L’uso dell’intelligenza artificiale generativa nei videogiochi è oggi al centro di un acceso dibattito, ma per Meghan Morgan Juinio, ex direttrice dello sviluppo prodotti presso Santa Monica Studio – lo studio dietro God of War Ragnarok – non c’è alcun dubbio: l’IA è destinata a restare. Dopo dieci anni nel team di Kratos, la sviluppatrice ha dichiarato che opporsi alla sua adozione sarebbe “come darsi la zappa sui piedi”, invitando l’industria a guidarne l’evoluzione piuttosto che respingerla.
IGN riporta che secondo Juinio, l’IA è uno strumento, non un sostituto. “Si evolverà indipendentemente dal fatto che tu sia d’accordo o meno, quindi voglio essere in prima linea nel guidarne l’utilizzo”, ha spiegato, ricordando come anche altre tecnologie, inizialmente osteggiate, siano poi diventate parte integrante del game design. Ha citato, ad esempio, SpeedTree – il software usato nel 2002 per generare automaticamente la vegetazione di The Elder Scrolls IV: Oblivion – e il motion capture, una volta criticato dagli animatori ma oggi imprescindibile.
Secondo Meghan Morgan Juinio, la storia si sta ripetendo: l’IA generativa è il prossimo grande salto tecnologico, paragonabile a quelli che hanno definito l’evoluzione del medium. Tuttavia, l’ex sviluppatrice avverte che non si tratta di una “soluzione magica” ai problemi economici dell’industria. Non ridurrà automaticamente i costi dei giochi AAA né fermerà le chiusure di studi, perché il vero valore di un titolo resta nella sua anima ludica e narrativa. “Un gioco può essere bellissimo, con musiche immersive e grafica eccellente, ma se non è divertente, se la storia non è umana, non conquisterà i giocatori”, ha ribadito.
Come già sostenuto da Glen Schofield, creatore di Dead Space, l’IA può rappresentare il prossimo passo dell’innovazione, ma richiede un uso responsabile, caso per caso. Juinio concorda: ogni progetto dovrà valutare non solo se si può usare l’IA, ma anche se si dovrebbe.
Nonostante la fiducia nel potenziale tecnologico, Juinio resta convinta che la creatività e il cuore dei videogiochi continueranno a nascere dalle persone. “Alla fine, servono sempre sviluppatori per avere le idee. God of War è una storia profondamente umana, basata su esperienze reali. Non vedo l’IA sostituire tutto questo, almeno non oggi.”
In definitiva, per la veterana di Santa Monica Studio, combattere l’IA sarebbe inutile. Accoglierla con consapevolezza, invece, potrebbe permettere ai creatori di rimanere protagonisti nella trasformazione del settore, assicurando che il futuro dei videogiochi resti sì tecnologico, ma sempre e comunque umano.
Aggiungiamo che secondo Juinio i team di sviluppo di giochi tripla A dovrebbero sviluppare anche giochi AA ed indie.
