Avete in salotto o in camera una PS4? Non l’avete? In entrambi i casi è probabile che conosciate bene il nome Bloodborne, gioco targato From Software (si, “quelli di Dark Souls”) e che ha di fatto trasportato il più puro Soulslike in esclusiva sull’ammiraglia di casa Sony. Un titolo con il suo buon bagaglio di difetti, quelli ormai classici di tutti i giochi targati From Software e strettamente legati alla “comfort zone” di questa software house, ma anche con una direzione artistica ai massimi livelli. Persino le spettacolari e cupe ambientazioni dei vari Dark Souls sembrano impallidire di fronte alla maestosa oscurità presentata in Bloodborne: è tutta farina nel sacco di From Software quindi? Si e no.

Per stessa ammissione dei developers (non c’è nulla di male in realtà) i creativi al lavoro sul gioco hanno attinto a piene mani dalla complessa cosmologia creata dallo scrittore americano H.P. Lovecraft. Le opere dell’autore di Providence hanno viaggiato a lungo sia nei sobborghi del mondo videoludico che nei recessi del mondo cinematografico: forse la “colpa” è della complessa scrittura e delle tematiche non facilmente assimilabili dal grande pubblico. I Grandi Antichi, gli Dei Esterni, creature di potenza talmente enorme da risultare persino impossibili da comprendere ed immaginare: l’essere umano è un inutile granello di sabbia nello spazio, una pulce microscopica al punto che per molti di questi potentissimi esseri siamo completamente sconosciuti. Lovecraft ha da sempre introdotto questo complesso discorso di orrore mentale, risultante dalla consapevolezza di essere piccoli ed indifesi di fronte a creature che potrebbero disintegrare l’intero pianeta in un semplice istante se volessero. L’unica via di scampo alla tremenda verità è spesso la follia, fine quasi inevitabile per tutti coloro che si spingono troppo a fondo nel tentativo di comprendere ciò che la nostra realtà quotidiana nasconde. Tematiche psicologiche e complesse come la “paura primigenia” sono difficili da trasmettere in film e videogiochi, con il rischio di ridurre il tutto ad una dozzinale accozzaglia di jumpscares et similia.

Bloodborne, forte di un comparto artistico di tutto rispetto, è riuscito di certo a catturare lo stile lovecraftiano presentando un mondo orrendo, infetto e permeato di oscurità opprimente. La città sembra un girone infernale “silenzioso”, un putrido contenitore di sangue coperto di polvere: il peggio però è nascosto nelle menti e nei cuori di chi si aggira per quelle strade. Il concept della follia è ampiamente utilizzato da Lovecraft, che fa da catalizzatore universale atto a farci comprendere perchè alcune terribili cose avvengano e soprattutto per spiegare che il male più autentico è dentro di noi. Cosa potrebbe mai accomunare un titolo esclusiva PS4 del 2015 ad un film del 1994 diretto da “maestro” John Carpenter? Il Seme della Follia è un lungometraggio di grande impatto, da molti considerato il capolavoro assoluto di Carpenter, ed è pesantemente ispirato agli scritti di Lovecraft. Sebbene non vi siano analogie a livello di ambientazione tra Bloodborne ed Il Seme della Follia (che si svolge appunto negli anni ’90) molti concetti di base sono straordinariamente simili. La folla di abitanti che inizia a cambiare lentamente fino a diventare orda di mostri assetati di sangue, il concetto del male come sfogo di tutto ciò che si annida nell’oscurità, il lento percorso di scoperta che porta il protagonista a capire che qualcuno opera costantemente e domina la realtà apparentemente normale. I cacciatori di Bloodborne hanno il vantaggio di vivere in un’epoca che permette loro di combattere attivamente, mentre il povero investigatore privato John Trent si trova a fronteggiare i mostri completamente da solo.

Ma nonostante i cacciatori in Bloodborne possano “armarsi e partire”, sono anch’essi soli in qualche modo: spesso gli amici diventano nemici, i cacciatori più deboli o che si sono addentrati troppo nella lotta perdono la ragione e si trasformano nei mostri più terribili. Non esiste amicizia o amore che possano salvare la situazione: quando il coperchio viene finalmente rimosso, la verità è più di quanto si possa sopportare. Bloodborne sfiora quasi direttamente gli scritti di Lovecraft citando i Grandi Esseri, copia/carbone perfetta dei Grandi Antichi, mentre ne Il Seme della Follia si fa riferimento più velato a “cose” che da sempre dimorano nell’oscurità e che possono controllare tutto. Un’altra opera cinematografica che ricalca fedelmente le opere di Lovecraft è senza dubbio Dagon – La Secta del Mar, titolo spagnolo da noi modificato in Dagon – La mutazione del male. Eccezion fatta per lo straordinario talento degli adattamenti italiani nel trasformare ogni titolo di un film horror in qualcosa dal sapore trash, la pellicola di Stuart Gordon riprende fedelmente le vicende narrate nei due libri La Maschera di Innsmouth e Dagon. Anche qui una cittadina isolata, anche qui abitanti che si trasformano in mostri orrendi e persone apparentemente amichevoli che si rivelano sanguinari psicopatici pronti ad uccidere per un “Dio superiore”. Bloodborne, a pensarci bene, ci mette nella situazione migliore possibile: questi mostruosi esseri, alla fine, possiamo almeno tentare di massacrarli!

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