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EPOS H6 Pro Open & Closed Acoustic Recensione

EPOS H6 Pro è la serie di punta del produttore danese, nato dalla costola gaming di Sennheiser, rivolta ai giocatori più esigenti in termini di audio. Due varianti, Closed e Open, per un headset con un ottimo biglietto da visita.

A chiunque abbia discreta familiarità col settore dell’audio e, più in generale, con gli headset da gioco di fascia medio/alta, difficilmente il nome EPOS giungerà nuovo. Nato dalla costola gaming di Sennheiser, il produttore danese ha già dimostrato, nel passato più recente, un know-how tutto tranne che trascurabile: del resto, un curriculum che vanta prodotti come le GSP 600 (ancora oggi un hardware eccellente sotto numerosi punti di vista) o le “vecchie” H3, da poco aggiornatesi con la variante Hybrid, parla sicuramente meglio di qualsiasi biglietto da visita. Ad arricchire l’offerta di EPOS ci pensa la famiglia H6 Pro, serie di punta del produttore che, proprio in queste settimane, ha rilasciato sul mercato due nuovi headset che strizzano l’occhio a quell’utenza che, quando si parla di audio, non accetta compromessi. Dopo aver trascorso una decina di giorni in compagnia di H6 Pro Open e Closed Acoustic, dobbiamo ammetterlo, è difficile di non notare gli ulteriori passi in avanti fatti dal EPOS, sia in termini di ergonomia e design sia, e soprattutto, nell’ambito della qualità audio: ambo le varianti si confermano eccellenti distillati tecnologici, capaci di stupire e soddisfare le orecchie più esigenti. Due headset wired molto simili ma allo stesso tempo diametralmente opposti, disponibili ad un cartellino che farà storcere più di qualche naso: ma la qualità ha un prezzo, lo sappiamo, e nel caso delle H6 Pro potrebbe essere meno esagerato di quello che sembra.

EPOS H6 Pro

Open vs Closed

Prima di procedere nell’analisi delle due varianti delle H6 Pro, vediamo rapidamente cosa renda davvero diverso un headset open dalla controparte closed. Gli open sono dispositivi dal peso contenuto, con elevato comfort in grado di garantire sessioni prolungate senza indurre affaticamento. Sono identificabili dai padiglioni, che di norma presentano un sistema di fori il cui scopo è impedire che il suono venga trattenuto tra lo speaker e l’orecchio dell’utente: questo fa sì che la pressione acustica sia inferiore, con una sensibile riduzione dell’affaticamento uditivo. Tale soluzione vanta un’ottima estensione in frequenza in termini di riproduzione, con una profondità del suono maggiore rispetto alla controparte closed. A risentirne, ovviamente, è l’isolamento acustico, che risulta parziale e rende tale tipologia di headset ideale per ambienti chiusi e silenziosi. Discorso inverso per le closed, che montano un padiglione chiuso e del tutto isolato dall’ambiente esterno: questo si traduce in un isolamento acustico completo in ambo le direzioni – chi le indossa non sentirà i rumori provenienti dall’esterno, ma allo stesso modo il suono riprodotto non sarà udibile da altri una volta indossato l’headset. Si tratta sicuramente della scelta più accattivante, visto che tutta la potenza della sorgente sonora verrà intrappolata all’interno del padiglione: ma se da un lato le rende ideali per l’ascolto di musica e per aumentare il livello di immersione nel contesto gaming, l’elevata pressione acustica e il loro peso maggiore rendono le versioni closed meno confortevoli.

Design e comfort secondo EPOS

In termini di design, se da un lato il lascito delle GSP 600 è abbastanza evidente, dall’altro è impossibile non notare il lavoro effettuato da EPOS per snellire e aggraziare le forme di queste H6 Pro. Le linee eleganti e sinuose, che vanno ad alleggerire la sensazione di “massiccio” che caratterizzava alcuni modelli precedenti, garantiscono ad ambo gli headset un’estetica accattivante, senza minare in alcun modo il feel di stabilità dell’intero dispositivo. Le H6 Pro sono costituite da plastiche rigide di pregevole fattura (parti di contatto ovviamente escluse), che regalano un buon feedback aptico – oltre a corroborare quel senso complessivo di resistenza. Lungi da noi sottoporre questo headset a cadute accidentali o a trazioni “più forti del normale”: ma l’impressione di stringere tra le mani un prodotto resistente è destinata a diventare una certezza già poco dopo aver estratto le H6 Pro dalla confezione. Di contro, non nascondiamo che qualche inserto o finitura aggiuntiva, a parità di cartellino, avrebbe reso l’offerta più interessante: ma sulla qualità costruttiva del pacchetto, è bene ribadirlo, c’è poco da discutere. Quanto descritto vale per ambo le varianti, identiche ad un primo sguardo in termini di design e struttura al netto ovviamente dell’utilizzo di due tipologie differenti di padiglioni: uno dotato di fori per la fuoriuscita del suono nelle Open, un completamente liscio e “chiuso” che realizza al meglio un’acustica Closedback.


La regione esterna del padiglione rappresenta soltanto la prima differenza significativa tra i due modelli: un’analisi più approfondita porta subito all’attenzione l’utilizzo di materiali differenti nella realizzazione delle imbottiture. Le Closed Acoustic presentano un materiale simil scamosciato liscio e piacevole al tatto nella parte interna, con quella esterna ricoperta da un’imbottitura in ecopelle molto morbida – che crea una maggior tenuta sonora grazie ad un’aderenza maggiore sui lobi dell’utente. Questo permette alle H6 Pro Closed di intrappolare il suono nella cavità del padiglione, offrendo una cancellazione sensibile del rumore esterno che le rende perfette per l’ascolto di musica o, ovviamente, per immergersi ulteriormente nelle sessioni di gioco più intense. I padiglioni delle Open Acoustic sono invece imbottiti interamente con il già citato materiale scamosciato, scelta che da un lato penalizza l’headset in termini di isolamento sonoro ma, allo stesso tempo, è necessaria per garantire un suono arioso e quanto più aperto possibile.


Una volta indossati, complice un peso equiparabile (322gr per le Closed, 309 per le Open), ambo i modelli stupiscono per leggerezza e comodità. La presa delle cuffie è salda, ma le imbottiture dei padiglioni e dell’archetto garantiscono un buon comfort che le rende utilizzabili per sessioni significative senza indurre troppi fastidi. Il vantaggio della versione Open, in questo frangente, è evidente: la “traspirabilità” del padiglione si fa sentire, e rende più leggero l’utilizzo rispetto alle Closed – che, comunque, portano a casa il risultato confermandosi meno impegnative del previsto. A voler trovare il difetto, con quest’ultime abbiamo ravvisato un maggior fastidio nella parte posteriore dei lobi durante sessioni di circa un paio d’ore. Nulla di trascendentale, ci si abitua rapidamente dopo qualche giorno d’utilizzo: ma se il driver principale d’acquisto fosse l’assoluta comodità è bene tenere a mente, nel caso delle Closed, che la maggior aderenza dell’headset si traduce in una pressione circumaurale superiore a quella delle Open.

EPOS H6 Pro Open & Closed Acoustic Recensione

Microfono e connettività

Uno degli aspetti che farà più discutere di queste H6 Pro di EPOS è la natura wired esclusivamente tramite jack da 3.5mm. Nessuna compatibilità Wireless/Bluetooth, né un’ormai tradizionale connettività USB: da un lato questo rappresenta un problema relativo, laddove la scelta di EPOS garantisce comunque piena compatibilità con PC/Mac, Xbox e PlayStation 4/5 sfruttandone i relativi pad, Switch e qualsiasi altro dispositivo vi venga in mente dotato di un ingresso audio da 3.5mm. Dall’altro, non sarà possibile utilizzare la suite software di EPOS per tunare appositamente specifici parametri dell’ascolto – limitandoci, in sostanza, alle funzionalità hardware native di questo sistema plug&play, a meno di non sfruttare (su PC) specifiche funzionalità di schede audio dedicate. H6 Pro Open e Closed sono equipaggiate con due cavi audio, uno versione Console da utilizzare con device mobili, Switch o con i pad di Xbox e PlayStation, uno versione PC a doppia uscita che permette di connettere un ulteriore microfono esterno.
Restando in tema microfono, le H6 Pro siglano un significativo passo avanti rispetto a quanto già visto nel caso delle GSP 600. L’asta è decisamente meno ingombrante, con una linea più snella e sinuosa che, salvo rare circostanze, difficilmente andrà ad infastidire il campo visivo dell’utente. Inutile dire è removibile, senza contare che all’interno del pacchetto è disponibile una piastrina “tappa buco” con cui nascondere la porta del mic, se rimosso, per evitare l’accumulo di polvere (qualora l’headset fosse usato come cuffia, magari all’esterno). Il microfono delle H6 Pro implementa una funzionalità di attivazione/disattivazione automatica dell’audio legata al posizionamento: a circa un quarto della corsa è presente uno switch che, in modo del tutto autonomo, accende o spegne il mic qualora l’asta venga alzata (on) o abbassata (off). Parlando di prestazioni, il microfono dell’H6 Pro si comporta in modo più che soddisfacente, valorizzando dettaglio e profondità di ciascuna voce al netto di una trasmissione, alle volte, un po’ roca. L’assenza di un filtro di cancellazione rumore rischia tuttavia di farsi sentire, specie nel caso di ambienti più rumorosi: ma a meno di situazioni davvero esagerate, possiamo considerare il suo compito svolto senza intoppi.

La prova sul campo

In queste settimane abbiamo avuto modo di testare le H6 Pro su più fronti, cercando di coglierne al meglio le sfumature distintive e analizzandone il comportamento con le nuove tecnologie delle console current-gen. Siamo rimasti soddisfatti dal comportamento degli headset, che offrono una firma sonora di qualità e un comportamento strutturalmente bilanciato nell’intero spettro di frequenze. Il che non si traduce in un sonoro “neutro” senza infamia né lode, ma piuttosto in prestazioni significative tanto nella gamma delle basse frequenze, quanto in quella delle medie/alte (le più enfatizzate, ma nulla di inedito nel mondo dei gaming-headset). L’impronta sonora dei modelli è molto simile, questo è bene chiarirlo, ma un ascolto più attento porta alla luce lievi differenze che, in un modo o nell’altro, danno cornice univoca all’ascolto. Le Open offrono sonorità più ariose, con un’inattesa nota calda e avvolgente che rende l’ascolto musicale piacevole. Buoni gli alti e i mid, non così preponderanti come nel caso delle sorelle, sorprendentemente ottimi i bassi – che rispetto a quest’ultime suonano meglio, con un timbro più convincente e una maggior profondità. Non nascondiamo che ci saremmo aspettati un boost maggiore dei bassi proprio dalla versione Closed, che invece predilige le frequenze maggiori: un risalto che, unito all’ottimo isolamento acustico, tradisce in modo evidente la loro maggior vocazione gaming.

L’ascolto è ricco e corposo, con un ampio soundstage (tecnicamente, la distanza che intercorre tra il primo strumento a destra e l’ultimo a sinistra): ci saremmo aspettati, in termini di “palcoscenico”, un risultato più convincente da parte delle Open – che non offrono grandi differenze, secondo la nostra analisi, dalla controparte Closed. In termini di pulizia acustica, le Open suonano in modo più naturale, fattore che le rende indicate per una fruizione più casual di film o serie TV: più cristallino invece il timbro delle Closed, cha vantano un volume in out maggiore. L’ottimo soundstage si traduce in una performance ottimale in termini di spazializzazione e posizionamento audio: sia su Xbox e che su PS5 non abbiamo avuto problemi sia quanto si trattasse di identificare la posizione della sorgente sonora, sia nella valutazione acustica della sua distanza. Connessi gli headset al DualSense o al Wireless Controller tramite jack da 3.5mm, siamo rimasti stupiti dal dettaglio e, ancor di più, dall’accuratezza sonora. Forza su Xbox è meraviglioso, con i medio/bassi che spingono all’inverosimile per dare corposità al rombo dei motori – il tutto senza dimenticarci degli avversari alle spalle, perfettamente udibili quando le carrozzerie si sfiorano. Anche la beta multiplayer di Halo Infinite ci ha riservato delle piacevoli sorprese in termini di suono 3D, rendendo non una passeggiata, ma sicuramente più facile, l’identificazione della posizione degli avversari.

Ottimo anche il comportamento con l’Audio 3D del Tempest Engine di PS5, dove la tecnologia proprietaria di Sony suona che è una meraviglia. La nostra prova con Death Stranding: Director’s Cut vale più di mille parole, ma anche i recenti Kena: Bridge of Spirits o Marvel: Guardians of the Galaxy regalano sonorità ricche e articolate, con tutti i vantaggi della citata spazializzazione. A gusto personale, abbiamo trovato il modello Closed (e il suo forte isolamento passivo) più adatto alle nostre esigenze da giocatori, al netto di un affaticamento finale, almeno nei primi giorni di prova, non trascurabile seppur non preoccupante. Difficile trovare un parametro più primario del semplice gusto personale, per capire quale dei due headset sia più indicato nel panorama gaming: indubbiamente siamo di fronte a due prodotti eccellenti, che in modo diverso riescono comunque ad esaltare in modo adeguato ciascun playthrough.

EPOS H6 Pro

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Alberto Destro

Alberto Destro

Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

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