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No More Heroes 3 Recensione

No More Heroes 3 di Suda. Ci risiamo.

SUDA 51 è uno di quei personaggi che, almeno una volta nella vita, dovresti incontrare di persona. Sia perché è un genio assoluto, e su questo dai, poco da discutere. Sia, e soprattutto, perché è matto come un cavallo, e pur col miglior traduttore del pianeta al tuo fianco non capiresti una dannata eva di tutte quelle cose apparentemente senza senso che il designer nipponico ti vomiterebbe addosso alla velocità della luce. Certo, quella sera in un becero locale di Los Angeles, nel mezzo di un E3 di quasi 10 anni fa, potreste essere entrambi vittime dei fumi dell’alcool: ma pur reggendoti a malapena sulle ginocchia, a fine serata torneresti a casa con la consapevolezza che, cascasse il modo, Suda 51 “si sposterebbe un po’ più in là” (cit.) senza cambiare di una virgola. Sia chiaro, l’obiettivo di questa intro amarcord non è sottolineare che chi vi scrive ha avuto la fortuna di sbloccare l’achievement “brindisi selvaggio con Goichi Suda”: piuttosto, quello di sottolineare che, alcune persone, l’essere fuori dagli schemi, sopra le righe o “troppo avanti” ce l’hanno scritto nel DNA. E possono passare anche dieci anni ma niente da fare: sono ancora lì, proprio come te le ricordavi, in uno stoicismo quasi anacronistico a cui beh, difficilmente non puoi voler bene. Ed è questo il caso di Suda 51, ovviamente, e ancor più di No More Heros 3, ultimo capitolo della saga di Travis Touchdown che, in un’era di 4K e GamePass, cloud e console introvabili, se ne sbatte meticolosamente i gioielli di famiglia e sbandiera ai quattro venti quel suo spirito pulp/arcade che profuma di eighties lontano un chilometro. Nel bene e nel male, questo ve lo anticipiamo da subito: ma chiunque abbia visitato Santa Destroy 11 anni fa sapeva benissimo a cosa, oggi, sarebbe andato incontro.

No More Heroes 3

Ci mancavano solo gli Alieni…

Tagliamo la testa al toro, dicendo da subito che No More Heroes 3 è quel prevedibile more of the same del secondo capitolo un po’ riveduto, un po’ riaggiustato e – al netto delle critiche ricevute nel 2010 – con una componente open world funzionante e funzionale come quella del primissimo episodio. Quindi sì, qualche piccola novità sparsa per lo scenario di gioco la incontrerete di sicuro, ma chiunque si aspettasse qualcosa di incredibilmente inedito da questo terzo capitolo, beh, diciamo che in testa non aveva proprio delle idee chiarissime. Sangue, follia e mutilazioni sono ancora una volta i pilastri di quest’avventura, che sigla nuove vette di epicità in termini narrativi. Lungi da noi scendere nei dettagli di una sceneggiatura che, in un sol colpo, percula metà cinema anni 80, l’MCU e il 90% dei vostri battle shonen preferiti: vi basti sapere che, ancor prima degli eventi narrati nel capitolo originale, un piccolo Alieno raggiunge la Terra e conosce un giovane, Damon Ricotello. Per la gioia di Spielberg, Damon non solo lo adotta, chiamandolo amorevolmente Fu, ma fa di tutto per rispedirlo al pianeta natale: immancabile, al momento dell’addio Fu promette che, da lì a 20 anni, sarebbe tornato a far visita all’amico, che tanto si era speso per aiutarlo.

E indovinate un po’: due decenni dopo Fu è di nuovo sul geoide, soltanto che ha un nuovo nome (qualcosa tipo Jess Baptiste VI), un nuovo lavoro – lo sterminatore di pianeti – e una decina di amici spaziali che, ironia della sorte, sono specializzati nell’ammazzare tre quarti degli esseri umani. Ovviamente, ad un passo dal tracollo non può che arrivare il nostro Travis, costretto a smembrare arti a destra e a manca per salire l’immancabile classifica dei Supereroi Galattici. E sali che sali, tra una decapitazione e un fendente laser, fino ad arrivare allo scontro con la versione cattiva di E.T.. Ve l’avevamo anticipato che, passa il tempo, ma Goichi Suda è sempre fuori come un balcone, vero?

No More Heroes 3

Laser fighting

La struttura di gioco di No More Heroes 3 ricalca pedissequamente lo schema ludico proposto da Suda nei primi due capitoli. Travis deve prendere parte a dei ranked match tra assassini, per accedere ai quali è tuttavia necessario soddisfare una serie di requisiti. Per fare a fettine i Supereroi Galattici sarà necessario darci dentro preventivamente con il grinding, girovagando nei confini dell’area di gioco tagliando la testa a obiettivi minori, portando a casa qualcosina dalle petulanti missioni secondarie e, più in generale, trovando il modo migliore per ammazzare il tempo – e non solo. Il tutto, lo saprete sicuramente, a proprio vantaggio, visto che migliore sarà il modo in cui investiremo il tempo libero, maggiori saranno i benefici in termini di equipaggiamento, stat e armi e denaro. Anche perché, è bene sottolinearlo, per quanto caciarona possa sembrare la ricetta di SUDA, in No more Heroes 3 non c’è spazio per il button mashing. L’hack’n’slash di Grasshopper Manufacture non sarà certo Dark Souls, ma questo non significa che andando in giro a cazzeggiare un paio d’ore facendovi belli sui cadaveri dei nemici minori sia sufficiente a scalare la famigerata classifica senza intoppi. Per non parlare di Fu, che ok “ullallà il signorino parla francese” ma quanto si tratta di droppare legnate non è secondo a nessuno.

In termini di combat schema, i rimandi ai fasti di Wii sono evidenti. Non a caso, è possibile giocare in modalità “Joycon staccati” e menare fendenti a destra e a manca effettuando ampi movimenti di braccia – così come sarà necessario ricaricare la Beam Katana con l’iconico movimento a… vabbè, avete capito. Per i più pigri è disponibile lo schema “standard”, che richiede la pressione di un trigger e l’inclinazione della leva destra al momento opportuno, ma è innegabile come il fascino dell’opzione Old School sia ai limiti dell’irresistibile. Ai colpi normali/caricati e ai fendenti si aggiungono poi le mosse speciali, che permettono di cimentarsi in pantagrueliche figure da wrestler che pagano dazio col famigerato tempo di cooldown. L’unica novità sostanziale in questa ricetta è l’Estasi, un indicatore a forma di “tigre rossa pixel art” che, una volta riempito, attiva una modalità ultra damage. Nulla di trascendentale, lo ribadiamo, ma che nelle sfide classificate più complesse, se usato con astuzia, può fare davvero la differenza.

E il motivo è presto detto: No More Heroes 3 è un gioco che sì non si prende mai sul serio, ma che ti prende pure seriamente a calci nelle gengive. Con calci molto forti e molto precisi, talvolta anche quando la ranked è un lontano obiettivo. Già nei combattimenti “preparatori” è necessario prendere dimestichezza con alcuni concetti base del combat schema: studiare i pattern offensivi, inanellare combo vincenti, pianificare mosse e contromosse tenendo a mente i tempi di cooldown e la necessità di ricaricare la spada Laser. Certo, la pratica renderà questi warm-up match sempre più prevedibili e, a tratti, tediosi, ma saranno necessari se si vuole sopravvivere almeno un minuto di fronte ad uno dei Supereroi Galattici: inutile dire che l’intero gameplay di No More Heroes 3 dia il meglio in queste sedi, con un inasprimento non trascurabile, ma comunque strepitoso, della curva di difficoltà – che, tenetelo a mente, potrà comunque essere limato opportunamente equipaggiando gli item più adatti per ciascuno scontro. Toh, in No More Heroes 3 c’è pure una componente pseudo tattica, l’avreste mai detto?

No More Heroes 3

Open Old World

I primi tasti dolenti della creatura di Suda arrivano dalla componente open world, più calibrata rispetto a quanto visto nel capitolo precedente ma non per questo esente da difetti anche evidenti. La presenza del fast travel, che permette di sfrecciare tra Santa Destroy e una delle qualsiasi altre quattro isole che la circondano, è un toccasana: da un lato perché, pur non essendo enorme, l’area di gioco ha dimensioni ragguardevoli, dall’altro perché quella che doveva essere la prima novità in termini di esplorazione, una moto futuristica dal nome impronunciabile, oscilla tra il terribile e l’agghiacciante. Ve ne accorgerete da soli al primo giro, quando un sistema di guida in perfetto stile Deadly Premonition vi farà tornare immediatamente sui vostri passi, rimandando l’esplorazione delle vare aree a data da destinarsi. Aree che, a propria volta, oscillano tra il desolato ed il deserto, laddove la densità di NPC rasenta lo zero quasi assoluto regalando un colpo d’occhio poco convincente. Impossibile, dunque, non notare una certa pigrizia sotto questa lente, che viene confermata da un sistema di side quest interessanti per la prima ora di gioco, reiterate poi all’inverosimile per l’intero playthrough fino a diventare stantie e noiose. Per carità, non mancano cose folli come scambiare t-shirt con gli alieni, raccogliere la spazzatura dalle paludi facendo delle german suplex agli alligatori, sturare tutti i cessi presenti (e sono molti) per salvare la partita, ma ritrovarsi per l’ennesima volta a tagliare l’erba del vicino, tanto per citare il più celebre degli evergreen, stufa molto prima del giro di boa. Poi certo, la tipologia di side quest non si esaurisce con questi compiti da Giovane Marmotta: ma sappiate che, alla lunga, la vostra pazienza finirà.


Dove i problemi però sono evidenti, e stavolta spiace dover usare un eufemismo sin troppo gentile, è nel comparto tecnologico. È bene chiarire da subito una cosa: i problemi di No More Heroes 3 non hanno nulla a che vedere con la direzione artistica, dove l’impronta autoriale di Goichi Suda si vede anche al buio e, al cui riguardo, non c’è nulla da dire se non che rimane ispiratissima ed azzeccata anche ad 11 anni di distanza. Scoppiettante, scorretto e autoreferenziale, lo stile di Suda 51 non si limita a bucare lo schermo, ma lo manda letteralmente in frantumi per catapultarci in un caleidoscopio a moto perpetuo dove tradizione arcade, pop culture e LSD creano un mix che preme costantemente sull’acceleratore – complice anche il carisma di Travis, ancora una volta sopra le righe come il proprio creatore.


Premesso questo, e confermata la bontà del character design per quanto riguarda i Supereroi Galattici, la lista delle “cose belle quando si guarda lo schermo” termina in largo anticipo. Tearing spesso evidente, popup che piovono ad un ritmo strepitoso, crolli di frame rate durante le fasi esplorative che rendono non i 60, ma i 30 fps un miraggio – anche se, a onor del vero, quando le spade si incrociano la refresh rimane stabile a sui 60. Nascondersi dietro al concetto di autorialità, in questo caso, sarebbe un po’ troppo: come già successo per Deadly Premonition 2 (un titolo con cui No More Heroes 3 condivide parecchi aspetti), la componente tecnica viene “schiacciata” dal peso della nomea stessa dell’opera di Suda, per un risultato complessivo che, non certo incolpevolmente, tutto è tranne che al passo coi tempi. Non è un dramma epocale, considerato che l’ultima avventura di Travis (complice un control schema ultra-reattivo) risulta ancora una volta giocabilissima: diciamo solo che, nel voler rimanere così ancorati ai fasti del lontano 2010, il rischio di pagar pegno sul versante tecnologico avrebbe meritato un’attenzione e una cura maggiori. Ma, da uno come Goichi Suda, più che normale aspettarsi mattate del genere…

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Alberto Destro

Alberto Destro

Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

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