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NiOh 2: Il Discepolo del Tengu | Recensione

Un mondo ampio, ulteriormente amplificato dal primo DLC annunciato tempo addietro dai ragazzi di Team Ninja. E’ questa la premessa sulla quale si basa Nioh 2: Il Discepolo del Tengu, espansione del già corposo titolo originale che aggiunge nuove missioni, una nuova tipologia di arma e soprattutto tanti nuovi modi per morire. Come alcuni tra voi avranno avuto modo di leggere nella recensione del gioco base (che trovate qui) ho trovato il secondo capitolo assai buono, seppur un po’ troppo attiguo alla strada intrapresa durante il primo episodio. Ottimo feeling, combattimenti impegnativi e divertenti ma un uso forse troppo esteso di meccaniche quasi identiche a quelle del primo gioco.

Nioh 2: Il Discepolo del Tengu ci trasporta indietro nel tempo, durante il periodo Heian, approssimativamente nel 1100. Il nostro personaggio verrà avvicinato da due figure storiche realmente esistite nel passato del Giappone: il generale Minamoto no Yoshitsune (samurai dell’omonimo clan Minamoto) ed il monaco/guerriero Saito Musashibo Benkei. Si tratta di due personaggi storici di grande rilievo per il periodo Heian: Minamoto no Yoshitsune è stato un grande samurai e combattente che morì tramite seppuku dopo una vita di battaglie. Saito Musashibo Benkei era noto in tenera età come Onikawa (bambino Oni) a causa dei suoi tratti decisamente poco delicati: la sua celebre “morte in piedi” , avvenuta al seguito di numerose ferite mentre attendeva immobile su un ponte (già morto da tempo) permise al suo signore di guadagnare il tempo necessario per riallineare le sue armate. Una lezione di storia interessante ma in parte inutile ai fini del gioco: i personaggi sono stati ovviamente romanzati e riadattati per il contesto decisamente più “fantasy” della serie Nioh.

Nioh 2: Il Discepolo del Tengu recensione

Com’è noto, il team di sviluppo segue con molta dedizione la filosofia del “squadra che vince non si cambia” e la storia, benché potenzialmente in grado di regalare molto in termini narrativi, viene lasciata in una posizione secondaria. Come nel primo capitolo della serie e nel secondo, in Nioh 2: Il Discepolo del Tengu a tirare i fili è il gameplay. Un’esperienza pensata per giocatori già stagionati e di livello alto (100+ consigliato per evitare di venir fatti a brandelli in pochi colpi) che hanno già terminato la campagna principale. Missioni interessanti e parecchio estese, alcune modifiche al gameplay precedentemente introdotto con migliorie per ridurre il grinding selvaggio, nuovi nemici ed una nuova tipologia di arma come detto in precedenza.

L’arma in questione è il Bo Composito, una versione divisa in sezioni (spesso citata in racconti fantasy, vista la sua estrema difficoltà di utilizzo in un reale combattimento) del classico bastone Bo da lotta. Le sezioni sono unite da una catena e la peculiare caratteristica di questo bastone permette un combattimento spettacolare che mescola l’arte della lotta con un bastone classico ed i movimenti vorticosi di un nunchaku. Inizialmente, soprattutto se si è abituati ad armi più classiche come la katana/katana doppia oppure armi da “brute force” come una pesante nodachi, ci si potrebbe sentire delusi dalle prestazioni del Bo composito. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: una volta potenziata a dovere, quest’arma si rivela assai versatile ed efficace sia in scontri ravvicinati che in scontri a media distanza.

Nioh 2: Il Discepolo del Tengu recensione

Non vanno dimenticati i nuovi nemici e le nuove boss battles inserite: granchi demoniaci e bestiacce di ogni sorta tenteranno di farci la pelle a suon di colpi. Le strategie da mettere in atto sono più o meno le stesse di sempre: tenere a bada il proprio Ki, utilizzare la Stamina in modo assennato e scegliere lo stile di combattimento più congeniale. De facto questa prima espansione conferma la direzione presa sia dal gioco base sia dal capitolo precedente. Chiamare Nioh “souslike” è in gran parte un errore: si tratta più di un mix tra le meccaniche hack-and-slash di Diablo (con tanto di oggetti ed equipaggiamento a profusione) e qualcosa preso dalla serie Souls.

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Simone Granata

Simone Granata

Circa 30 anni di passione videoludica, nata nell'infanzia per poi sfociare in interesse che sfiora il morboso. "Nintendese" madrelingua, ma odio vero per le tifoserie: la qualità innanzitutto. Pensate che i videogiochi siano cose per il tempo libero? Cose per le quali sprecare solo alcuni minuti della giornata? 異議あり!