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Life is Strange: True Colors Recensione

Life is Strange è un nome ormai altisonante, un titolo con cui è impossibile mettersi a confronto senza fare passi falsi. La brillante storia di Max fu una sorpresa alla sua data di pubblicazione nel 2015, con i suoi toni da teen drama e l’inaspettata capacità di introdurci in un vortice di eventi sempre più convulso, emozionante e determinato dalle scelte del giocatore. Dopo un seguito poco brillante, nel 2017 Deck Nine prese le redini per il non facile prequel Life Is Strange: Before the Storm, ambientato tre anni prima del titolo originale con protagonista Chloe, la migliore amica di Max. Dopo aver dimostrato di saper gestire piuttosto bene nuove storie con protagonisti eccezionali, lo studio statiunitense torna quindi all’opera in questo Life is Strange: True Colors per tentare di stupirci e appassionarci di nuovo. Ci sarà riuscito? Accompagnateci in questa recensione per scoprirlo!

Il vero colore delle persone

Life is Strange: True Colors, in cui Haven Springs è la nuova casa di Alex Chen.


La premessa narrativa di Life is Strange: True Colors è semplice ed efficace: Alex Chen è la nostra protagonista, una ragazza ventunenne indecisa e timorosa, spaventata dai legami con gli altri, terrorizzata dai giudizi e dal mondo che la circonda. Se questa condizione sembra comune a ben più di un’adolescente, su Alex pesa in più il ricordo di un passato drammatico ed il continuo rimbalzo da una casa-famiglia all’altra. Dopo anni, suo fratello Gabe Chen riesce a rintracciarla e la invita da lui ad Haven Springs, una cittadina tra le montagne del Colorado in cui è riuscito a mettere radici, col desiderio di regalarle una nuova, vera famiglia ed un minimo di stabilità. Alex accetta e ben presto si ritrova a fare la conoscenza dei principali membri della comunità di Haven, tra cui troviamo Steph (già vista in precedenza in Before the Storm) e la famiglia del fratello, con la sua compagna Charlotte ed il figlioletto di lei Ethan. Alex ha ben più di un motivo per cui non fidarsi del mondo: nasconde fin da piccola il potere di percepire le emozioni altrui, al punto tale di poterne essere condizionata qualora si dimostrino troppo intense. Tuttavia la comunità di Haven è abbastanza unita da dimostrarle di potersi aprire, almeno fino all’arrivo dell’improvvisa e tragica morte di Gabe. Le circostanze in cui l’evento si manifesta convincono Alex a non considerarlo un semplice incidente, e così la ragazza si trova ad indagare sul fratello con tutta sè stessa, potendo decidere di usare il proprio potere per scoprire qualcosa sulle losche attività della Typhon – corporazione che trama alle spalle di Haven nel tentativo di sfruttare le miniere di Uranio della zona.

Haven Springs, una città che sa di casa

Ritroviamo Steph in Life is Strange: True Colors, già vista nello spin off Before the Storm.


Life is Strange: True Colors è un’avventura grafica che non si discosta dalla strada già tracciata dai predecessori, prestandosi a fasi esplorative e narrative che si alternano con un buon ritmo. Nella cittadina di Haven Springs possiamo muoverci ed esplorare liberamente i luoghi ed i punti di interesse, scegliendo su cosa concentrarci: è utile leggere i messaggi sul cellulare o nei social network di Haven Springs per avere un’idea più chiara sugli abitanti e sulle loro relazioni, e leggere il diario che Alex aggiorna di tanto in tanto per capire come la protagonista osserva il mondo ed i suoi abitanti. Abbiamo anche la possibilità di cercare oggetti da osservare e con cui interagire, che ci racconteranno molto della storia del luogo. Ma, sopra ogni cosa, possiamo dialogare con gli abitanti della cittadina per conoscerli, approfondirli ed esplorare i loro cuori. I poteri della ragazza si manifestano a schermo con la pressione del tasto destro del mouse mostrandoci emozioni sotto forma di auree di energia colorata che circondano persone ed oggetti: Alex è in grado di visualizzarle, approfondirle fino a leggere i pensieri ed i ricordi che li riguardano; tuttavia facendolo rischia di amplificarne la portata in positivo od in negativo, fino anche ad arrivare a risvolti tragici per i comprimari. Come se le conseguenze del potere da sole non bastassero, Alex si renderà anche conto di poter venire pericolosamente influenzata dalle “letture” effettuate sugli abitanti di Haven, rischiando di diventare violenta o triste in situazioni improvvise, una bomba ad orologeria ricolma di emozioni pronte ad esplodere all’improvviso.
E’ quindi compito del giocatore colmare la misura a piccole dosi, guardandosi attorno per svelare con calma i segreti celati nell’animo degli abitanti di Haven Springs. Ognuno di loro è ricolmo di umanità e di sfumature diverse, ognuno permette alla storia di indugiare con calma sulle emozioni, esplorandone le tinte. Il potere empatico di Alex è meno appariscente di quello di Max a confronto col primo Life is Strange, ma comunque funzionale alla trama che assume sempre le caratteristiche tinte da teen drama.
La nostra volontà di voler sondare ed eventualmente aiutare i personaggi in difficoltà tramite dialoghi a scelta multipla permette alla storia di aprirsi a diverse diramazioni che, pur non essendo fondamentali, sono in grado di influenzare il percorso narrativo di Alex. Inoltre la nostra eroina viene plasmata caratterialmente da queste scelte, che poco a poco andranno a contribuire al suo percorso di formazione: il gioco evita appositamente di soffermarsi esclusivamente sul lutto di Gabe, nonostante l’impatto traumatico dell’evento sulla sorella e su tutti i conoscenti. Piuttosto, Life is Strange: True Colors preferisce spostarsi verso molte altre tematiche senza suonare forzato e irrealistico, costruendo scene di pacata quotidianità che sembrano vere, dove il fulcro delle trame non sono i poteri della nostra controparte ma la costruzione dei personaggi ed il modo con cui abbiamo a che fare con loro anche in relazione a quello che sappiamo sul passato della protagonista.
Per quanto non centrali, i poteri di Alex coinvolgono profondamente ed emotivamente il giocatore con un fiume in piena di informazioni e colori che ne rappresentano l’appartenenza. Ci sono emozioni di superficie che è possibile leggere come se ci trovassimo a leggere la mente del suo possessore, ed emozioni così potenti che ci permettono di “entrare” nella psiche e vedere attraverso gli occhi della persona interessata fino a risalire alla fonte del trauma che le ha causate, permettendo alla protagonista di comprendere di più ed aiutare – attraverso i dialoghi – il suo prossimo. In rarissimi casi è persino possibile assorbire l’emozione che sta pervadendo la persona, col rischio che però strabordi ed Alex ne perda il controllo, trovandosi dominata da essa: capire cosa fare non è sempre facile ed ogni nostra azione comporta un certo grado di pericolo. Ad esempio Alex può trovarsi vicino ad una grande fonte di rabbia e se non trova modo di controllarsi, potrebbe letteralmente “vedere rosso”, assorbendo quell’emozione e scatenandosi a pugni contro un malcapitato a caso. C’è da fare un plauso agli sviluppatori per come sono state sviluppate e visualizzate queste situazioni: un giocatore molto empatico potrebbe facilmente ritrovarsi nelle reazioni di Alex, che per colpa del suo dono è affetta da diversi disturbi dello stato emotivo.
Nel capitolo 3 comunque avremo una piccola sorpresa: in Haven Springs sembra che il Larp (gioco di ruolo dal vivo) vada forte, e le meccaniche pensate per questo momento cambieranno radicalmente anche quelle dell’avventura a posteriori, lanciandoci di faccia verso gli ultimi due capitoli, che hanno una narrazione ed un ritmo più serrato.
Il diagramma delle scelte finali dopo ogni capitolo è denso di eventi e premia chi esplora, chi curiosa in ogni angolo della cittagina di True Colors cercando con calma ogni dettaglio e leggendo ogni volantino.
In ultimo, Life is Strange: True Colors è disseminato di una miriade di piccole attività opzionali – come la possibilità di cambiarsi d’abito, i cabinati con cui divertirsi, i dischi da ascoltare – che potrebbero sembrare un mero riempitivo. In realtà non c’è da sottovalutare questi mini-giochi, che possono anche condurre a lunghi dialoghi che premieranno con la fiducia di uno dei comprimari, contribuendo allo sviluppo di uno dei diversi finali previsti.

Un balzo in avanti rispetto agli altri Life is Strange

La performance capture ha permesso di raggiungere vette molto elevate nelle animazioni facciali.


Life is Strange: True Colors è un prodotto graficamente ben confezionato, in cui si nota il balzo tecnico compiuto dal team di sviluppo a proposito di modellazione dei personaggi e costruzione degli scenari. Per quanto riguarda i primi, grazie ad un complesso lavoro di performance capture le animazioni dei volti sono state rese espressive e realistiche. Possiamo osservare rughe d’espressione e di stanchezza su ogni viso e vederle adattarsi all’intensità degli sguardi dei personaggi. Non tutte le animazioni del resto del corpo sono allo stesso livello di dettaglio, risultando un po’ più gommose, ma rendono comunque bene, e ben presto i difetti passano in secondo piano grazie ad una regia intelligente che riesce a gestire bene le inquadrature e dove concentrare l’occhio del giocatore, od il flusso del suo interesse. Per quanto riguarda gli ambienti invece, gli scorci meravigliosi di Haven Springs si alternano a luoghi chiusi dettagliati e ben strutturati, pieni di oggetti interessanti da osservare (anche se ahimè il fogliame non passa inosservato, in una città traboccante di fiori e alberi). Alle diverse zone è stato dato un carattere tangibile, dal momento che il gioco si concede tanto tempo per le interazioni ambientali e secondarie. La colonna sonora di Life is Strange: True Colors, pilastro portante dei titoli passati, qui torna più densa che mai: tutte le tracce sono ben integrate alle diverse situazioni, che siano i momenti in cui Alex si prende un attimo per riflettere o momenti di trama più tragici, concitati o rilassati. Inoltre riescono in buona parte a lasciare il segno, facendo conservare al giocatore la voglia di riascoltarle ancora ed ancora. Sempre parlando di sonoro, sono ineccepibili le performance vocali degli attori, che si allineano perfettamente alla varietà di emozioni trasmesse dai volti e finalmente, rispetto al titolo originale, possono vantare una perfetta corrispondenza al labiale.
Life is Strange: True Colors è un titolo con connotati thriller che dura all’incirca 10 ore, con due epiloghi effettivi tra cui scegliere negli attimi finali. Sono però sei le combinazioni possibili nell’ultimo atto, plasmate dalle scelte compiute e dai legami creati nel corso del viaggio di Alex, che determineranno il destino di molti dei comprimari conosciuti.
Il titolo risponde bene su PC, anche su postazioni un po’ datate, posto che abbiate aggiornato i driver della scheda grafica all’ultima versione disponibile. Nelle impostazioni si trovano molte opzioni di regolazione che vanno impostate manualmente (nel nostro caso tra resa “molto alta” e resa “cinematografica”) per ottenere il meglio dal gioco, specialmente su PC di fascia alta. Il frame rate si è mantenuto stabile per tutto il tempo senza intoppi, e non abbiamo riscontrato bug o altri errori.
Life is Strange: True Colors è completamente tradotto in italiano per quanto riguarda testi e sottotitoli, mentre le voci sono in inglese. Il titolo permette la regolazione della grandezza dei sottotitoli e l’impostazione di uno sfondo scuro che permette una migliore lettura, oltre a varie opzioni per sottolineare la presenza degli oggetti di interesse e per quanti abbiano problemi di daltonia o percezione dei colori.

Versione testata: PC
Piattaforme: PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Google Stadia, PC

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Erika Berselli

Erika Berselli

Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.

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