Tencent ha risposto alle accuse di Sony nella causa legale sul presunto plagio di Horizon da parte del titolo Light of Motiram, affermando che la “notorietà” di un personaggio non è sufficiente per stabilire un diritto di marchio. La replica arriva dopo che Sony aveva definito il gioco di Tencent un “blatant knock-off” della sua saga di successo, avviando un’azione legale per violazione di copyright e trademark e richiedendo un’ingiunzione.
Nel suo documento di difesa, Tencent Holdings contesta in primo luogo la giurisdizione del tribunale statunitense, sostenendo che non vi sia alcun legame diretto tra la holding e le operazioni legate a Light of Motiram negli USA. La compagnia ha chiarito che la registrazione del marchio è avvenuta solo per motivi amministrativi, e che né Tencent Holdings né i suoi dipendenti hanno partecipato alla promozione del gioco oltreoceano.
Come riportato da Insider Gaming, il cuore della controversia riguarda però la figura di Aloy, protagonista di Horizon Zero Dawn e Horizon Forbidden West. Sony sostiene che il personaggio costituisca un marchio riconoscibile, usato commercialmente come segno distintivo del franchise. Tencent ha rigettato questa interpretazione, affermando che Sony non ha descritto con precisione cosa definisca il “marchio Aloy”, limitandosi a dichiarare che il pubblico dei videogiocatori “riconosce” il personaggio. Secondo Tencent, tale riconoscimento non è sufficiente: “La fama non crea un marchio; per esserlo, deve fungere da identificatore della fonte di un bene o servizio.”
La difesa prosegue sottolineando che Aloy è semplicemente un personaggio giocabile, e che la sua presenza non funge da segno distintivo più di quanto lo facciano altri elementi di Horizon, come “gli animali robotici” o “il mondo post-apocalittico”. In altre parole, il successo di un personaggio non implica automaticamente una tutela legale di tipo commerciale.
Sony ha già replicato a questa linea di difesa, accusando Tencent di “nascondersi dietro le proprie controllate” per evitare la responsabilità diretta. L’azienda giapponese sostiene infatti che Tencent pubblicizzi e contabilizzi i propri giochi sotto un unico marchio, senza distinguere chiaramente tra le sue varie sussidiarie operative.
La disputa tra Sony e Tencent apre così un nuovo fronte nel delicato equilibrio tra proprietà intellettuale e ispirazione creativa nell’industria videoludica. Se il tribunale dovesse accogliere l’argomento di Tencent, potrebbe emergere un precedente importante: la semplice popolarità di un personaggio, anche iconico come Aloy, non basta a renderlo un marchio tutelabile sul piano legale.
