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GTFO | Recensione

Quattro anni di notti insonni sono lunghe per qualsiasi persona sana di mente, anche per degli sviluppatori. Quattro anni di notti invernali tra i ghiacci della Svezia (mannaggia a noi che ci lamentiamo del freddo nostrano) sono una follia ancora peggiore se si sta progettando di dar vita ad un brutale horror-survival FPS hardcore dal nome che è tutto un programma. GTFO (o Get The Fuck Out per gli amici) è stato sviluppato e finanziato interamente da un gruppetto di 9 persone assetate di sangue e passione, con l’obbiettivo di dare una collocazione davvero molto specifica al titolo. Curiosi di scoprire di più nella nostra recensione?

Inizio col botto
Prigionieri del Warden.   GTFO è un videogioco survival sparatutto a sfondo horror affrontabile esclusivamente in cooperativa in gruppi da quattro persone, dove il survival sta nella volontà e nella concentrazione dei giocatori che devono lavorare in team in sincrono. Descritto dagli stessi sviluppatori come un mix estremo di titoli coop PvE con una sana dose di Alien, il gioco si apre in maniera semplice e precisa: tutti i partecipanti sono prigionieri di un’entità chiamata The Warden che li costringe ad affrontare labirintiche strutture sempre più difficili e popolate da mostri, per svolgere tutta una serie di mansioni che vanno dal recupero dati alla riattivazione di elementi in campo. A questo punto tutti potrebbero pensare di farsi un giretto per la mappa generata randomicamente e risolverla in modo molto semplice, considerata anche tutta una serie di meccaniche legata alla nostra capacità di sfuggire ai nemici. A renderlo veramente adrenalinico è il susseguirsi di compiti sempre più complessi, raccolti nel cosiddetto The Roundown, che hanno una scadenza in termini di tempo e ci spingeranno a correre sempre più vicini agli Sleepers, privi di occhi e orecchie ma dotati di un’incredibile sensibilità al movimento, per sopravvivere alla volontà del misterioso guardiano.

Morire ancora e ancora
La "mappa" dei livelli.GTFO sembra proporre un livello di sfida veramente elevato alla prova, tanto da essere ricercato dai gamer più esperti vogliosi di sfide motivanti e movimentate. I vasti complessi sotterranei sono invasi dagli Sleepers ed i nostri personaggi dispongono di capacità ben precise e diverse per ognuno di loro, che vengono a costare in termini di organizzazione tra giocatori – è vivamente consigliato l’uso di un’interfaccia vocale per approcciarsi al titolo in compagnia, magari tra amici. Una volta passate tutte, la forma delle mappe si ripete: il titolo gioca fortemente con i contenuti delle stanze per rinfrescare ogni volta l’ambiente, nella disposizione e nella quantità di nemici e risorse, facendo sì che ogni partita sia unica e imprevedibile. Un intero livello può richiedere diversi Rundown di svariate missioni (5 o 6 in media), con sfide completabili nel tempo di una settimana o di diversi mesi nel caso di run più complesse. Alla base di ogni scelta compiuta alla fine non troverete che la morte in ogni sua forma – ed il punto forte di GTFO è proprio quello di non farvelo pesare, ma di lasciarvi con la voglia di affrontare la sfida finchè non diverrete migliori, piuttosto che portarvi alla frustrazione. Ovviamente questo è uno dei tanti quadretti che compone il quadro generale: una mano la danno anche gli Sleepers, i nostri nemici, tanto simili ai Clicker di The Last of Us (specialmente per il verso che li caratterizza) ed altamente imprevedibili. Gli Sleepers difatti sono creature in perenne dormiveglia, prive di occhi od orecchie ma molto sensibili al movimento e perfino alla luce delle torce, che ci serviranno per farci strada nei corridoi del livello. Molti li incontreremo nell’umida foschia di quelle stanze in cui non si riesce a vedere nemmeno il proprio naso, o negli antri più scuri, ma saranno tutti riconoscibili per un bagliore emesso dalla loro testa che quando “acceso” significa solo una cosa: dovrete stare immobili e non guardarli con la torcia accesa per non svegliarli. GTFO punta molto sullo stealth e la coordinazione tra giocatori, come si era precedentemente detto, e quindi ci permette di accucciarci e con molta calma (moltissima) cercare di sviarli sgattaiolando loro alle spalle, oppure di concatenare attacchi in squadra con le armi bianche per liberare una zona senza allertare tutti gli Sleepers dell’intero settore, tenendo come ultima risorsa torrette e proiettili che oltre ad essere rari e contati, sono rumorosi come un boato nel silenzio. Questo non significa che potremo partire in carica in pompa magna a suon di mazzate, sia chiaro: GTFO non è Doom e se farete anche un solo passo falso potreste trovarvi con orde di nemici che vi inseguono da ogni parte. Per di più, usare le armi da fuoco rallenta la corsa del personaggio, rendendovi degli uomini morti che camminano se non avete idea di cosa fare.
Agire all’unisono è quindi necessario per la salvezza di tutti, e le azioni avventate di un solo giocatore troppo disilluso possono danneggiare tutto il resto della squadra, assieme ai vostri proiettili. Perchè sì, in questo titolo anche il fuoco amico vale. Per questo vi abbiamo consigliato fin da subito di muovervi possibilmente con amici o di cercare di documentarvi (anche solo con dei video) prima di fare un passo nel titolo: un giocatore troppo acerbo potrebbe ritrovarsi buttato fuori dalla squadra se non cerca nello specifico dei gruppi (tranquillamente reperibili su discord) disposti a insegnargli; inoltre essere smistati con degli sconosciuti e senza un minimo di nozioni o comunicazione rischia di rovinare la partita a tutti. Proprio per queste motivazioni il team di sviluppo aveva precedentemente preso in considerazione di ridurre al minimo il matchmaking o di aprire le partite ai soli amici: con il nuovo aggiornamento c’è una certa apertura nella possibilità di far squadra con chi capita, ma lo studio è alla continua ricerca di soluzione alternative per far sì che sia possibile condividere l’esperienza e comporre squadre omogenee. Se state vagliando l’ipotesi di giocatore da soli, mi spiace rispondervi che non è possibile, o meglio: è possibile affrontare da soli il titolo tecnicamente, ma la gestione di equipaggiamenti, obbiettivi e anche il numero di nemici non cambierà che siate in singolo o in due. Dovrete giocarlo in quattro per forza di cose, purtroppo. Per darvi un esempio di come il titolo forzi la mano, esistono alcune porte che collegano varie aree della mappa, dotate di un allarme che scatterà richiedendovi di affrontare tutti gli Sleepers della zona – ovviamente allertati dal baccano – mentre ogni membro deve costantemente posizionarsi su cerchi di luce mobili per essere scannerizzato. Sembra impossibile da fare da soli, giusto? Bene. E’ così.
Tornando alla squadra, ognuno dei 4 giocatori può selezionare per la run un’arma primaria (fucili), una secondaria (pistole o fucile a pompe), un’arma da mischia ed uno strumento. Le armi da mischia sono l’unica opzione per lo stealth, mentre l’arma da fuoco – qualsiasi voi scegliate – non ha sostanzialmente peso nel gioco, a causa di un gunplay pessimo. Nel menu dei setting è disponibile l’opzione per visualizzare i colpi andati a segno, e a posteriori abbiamo capito il perchè: non c’è consistenza nell’uso delle armi da fuoco, vi sembrerà di sparare senza colpire niente se vi capiterà di sopravvivere per raccontarlo, bruciando caritatori senza avere un effettivo ritorno o un’utilità.
La scelta dell’accessorio è altrettanto importante. Sono disponibili quattro variazioni fin dall’inizio, e ne vedremo sbloccati di più con il proseguire del gioco: all’inizio avremo le Sentrygun (le torrette), il C-Foam Launcher (una schiuma che rallenta i nemici), il Mine Deployer (che piazza eplosivi attivati da un laser) ed il Bio Tracker, indispensabile in quanto ci permetterà di conoscere la disposizione ed il numero di nemici nella nostra visuale in un raggio di alcuni metri. Va da sè che sono questi elementi a fare la differenza sul campo. Chi possiede il Tracker sarà l’avanscoperta e dovrà comunicare ai compagni in quali zone concentrarsi o dove troveranno nemici; chi ha la torretta e la schiuma dovrà piazzarla strategicamente per aiutare il gruppo contro i grandi numeri; chi ha le mine dovrà installarle in eventuali passaggi o dietro le porte per blindare delle zone. Gli alleati morti possono essere riportati in vita da un membro del gruppo, ed oltre a tutto questo dovrete preoccuparvi di tenere sempre munizioni e salute al meglio delle vostre possibilità, ricordando che medikit e proiettili non saranno sparsi in giro sul pavimento ma si troveranno in casse e armadietti, a volte anche protetti da serrature a sblocco.

Giocare insieme
Con l’ultima patch è stato introdotto un vago sistema di matchmaking in fase alpha, ma essenzialmente questo risulta impreciso e problematico. Gli sviluppatori per ora sono al lavoro per migliorarlo e per introdurre una voice chat interna al gioco che risulta fondamentale per la riuscita del titolo. Per il momento comunque è possibile ripiegare sul vecchio metodo: se giocate con amici vi conviene creare una lobby unendovi al gioco tramite il loro profilo Steam; nel caso siate in solitaria potrete affidarvi ad un server Discord (il server di GTFO generale o quello italiano che risulta attivo e dove potrete facilmente trovare nuovi giocatori) e unirvi ad una partita tramite il codice di invito che l’host vi invierà da copiare nel gioco per unirvi alla lobby. Come già sappiamo il gioco è esclusivamente in cooperativa online e per ora vincere una missione serve solo a sbloccarne altre più complesse con relativa attrezzatura, poichè il titolo non prevede reward estetici. Sempre con l’ultima patch è stato introdotto un nuovo ambiente nelle Rundown, attivo per sette giorni al momento: il Datacenter, con la presenza di un nuovo nemico. Sono state inserite anche nuove armi e gadget da usare nelle Rundown.

Originale ma non privo di difetti
Poca carneficine ma ben pensata.Nonostante le risorse striminzite, il team 10 Chambers è riuscito a rendere bene lavorando a GTFO sull’engine Unity, dando vita ad un gioco graficamente buono e dalle atmosfere riuscite. I modelli 3D riescono a fare il loro dovere e appaiono ben costruiti. Il sistema di illuminazione è altalenante, a tratti buono e a tratti ingestibile (muri di nebbia troppo fitti e torcia completamente inutile in presenza di questi). Sarebbe un errore comprensibile se oltre a cercare di contribuire all’ansia, non fosse fondamentale per le meccaniche del gioco. Di lavoro da fare ce n’è ancora per arrivare ad un buon risultato: nonostante la veste grafica sia apprezzabile, non sempre le texture sono rifinite o le animazioni risultano pulite, anzi, queste ultime risultano ancora troppo legnose per giocatori e nemici. In sostanza, GTFO lascia capire di essere ancora in fase beta e presenta molti bug grafici qua e là, sparizioni improvvise di giocatori resi invisibili, nemici iper-reattivi e allarmi che suonano anche se la sequenza completata è giusta. Purtroppo, non ci sono stati netti miglioramenti da dicembre 2019, anche con gli aggiornamenti attuali. Il sonoro risulta ottimo nel suo comparto, anche se limitato ai rumori e privo di musiche di sottofondo: i versi degli Sleepers sono agghiaccianti ed i vostri passi sembreranno pesantissimi nel silenzio. Ogni tanto qualche personaggio se ne uscirà con un commento infelice della situazione (del tipo “Oddio, questa stanza è piena di nemici!”) e se siete in chat vocale queste uscite potrebbero farvi scappare un sorriso, in quanto assolutamente banali per quanto doppiate bene. La localizzazione del gioco è completamente in inglese e per ora non vede traduzioni nostrane, nè sottotitoli o interfaccia in italiano.
GTFO ha una durata potenzialmente infinita considerati i continui aggiornamenti, ma la durata media di una partita può variare dalla mezz’ora alle tre ore, e per completare una Rundown ci possono volere dei giorni o addirittura dei mesi.

Piattaforma: Pc
Pegi: 18+
Longevità: 3-4 ore a partita
Sviluppatore: 10 Chambers
Editore: 10 Chambers
Lingua: inglese
Anno: 9 dicembre 2019
Tipologia: survival, coop online, horror, early access