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Iron Harvest | Recensione

Iron Harvest è un gioco che riporta sotto i riflettori il modello RTS di Relic, quella di Dawn of War e Company of Heroes, sfruttando lo spettacolare mondo dieselpunk di Schyte, altro celebre tabletop game, coadiuvato dall’immenso talento artistico di Jakub Różalski. Il lavoro di King Art è un affascinante affresco su l’ucronia di una prima guerra mondiale in cui il progresso tecnologico è andato avanti più del dovuto, dove i mech scendono in battaglia al fianco della fanteria, combattendo negli scheletri di quelle che un tempo erano città. Basterà tutto questo a far tornare i riflettori puntati sul genere RTS? Scopritelo nella nostra recensione.

Iron Harvest recensione

Iron Harvest è ambientato in un 1920 alternativo dove le invenzioni di Nikola Tesla hanno portato ad un progresso scientifico senza pari, e questo per i grandi imperi dell’Europa centrale vuol dire solo una cosa: supremazia militare per chiunque sia in grado di accaparrarsi. Dopo una sanguinosissima guerra, Sassonia, Polania e l’impero Rusviet siglano una fragile pace, che porta inevitabilmente ad una logorante guerra fredda tra gli stati. Nel corso della campagna di Iron Harvest faremo la conoscenza di alcuni tra i più grandi eroi delle tre nazioni, accompagnandoli nelle loro battaglie e scoprendo di più legami e tradimenti che li legano. La storia della campagna single player si snoda attraverso una serie di missioni di qualità altalenante, raccontandoci una guerra inizialmente in modo molto lineare e dal grande sapore di già visto, per poi virare bruscamente sulla fantapolitica, in un intreccio di storie e macchinazioni segrete che ci ha davvero affascinato. Se quindi la trama riesce a reggere alla perfezione, non si può dire lo stesso delle missioni. Queste si alternano a momenti di grandissimo impatto, come assedi o invasioni, ad altre decisamente meno interessanti e per certi versi, davvero fuori luogo. Giocare una missione stealth con una singola unità, in un contesto come quello di Iron Harvest in cui non è presente neanche la linea di visuale è stata una scelta davvero poco felice, così come quella di inserire altre missioni con punti di controllo o altri obiettivi classici del genere. Nulla di nuovo insomma, con un titolo RTS che non riesce ad andare oltre il compito a casa.

Iron Harvest recensione

Le meccaniche del gioco ad un occhio allenato gridano Relic da ogni poro. Tutto, dall’economia al sistema di coperture, è praticamente mutuato da Company of Heroes e Dawn of War 2, con tutti i pregi e i difetti del caso. Le risorse vengono acquisite tramite la conquista di punti fissi nella mappa, che ne genereranno un quantitativo fisso durante la partita; la base ha praticamente zero opzioni di costruzione libera, impedendovi così di poter creare il vostro campo base così come volete. Per quanto riguarda i combattimenti invece, il sistema di coperture è ovviamente il punto focale di tutte le battaglie, identico a quello di CoH ma che si cuce comunque alla perfezione su Iron Harvest. L’intero sistema ovviamente fa suo il classico carta-sasso-forbice, con i tipi di unità che sono specializzate nell’eliminazione di specifiche tipologie di truppe, con le loro abilità speciali. Le truppe di fanteria sono praticamente identiche per tutte e tre le fazioni giocabili e sono utili principalmente per la conquista veloce di punti o per fiaccare il nemico ai lati; nel momento esatto in cui compaiono i mech, queste diventano praticamente inutili. I mech sono ovviamente la parte principale e più affascinante dell’intero sistema di Iron Harvest. Questi enormi robottoni, specifici per ogni fazione, sono in grado di fare a pezzi interi reggimenti di soldati, distruggere palazzi e radere al suolo bunker e coperture. Vederli in azione è uno spettacolo senza precedenti e gli scontri tra di loro sono qualcosa che da solo vale l’intero prezzo del gioco. Cercare di renderli inoffensivi sarà il fulcro della vostra partita appena questi mostri di metallo compariranno sul campo di battaglia, ed è impressionante come la loro presenza riesca a mutare radicalmente le sorti di una battaglia. E’ un vero peccato che i mech non abbiano un sistema di danni localizzato, dove il nemico poteva puntare a distruggere solo le armi ad esempio, o le gambe per renderlo immobile, ma a conti fatti, è comunque davvero incredibile il lavoro messo in piedi da King Art.

Iron Harvest recensione

Tra i difetti principali del gioco, ci troviamo a menzionare l’imbarazzante IA delle truppe, che mostra dei problemi di pathfinding davvero spiacevoli da vedere in un titolo del genere, con i mech  che a volte non riescono a superare ostacoli davvero ridicoli per un mostro di metallo del genere. Per quanto riguarda le mappe, nulla da ridire, anzi. Iron Harvest ha un eccellente map design, con ambientazioni urbane e forestali che dipingono un’Europa centrale devastata ma affascinante, con mappe che riescono a garantire una buona varietà di ostacoli. Peccato che queste siano presenti in numero davvero esiguo, soprattutto per quanto riguarda il multiplayer online, per ora relegato alle schermaglie online, 2v2 e 3v3. Per quanto riguarda poi il bilanciamento delle fazioni, abbiamo trovato tutte e tre le forze decisamente equilibrate, con i loro pregi e i loro difetti, cosa non semplicissima da ottenere in titoli del genere.

Dal punto di vista visivo però, Iron Harvest non ha rivali. Sia tecnicamente che artisticamente il lavoro di King Art è eccellente e più volte ci siamo persi nella miriade di effetti e nella bellezza dei modelli, lasciando andare le nostre truppe allo sfacelo perché incantati dalla bellezza del paesaggio. Incredibile anche la colonna sonora e il comparto audio, che vi immergeranno nel conflitto alla perfezione.

Versione testata: PC

Versioni disponibili: PC

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