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Mortal Kombat: l’evoluzione dei film tratti da videogiochi | Speciale

Una doverosa premessa sul nuovo film di Mortal Kombat: chi scrive queste righe non é mai stato un grande fan delle trasposizioni cinematografiche di videogiochi vari. Sarà per il fatto che, considerata anche la mia veneranda età, ho vissuto sulla mia pelle le tragiche esperienze del film Super Mario Bros ed altre “perle” scaturite dalla mente malefica di alcuni registi negli anni ’90-inizio 2000. Sarà che considero i videogiochi un tipo di entertainment completamente diverso dal cinema, con buona pace dei vari “cinema e videogiochi vanno a braccetto” ed i difensori degli (spesso deludenti) giochi-esperienze-cinematografiche. 

Poi, il 10 Novembre 1995, uscì nelle sale italiane qualcosa destinato a diventare un nuovo metro di valutazione per la definizione di “orrendo”. Firmato dal regista britannico Paul W. S. Anderson e distribuito da New Line Cinema, Mortal Kombat richiamò nelle sale cinematografiche un gran numero di appassionati del gioco originale (all’epoca già famoso) per poi seguire un percorso abbastanza comune: passare da “schifo” a “cult” proprio per la sua qualità scarsa in generale. Un film con trama presa di peso da un picchiaduro, attori non esattamente al loro meglio, costumi in stile carnevale ed una narrazione mediocre: la ricetta perfetta per creare qualcosa di talmente brutto da diventare bello, un film da rispolverare durante serate con amici per strappare risate nostalgiche.

Mortal Kombat

Molti anni sono passati da allora e, proprio in questi giorni, ci accingiamo a dare il “bentornato” ad un film che si rifà a questa storica serie di picchiaduro. Cos’è cambiato nel mondo? È cosa nota che il mercato videoludico sia ormai qualcosa di inarrestabile e di dimensioni economiche assai diverse rispetto alla metà degli anni ’90. Ai tempi era assai più difficile realizzare film a tema videogiochi, sia per limitazioni economiche che (soprattutto) tecnologiche. Gli effetti speciali, ora giunti a livelli impensabili, permettono di creare mondi interi senza l’ausilio di un singolo “prop” reale: basti pensare agli eccellenti filmati della serie World of Warcraft, in particolar modo gli ultimi usciti, per rendersi conto del balzo qualitativo. 

Film tratti da serie altamente “fantasy” o comunque con ampia necessità di effetti speciali potevano facilmente risultare dozzinali ed involontariamente ridicoli, contrariamente a quanto accadrebbe oggi con le tecnologie a disposizione. Se ai tempi Mortal Kombat risultava comunque “avveniristico” per certi versi, era assai difficile liberarlo dal feeling trash che lo contraddistingueva: Christopher Lambert nei panni di Raiden sembrava un cosplay fatto male, la versione italiana dell’attacco classico di Scorpion tradotto letteralmente con “Vieni qui!”, Kano rappresentato come una specie di stupido gangster e Goro che pareva un pupazzo dei Muppet.

Mortal Kombat

Tutte cose difficilmente immaginabili al giorno d’oggi, un mondo in cui i videogiochi muovono miliardi di dollari l’anno e sono diventati succulente occasioni per attori di primo piano, da Kenau Reeves a Mads Mikkelsen. Proprio come i videogames, i film tratti da questi ultimi si sono evoluti con il passare del tempo. Il primo segnale positivo (dopo altri disastri inenarrabili) è arrivato nel 2006 con il più che passabile Silent Hill, prodotto da TriStar Pictures e con attori del calibro di Sean Bean in prima linea.

Abbiamo visto passare sui nostri schermi Dead or Alive, Assassin’s Creed, World of Warcraft ed ora torna Mortal Kombat. Che abbiano imparato dagli errori del passato? Che abbiano capito (finalmente) il valore di opere cinematografiche ispirate ai videogiochi? Personalmente sarei ben felice di veder sparire le “versioni-film” di videogames. Ma si sa, il successo lo decreta la massa. Quindi “alla massa l’ardua sentenza”.