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MechWarrior 5: Mercenaries | Recensione

Per capire qualcosa di MechWarrior 5: Mercenaries, è necessario fare alcuni passi indietro per capire la genesi di questa serie più longeva di quanto si potrebbe pensare. Tanto per cominciare è bene ricordare che MechWarrior è una serie nata nel lontano 1989 con la release del primo gioco omonimo, portato persino in Giappone su Sharp X68000 e PC-98 con il nome di Battletech: Ubawareta Seihai. “Ma non si chiamava MechWarrior?” vi chiederete voi a questo punto, ma la domanda trova una risposta assai semplice: la serie di videogiochi è tratta da un celebre (ai tempi) gioco da tavolo chiamato appunto Battletech, nato nel 1984 e focalizzato su battaglie strategiche di robot in un lontano futuro che si svolgono su mappe cartacee ad esagoni. Da questo concept prende vita la serie di viedogiochi MechWarrior, che ha attraversato le ere videoludiche fino ad arrivare al capitolo che prendiamo oggi in esame. Una storia decisamente interessante, che arriva all’episodio forse più ambizioso.

MANI D’ACCIAIO

Anno 2108: la “velocità ultraluce” viene scoperta e messa in uso, permettendo all’umanità di esplorare lo spazio profondo in tempi brevi. Un’evoluzione di incredibili proporzioni, che espande in modo deciso le possibilità per la razza umana: lo spazio esplorato viene suddiviso in tre macro-sezioni chiamate Inner Sphere, Periphery e Deep Periphery. La parte interna, la Inner Sphere, è la più ricca ed abitata e viene contesa da cinque nazioni interstellari costantemente in guerra tra loro: il Commonwealth Lirico, i Soli Confederati, la Lega Draconis, la Confederazione di Capella e la Lega dei Mondi Liberi. Come si fa la guerra in un mondo futuristico? Ovviamente con giganteschi robot. Ma questi mezzi di distruzione sono molto costosi da costruire e da mantenere: ecco perché le nazioni galattiche delegano i loro scontri a combattenti prezzolati, mercenari pagati assai bene per i loro servigi e che riescono a mantenere in operatività i loro robot grazie alle generose elargizioni dei committenti. Nei panni del mercenario Mason, pilota di mech da guerra, ci ritroveremo nel mezzo di una torbida vicenda di tradimenti e vendetta. Il padre di Mason, Nikolai, è stato ucciso durante l’azione offensiva della sconosciuta unità di mercenari Black Inferno. Mason, armato di robottone e desiderio di vendetta, si lancia in una grande avventura alla ricerca degli assassini del padre.

MechWarrior 5: Mercenaries

Se c’è una cosa che MechWarrior 5: Mercenaries propone in modo poco convincente, è proprio la storia. I personaggi sono insipidi, il contesto (seppur interessantissimo sulla carta) viene mal presentato ed in generale la narrativa è di scarsa qualità. Fortunatamente stiamo parlando del primo titolo della serie (dopo molti anni) focalizzato sul single player, associato ad un combat system particolare che funziona molto bene una volta padroneggiato a dovere.

Il gioco propone un gran numero di opzioni e customizzazioni, rendendo la gestione del proprio robot e del proprio equipaggiamento una delle attività principali alle quali dedicare il proprio tempo tra le missioni di combattimento. Gestire tutto questo richiede fondi e materiali: i vari “contratti” prevedono specifici requisiti o obiettivi da completare, con un succulento premio finale in denaro e cambiamenti nella reputazione del gruppo di mercenari nei confronti delle varie fazioni. Incrementare la propria rispettabilità verso questa o quella nazione galattica si tradurrà in sconti di materiali ed equipaggiamento. Tutti preparativi, tutta customizzazione verso il reale focus di MechWarrior 5: Mercenaries: i combattimenti sul campo.

IL GIGANTE DI FERRO

La prima cosa che salta all’occhio quando si prende (virtualmente) tra le mani il sistema di controllo del mech che andremo a pilotare in battaglia è certamente il sistema di controllo. Inizialmente difficile da padroneggiare, si rivela una delle scelte più interessanti messe in campo da team di sviluppo: rendere il robot “legnoso” da controllare ed inserire features appositamente simili a quelle applicate ai giochi di guida è un’ottima idea. Non dimentichiamoci infatti che saremmo un essere umano all’interno di un robot da combattimento. Guidare il mech è un’arte da apprendere a dovere: accelerare porta il robot ad avanzare e potremo ruotare il torso in modo indipendente così da guardarci attorno mentre avanziamo automaticamente fino a quando impartiremo il comando opposto. Fermarsi implica un piccolo tempo d’azione, necessario a “frenare”.

MechWarrior 5: Mercenaries

Movimenti volutamente legnosi (insieme al passaggio da terza persona a cockpit) che fanno il paio con i comandi di battaglia: sparare con armi balistiche implica danni considerevoli inferti ai nemici, tempo di ricarica più lungo ma basso surriscaldamento. Le armi ad energia invece causano un innalzamento più considerevole della temperatura, con il rischio di sovraccarico nel bel mezzo della battaglia.

Già dalle fasi tutorial viene insegnata l’importanza del tenere sotto controllo tutti i parametri del robot: surriscaldamento, velocità, cooldown dei colpi e danni subiti su varie zone del corpo metallico. Regole importanti per difesa, quanto per offesa: puntare a determinate zone/arti dei mech nemici è la chiave per ottenere vittorie in modo più semplice, soprattutto se si riesce nell’ardua impresa di colpire e distruggere la cabina di pilotaggio del robot nemico, causando la morte del pilota umano. MechWarrior 5: Mercenaries svolge egregiamente il suo compito di action/shooter a missioni, pur facendo trapelare un certo senso di ripetitività in fasi avanzate del gioco. Missioni di vario tipo sono quindi a disposizione, ma non riescono sempre ad evitare l’arrivo di una certa noia dovuta ad un gameplay non propriamente stratificato. In definitiva MechWarrior 5: Mercenaries si comporta più che bene, nonostante i grossi problemi tecnici (bug di vario tipo) riscontrati al lancio ufficiale avvenuto nel 2019. Oggi il gioco risulta solido e divertente, pur con alcuni punti deboli non trascurabili del tutto.