione artistica rendono rain un’esperienza unica e particolare, degna di essere ricordata negli anni.

Castlevania: Harmony of Despair

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La saga di Castlevania, ormai caduta in disgrazia per mano del suo stesso publisher e che ha visto una rinmascita nel suo erede spirituale Bloodstained, nei suoi 35 anni di carriera ha cercato di rinnovare il suo gameplay inserendo elementi atti a modernizzare l’esperienza del giocatore, a volte con successo come fu con Symphony of the Night ed a volte con risultati che prendono il nome di Castlevania 64. Harmony of Despair è in realtà uno spin-off che non ebbe un particolare impatto sul futuro del brand (anche perché il brand sarebbe scomparso nel nulla di lì a poco con i giochi della serie Lords of Shadow) , non si può dire che non cerchi comunque di portare un elemento insolito per la serie di Castlevania come il multiplayer e di costruirci un gioco divertente e godibile sopra. Tra l’altro il gioco è uscito anche su Xbox 360, ma mentre su console Microsoft l’unica modalità multiplayer disponibile è quella online a 6 giocatori, l’edizione PlayStation 3 permette di giocare anche in split-screen locale fino a quattro persone.

Muramasa Rebirth: Genroku Legends

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Sviluppato da Vanillaware ed uscito qualche anno prima su Wii, Muramasa Rebirth è un porting per PSVita che ricevette una release fisica, sebbene piuttosto limitata. Il titolo action nato dagli sviluppatori di Dragon’s Crown è un perfetto connubio fra l’inconfondibile stile artistico del team giapponese e un gameplay profondo e coinvolgente, ma la sua edizione per la portatile di Sony ricevette successivamente alla sua uscita ben quattro DLC che prendono il nome di Genroku Legends. Ciascuno di queste quattro storie inedite aggiunge nuovi personaggi giocabili, ciascuno con la propria arma che differisce dalle spade dei protagonisti. Ebbene, nonostante il gioco come già detto possa essere recuperato anche dopo la chiusura dello store digitale procurandosi la cartuccia di gioco, i quattro episodi aggiuntivi finiranno nell’oblio dei videogiochi, insieme a tutti quei contenuti scaricabili appartenenti a giochi che non hanno ricevuto un’edizione definitiva comprendente tutto il materiale bonus del gioco.

inFamous: Festival of Blood

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La saga creata da Sucker Punch (sviluppatori del recente Ghost of Tsushima) comprende tre titoli principali ai quali si affiancano due espansioni: la prima di esse, Festival of Blood, altro non è che un what if che si svolge nella stessa location del secondo episodio ma che vede Cole alle prese con nuovi poteri derivati dalla sua trasformazione in vampiro a seguito del morso di una creatura della notte. A differenza di First Light, il contenuto ispirato a Second Son che racconta il passato di uno dei personaggi secondari più interessanti del gioco, Festival of Blood non si pone gli stessi obiettivi narrativi, ma poneva l’accento sul gameplay che rivisitava quanto visto nei primi due inFamous aggiungendo elementi come il volo e la possibilità di rigenerare vita attraverso il vampirismo. Al di là delle recensioni positive della critica, Festival of Blood è stato anche il gioco digital-only che ha venduto più velocemente sul PlayStation Store, scalzato solo due anni dopo da Journey.

Tales From Space: About A Blob

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Prima che Drinkbox pubblicasse l’ottimo Severed ma soprattutto i due Guacamelee, lo studio canadese rilasciò due puzzle-platform ispirati alla fantascienza degli anni ’50 ed a film come The Blob: il secondo titolo di questa mini-serie, Mutant Blobs Attack, uscì inizialmente come esclusiva PS Vita e anche grazie alle release successive su altre piattaforme il gioco riuscì a farsi conoscere un po’ di più del suo predecessore. Invece About A Blob (questo il nome del primo episodio) ebbe sì un buon riscontro da parte della critica, ma la sua uscita circoscritta unicamente a PlayStation 3 ne limitò la diffusione e forse anche a causa della sua scarsa longevità non ci furono mai piani per portare il titolo al di fuori dell’allora ammiraglia di PlayStation, soprattutto considertando che Mutant Blob Attack (uscito l’anno successivo) migliorava il primo capitolo sotto ogni aspetto. Su una cosa però tutta la critica era concorde: l’art style del gioco era terribilmente “catchy”, qualcuno lo definì addirittura magnetico e indubbiamente questo stile grafico molto riconscibile e questa cura nell’estetica delle proprie produzioni sono stati tratti distintivi delle produzioni Drinkbox Studios. Inoltre, sempre parlando di giochi Drinkbox, probabilmente PlayStation Vita è la miglior console sulla quale potreste giocare a quella perla di Severed.

I giochi PlayStation

Per quanto questo paragrafo contraddica le premesse iniziali, dato che stiamo parlando di memoria storica del videogioco non posso non citare dei giochi presenti sullo store che costituiscono essi stessi la memoria storica del videogioco. Non parlo solo della compatibilità nativa di PlayStation 3 con tutti i giochi PS1 (e PS2 sui alcuni modelli di PS3 Fat) distribuiti su supporto ottico, ma e tre le console di Sony prese oggi in esame erano retrocompatibili con tutti i giochi della prima PlayStation distribuiti digitalmente. Chiaramente i giochi della prima PlayStation furono all’epoca distribuiti unicamente su supporto ottico, ma la loro rimozione unita alla mancanza di retrocompatibilità su PS4 e 5 e l’assenza di questi giochi anche su PlayStation Now rendono di fatto inaccessibili alcune vecchie glorie come Metal Gear Solid, Tekken 3, Silent Hill o The Legend of Dragoon a coloro che vorrebbero riscoprire o rivivere queste avventure.