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NieR: Automata – The End of the YoRHa Edition: La recensione di un porting Nintendo Switch incredibile

Parlare di NieR: Automata nell’Anno del Signore 2022, per certi versi, fa un po’ sorridere. Da un lato perché, ammettiamolo, stiamo parlando di uno dei titoli più apprezzati, stilisticamente impeccabili, con una giocabilità stellare (e chi più ne ha più ne metta) da almeno dieci anni a questa parte; dall’altro perché anche chi non capisce una proverbiale acca di videogiochi avrà visto 2B svariati miliardi di volte tra fan-art ammiccanti, cosplay più o meno audaci (e anche qui, chi più ne ha più ne metta). Che Yoko Taro fosse un tipo particolare, chiunque sia del settore lo sa sin troppo bene: del resto, per creare un capolavoro come NieR: Automata c’è poco da fare, devi essere genio ma anche – parecchio – folle. E il risultato finale, da cinque anni buoni a sta parte, parla abbondantemente da sé. 

Premesso questo, vi chiederete: perché scomodare sua maestà Yoko Taro e tornare, per l’ennesima volta, a parlare di quel capolavoro assoluto su cui tanto inchiostro virtuale è stato speso? Semplice: è finalmente disponibile, da pochi giorni, NieR: Automata – The End of the YoRHa Edition in versione Nintendo Switch: un porting atteso da una platea infinita di giocatori le cui aspettative, inutile dirlo, erano ragionevolmente stellari. E vi roviniamo subito il finale: se quello di oggi non è il miglior porting Switch apparso ad oggi sull’ibrida Nintendo beh, ci siamo andati drammaticamente vicini.

NieR: Automata è pazzesco, anche su Switch

Partiamo da una semplice premessa, per poi addentrarci nella disamina tecnica di questo attesissimo porting Switch. Non aspettatevi novità sensazionali da NieR: Automata – The End of the YoRHa Edition in termini prettamente contenutistici: oltre al gioco base, la versione Nintendo si limita ad includere il DLC 3C3C1D119440927, tre tipi di colosseo e tre nuovi completi (chiaramente per 2B, 9S e A2) ispirati a NieR: Replicant. Se chi vi scrive si sarebbe aspettato qualcosa di ben più in linea con la follia distintiva di Taro (qualcuno ha detto 2B “vestita” da principessa Peach?), da un titolo prezzato attorno ai 40€ – decisamente al di sotto della soglia psicologica standard – difficile pretendere altro rispetto a quanto effettivamente presente. Specie, e qui si fa interessante, quando la qualità raggiunge livelli così elevati.

NieR: Automata – The End of the YoRHa Edition impressiona da praticamente da subito, giusto il tempo di attendere il caricamento iniziale. Il respiro stilistico che contraddistingue l’opera Platinum Games permane immutato, in tutto lo splendore onirico del mood post-apocalittico dove la desolazione di un mondo riconsegnato alla natura convive con la minaccia delle bio-macchine. Ci si sente subito a casa, poco da fare, quasi il tempo trascorso dal nostro ultimo combattimento in compagnia di 2B non fosse mai passato: e sì, ammettiamo che come primo impatto non potevamo ambire ad altro. 

In termini strettamente tecnici, il porting targato Platinum Games è oggettivamente impressionante. Difficile pretendere da Yoko Taro e soci i tanto agognati 60 frame al secondo – l’hardware di Switch, per quanto più volte capace di stupire per la propria versatilità, difficilmente regge il paragone con le cugine da salotto. I 30 fps di NieR: Automata su Switch sono comunque stabili, granitici anche nelle situazioni più complesse tanto in modalità portatile quanto nella variante docked, e bastano più che abbondantemente a dare piena dignità al titolo – specie se giocato in portabilità, un’esperienza inedita (e qui lo schermo potenziato del modello OLED detta legge) che merita davvero di essere provata. Il titolo non performa male nella “vecchia” Switch, sia chiaro, e anzi: seppur con limiti tecnici impossibili da evitare, la dimensione portatile del titolo non solo è più profonda, ma persino giocabile, di quanto potessimo prevedere.

NieR Automata The End of YoRHa Edition

Poche novità, ma tante certezze…

Al netto di tempi di caricamento non sempre fulminei, ma comunque abbondantemente lontani dalla soglia del fastidio, i difetti – o forse è il caso di dire le rinunce – principali che abbiamo riscontrato in questa NieR: Automata – The End of the YoRHa Edition ricadono quasi esclusivamente nel perimetro dell’open world, dove occasionalmente si verifica un pop-up a tratti evidente degli elementi di scena e, più di frequente, un caricamento delle texture leggermente in ritardo rispetto a primari e nemici su schermo. Nulla che sia lontanamente capace di minare il sensazionale gameplay del titolo, è bene sottolinearlo: del resto, l’impegno profuso dal team di sviluppo per questo esordio in terra Nintendo si vede lontano un miglio, con un’attenzione ai dettagli maniacale e la chiara volontà di regalare un’esperienza quanto più comparabile possibile – frame rate a parte – a quelle delle console maggiori.

Sotto questa luce, la piccola di casa Nintendo gioca un’ottima partita: i vantaggi del modello OLED rispetto a quello tradizionale, come anticipato, sono chiaramente evidenti per chiunque preferisca la soluzione in portabilità; in docked, il compromesso 1080p e 30fps non mina comunque la maestosità del titolo, che riesce nuovamente a regalare un gameplay di altissima caratura (sappiamo tutti che Platinum Games è sinonimo di combat system d’eccellenza) pagando un dazio più che accettabile in termini di resa visiva. Anche il control schema di Switch si dimostra nel complesso pratico e funzionale, col rumble dei Joycon a sottolineare in modo deciso (tra le molte cose) i momenti salienti degli scontri.

Volendo parlare da vicino di NieR: Automata, difficilmente lo spazio di questa recensione basterebbe. Del suo incredibile combat system, di come esso si plasmi in modo diverso a seconda del personaggio controllato, di come riesca a fondersi in armonia con fasi esplorative ad altissimo tasso evocativo beh, sono tutti concetti sviscerati e affrontati già svariate volte nel corso dell’ultimo lustro. Del resto, difficile anche solo incontrare un giocatore, in questi giorni, che non abbia quantomeno provato NieR: Automata, prima di decidere se amarlo alla follia o abbandonarlo a sé stesso. 

E, almeno per chi vi scrive, difficile (se non impossibile) non innamorarsi di una narrazione sontuosa e potente, filtrata sotto le lenti di tre personaggi così affini, ma allo stesso tempo spiritualmente diversi. E sì, Yoko Taro potrà anche essere un pazzo che, per quanto ne sappiamo, va a dormire a orari folli indossando ancora la propria maschera: ma sulla sua abilità di creare universi, storie profonde in grado di scandagliare le più ancestrali emozioni umane, oggi su Switch come cinque anni or sono, c’è poco da discutere. Certo, qualche aggiunta “narrativa” (da intendersi come qualche nuova cut scene che approfondisse i punti più fitti dell’intricata lore di NieR: Automata) sarebbe stata gradita, in un’ottica d’espansione di un bacino d’utenza già comunque enorme. Ma stiamo davvero cercando il difetto con il lanternino, in uno di quei porting che, per parecchio tempo a venire, farà sicuramente parlare di sé.

NieR Automata – The End of the YoRHa Edition

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Alberto Destro

Alberto Destro

Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

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