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Kao the Kangaroo – Recensione

Vi ricordate Kao the Kangaroo? Se siete sopra i trenta probabilmente all’interno di qualche vostro cassetto sconfinato nelle profondità della memoria salterà fuori anche l’immagine di un canguro coi guantoni da boxe che saltella alla ricerca di monetine in un coloratissimo mondo a bassa definizione. Realizzato oltre vent’anni fa dalla polacca Tate Multimedia, Kao the Kangaroo torna con un remake per le console di attuale generazione tentando di rilanciare una serie caduta nel dimenticatoio. Si sarà rivelata una scelta vincente?

Kao the Kangaroo e la guerra delle mascotte

Kao the Kangaroo

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, le software house si sfidavano a suon di mascotte per cercare di spodestare Super Mario dal trono dei platform in 3D. Mentre Sonic seguiva il destino nefasto delle console Sega, PlayStation sfornò una serie di platform di successo tali da arrivare a primeggiare con il capolavoro Super Mario 64. Primo su tutti fu Crash Bandicoot a sbaragliare la concorrenza, creatura prima della stessa Naughty Dog destinata poi a segnare la storia delle console Sony a venire. Altri provarono a replicare lo stesso successo del peramele, finendo però più o meno tutti per fallire, chi più e chi meno clamorosamente. Fra questi, la polacca Tate Multimedia riuscì a ritagliarsi un piccolo spazio fra le miriadi di cloni di Mario e Crash con il suo Kao the Kangaroo, un platform di tutt’altra caratura rispetto ai suoi cugini, capace però di divertire grandi e piccini con la sua semplicità.

Nonostante ciò, la serie Kao the Kangaroo ebbe vita breve, sparendo letteralmente dai radar dopo una manciata di sequel. A distanza di una ventina d’anni, Tate Multimedia estrae dal cilindro un remake del tutto inaspettato, ma che ha suscitato la curiosità di molti, nostalgici e non. Visti anche i recenti successi dei revival di Crash Bandicoot, Spyro e compagnia bella era logico aspettarsi qualcosa anche da questo ritorno. Kao the Kangaroo, quello nuovo, conserva molto del suo spirito classico, un platform fondamentalmente semplice ed intuitivo rivolto anche e soprattutto ad un pubblico di giovanissimi. Dopo aver ottenuto i guantoni magici un tempo appartenuti al padre, Kao partirà alla ricerca di sua sorella e dello stesso padre, apparentemente spariti nel nulla.

Salto sono un canguro

Cutscene

Prendendo spunto sia dalla trilogia di Spyro the Dragon che dalla serie di Banjo-Kazooie, il mondo di Kao the Kangaroo si struttura in mondi-hub centrali dai quali è possibile sbloccare portali che conducono ai diversi livelli del gioco, previa la raccolta di un certo quantitativo di rune. Il gameplay di Kao the Kangaroo ruota attorno alla sua abilità nel saper sferrare potenti cazzotti grazie ai guantoni magici del padre. Rispetto ad un approccio “salta e schiva” alla maniera di Crash Bandicoot, Kao the Kangaroo predilige invece uno stile di gioco maggiormente incentrato sul combattimento, seppur le azioni a disposizione siano piuttosto limitate e i nemici poco agguerriti.

Le limitazioni di Kao the Kangaroo si estendono anche al level design, fin troppo basilare e poco ispirato rispetto alla mole di platform usciti nell’ultimo periodo. Non vi aspettate quindi enigmi o percorsi con trappole mortali, Kao the Kangaroo offre un’esperienza di gioco ben più rilassata seppur comunque divertente. Una buona dose di sfida è garantita invece dalla ricerca dei numerosissimi collezionabili sparsi in tutti livelli, dalle già sopracitate rune, fino ai diamanti e alle lettere “K”, “A” e “O” nascoste in ciascuno stage, una sorta di citazione alla storica serie di Donkey Kong sviluppata da Rare.

KO tecnico

platform

Atmosfere cartoonesche ed ambientazioni coloratissime sono certamente una manna sia per i nostalgici dell’epoca d’oro della PlayStation 1, sia per i giovanissimi che scoprono per la prima volta le avventure del canguro boxeur. Lo stupore iniziale però passa in poco tempo quando iniziano ed emergere i molteplici problemi e bug che affliggono il titolo di Tate Multimedia. Si sa, il budget non è necessariamente tutto, ma in Kao the Kangaroo traspare un’approssimazione generale che sfocia in frequenti casi di bug grafici e sonori, glitch, crash (e non parliamo del Bandicoot), fastidiose compenetrazioni poligonali, telecamera impazzita ed altri fenomeni che mineranno la vostra esperienza di gioco.

Nonostante lo sforzo da parte di Tate Multimedia di confezionare un titolo che possa quantomeno regalare qualche momento di gioia dal doppiaggio inglese azzeccato fino alle divertenti cutscene che vi narreranno la storia del giovane canguro, è proprio il caso di dire che la fretta non è mai buona consigliera. Kao the Kangaroo è un titolo incompleto, con troppe sbavature, che avrebbe necessitato di una gestazione maggiore per essere considerato all’altezza di altre produzioni dello stesso genere.

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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