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Recensione | Warhammer 40.000: Dawn of War III

Per un appassionato di RTS, uno dei colpi al cuore più duri fu il fallimento di THQ, storica casa ora risorta più o meno dalle ceneri, che aveva visto crescere tra le sue amorevoli braccia uno studio del calibro di Relic Entertainment. Questi signori decisero di passare alla storia con due degli RTS maggior mente riusciti e competitivi di questi ultimi anni, Company of Heroes e Warhammer 40.000: Dawn of War. Quest’ultimo soprattutto portava con se alcune idee innovative che vennero riprese successivamente da tanti altri titoli simili, come la gestione delle squadre e la raccolta di risorse tramite punti di controllo, stravolgendo di fatto un genere. Dopo l’uscita del secondo amato/odiato capitolo, in molti temevano che con l’addio di THQ il franchise di Dawn of War sarebbe caduto nell’oblio, lasciando orfani migliaia di giocatori del capitolo che meritavano. Tutto questo fino all’intromissione di SEGA che, con lungimiranza, ha capito le potenzialità del marchio Games Workshop (si veda l’eccezionale Total War Warhammer) e ha annunciato al mondo l’uscita di Dawn of War III. Ci abbiamo giocato per giorni, imperversando lungo i campi di battaglia del 40.000mo millennio e siamo finalmente pronti a dire la nostra. Dawn of War III è finalmente lo strategico che ci meritavamo?

Nella tetra oscurità del lontano futuro…

Dawn of War III inizia esattamente dopo le vicende dell’ultima espansione di Dawn of War II, Retribution, con Gabriel Angelos, maestro capitolare dei Corvi Sanguinari che cerca di redimere l’onore del suo capitolo di Space Marine, i più forti guerrieri dell’umanità, dall’onta della contaminazione demoniaca. Per questo si rimette agli ordini di un inquisitore imperiale per difendere il pianeta Cyprus, patria dei cavalieri imperiali, dall’assalto dell’ennesima Waaaaaagh degli Orki, i temutissimi alieni verdi che bramano la guerra più di ogni cosa. Quella che però sembra l’ennesima difesa planetaria diventerà ben presto una ricerca molto più inquietante con l’arrivo sul pianeta dei misteriosi Eldar, gli antichissimi alieni che un tempo dominavano le galassie, guidati dalla veggente Macha, una vecchia conoscente di Gabriel Angelos. Il loro arrivo coinciderà con l’apparire dal Warp, lo spazio, del pianeta maledetto Acheron, luogo di sepoltura della potentissima Lancia di Khaine, il dio degli Eldar. La ricerca di questo manufatto sarà l’evento scatenante di tutta la campagna di Dawn of War III, che vi porterà a giocare con tutte e tre le razze a disposizione, spiegando di volta in volta le loro motivazioni e i loro piani. La campagna giocatore singolo è longeva e consigliatissima, anche perché legata a doppio filo al multiplayer (di cui torneremo in seguito); la varietà delle missioni è ottima e i dialoghi di intermezzo tra l’una e l’altra sono eccezionali, soprattutto grazie alla bravura degli attori al doppiaggio. Tra tutti spiccano ovviamente gli Orki, con i loro dialoghi e motivazioni totalmente fuori di testa, che si riflettono anche nelle loro missioni e nel loro stile di gioco.

…c’è soltanto la guerra

Uno degli aspetti più discussi del precedente capitolo è stato l’abbandono delle meccaniche di macrogestione della base e delle risorse in favore di un gameplay molto più tattico e improntato sulla gestione delle singole squadre. Gli eroi avevano una serie di potenziamenti e oggetti che li rendevano più potenti e versatili, mentre le squadre dovevano per forza di cose adottare uno stile molto più ragionato e sfruttare tantissimo le coperture. Il risultato, soprattutto nel multiplayer, erano partite dal ritmo altalenante, molto spesso tendenti alla noia. Fortunatamente Relic ha saputo ascoltare i suoi fan e ha riportato tutto alle origini, reintroducendo la gestione della propria base, con edifici da posizionare e risorse da amministrare. Anche le dimensioni dell’esercito sono ritornate ai fasti di una volta, con decine e decine di unità a schermo (centinaia se pensiamo agli Orki), pronti finalmente a darsele di santa ragione. E’ rimasta invariata la cattura dei punti strategici, unici luoghi in cui è possibile generare Requisizione ed Energia, le risorse di Warhammer, mentre è stata rimossa del tutto la necessità di aumentare il limite di popolazione di volta in volta, sbloccandolo tutto dall’inizio. Il risultato è un maggiore focus sulla costruzione delle unità, garantendo così partite frenetiche, veloci e decisamente entusiasmanti, con centinaia di unità che si massacrano a schermo.

Brucia l’eretico, uccidi il mutante, distruggi lo Xeno

Le tre razze, Space Marine, Eldar e Orki mantengono invariate le caratteristiche che avevano nei precedenti capitoli, con qualche opzione aggiuntiva e un paio di unità nuove per razza, nulla che stravolga completamente il gameplay. Rimane fortunatamente la differenza di approccio tra le tre fazioni, quindi chi ha apprezzato e giocato i primi capitoli, non avrà alcuna difficoltà ad ambientarsi, e questo è forse uno dei maggiori pregi del gioco. Peccato appunto che di nuovo ci sia veramente poco, anche se quel poco è stato implementato alla perfezione. Su tutto, la nuova gestione degli eroi è quella che ci ha convinto di più: contrariamente ai precedenti capitoli, le unità d’élite sono ora trattate al pari degli eroi, e possono essere evocate sul campo di battaglia a patto di avere abbastanza punti eroe, una risorsa che si accumula lentamente durante la partita. Gli eroi stavolta non sono più unità indistruttibili, ma andranno gestiti in maniera oculata perché possono sì cambiare le sorti di uno scontro, ma se lasciati in balia degli eventi verranno uccisi prima del tempo, lasciandovi con un lungo cooldown in attesa di evocarli di nuovo. Le unità da end game invece sono qualcosa di estremamente soddisfacente e devastante da usare, Solaria su tutti, con numero elevato abilità e un dominio letterale del campo di battaglia. Interessante la gestione poi dei Teschi, una sorta di moneta guadagnabile attraverso l’esperienza dei campioni e delle unità élite, che vi permetterà di sbloccare unità aggiuntive e abilità passive da schierare in partita, in numero ragguardevole.

L’odio è il dono più grande dell’Imperatore all’umanità

Il multiplayer online di Dawn of War III è il terreno di prova del gioco, è dove il gioco si conquista la sua longevità. Ad oggi, abbiamo già parlato approfonditamente della sua rinnovata componente multigiocatore e dell’influenza MOBA che ha acquisito, scelta che a noi non è affatto dispiaciuta come potete leggere nel nostro approfondimento sul multiplayer. Storicamente infatti gli RTS tendono ad essere ripetitivi negli obiettivi, dovendo arrivare a tattiche a volte di logoramento per distruggere la base nemica. In questo modo si focalizza l’azione, concentrando tutto sugli obiettivi prepositi e non rendendo mai di fatto le partite statiche o tediose. Il problema sovviene quando andiamo ad esaminare nel dettaglio la quantità di contenuti proposti, con solo 8 mappe multigiocatore e III modalità di scontro, a 1v1, 2v2 e 3v3, senza alcun tipo di match classificato. Questa è una mancanza abbastanza importante, che purtroppo mina la valutazione finale di quello che a conti fatti sarebbe stato un capolavoro. Siamo sicuri che arriverà tutto tramite DLC, così come è avvenuto con Total War Warhammer, e non si esclude l’arrivo di qualche aggiunta gratuita, ma per adesso dovrete accontentarvi di poco.

Lodevole anche il comparto tecnico, che non fa certo gridare al miracolo ma ripropone delle animazioni fluide e realistiche ed un livello di dettaglio soddisfacente per un RTS. Ottimi gli effetti particellari, che mantengono alta la tradizione della serie, soprattutto per la realizzazione del fuoco e delle esplosioni. Molto buona l’IA nemica, che cerca sempre di mettere in atto tattiche abbastanza complesse in multiplayer, anche se nella campagna single player il livello di sfida risente parecchio di alcuni comportamenti standard e troppo “plastici” che l’IA si sforza di attuare. Eccezionale la colonna sonora, che per una volta abbandona i temi quasi sacri e barocchi e riporta tutto su dei suoni industriali, molto più vicini alla natura guerreggiante del titolo.

Pro:

  • Formula rinnovata che riabbraccia anche il passato
  • Innovazioni nel multiplayer apprezzabili
  • Gameplay solido e profondo
  • Visivamente soddisfacente
  • Single player di rilievo

Contro:

  • Solo 3 razze e praticamente solo una modalità multiplayer, non classificata

Versione testata: PC