Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita è diventata uno dei protagonisti più discussi del panorama videoludico globale. Un nuovo report ha quindi analizzato nel dettaglio le ragioni e gli obiettivi di questo massiccio piano di investimenti, che trova la sua espressione più recente nell’operazione da 55 miliardi di dollari per rendere Electronic Arts una società privata. L’accordo, sostenuto dal Public Investment Fund (PIF) insieme a Silver Lake e Affinity Partners, potrebbe ridisegnare il futuro del colosso americano, aprendo una nuova fase strategica per l’intero settore.
Polygon segnala che l’intervento in EA rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il PIF, fondo sovrano da 925 miliardi di dollari controllato direttamente dal principe Mohammed bin Salman (MBS), ha già investito somme enormi in aziende come Activision Blizzard, Capcom, Embracer Group, Nexon, Nintendo, Take-Two Interactive e perfino SNK, lo storico studio giapponese di picchiaduro. Attraverso la sua controllata Savvy Games Group, fondata nel 2021, il fondo punta a “promuovere la crescita a lungo termine e l’innovazione nel settore dei videogiochi e degli eSport”, con l’obiettivo dichiarato di conquistare una posizione di leadership mondiale entro il 2030.
Dietro questa corsa ai videogiochi c’è una doppia motivazione. Da un lato, la passione personale di MBS per il medium, descritto come un “massive gamer”; dall’altro, la volontà politica di ridurre la dipendenza del paese dal petrolio, responsabile del 40% del PIL saudita. Il settore del gaming, che secondo le stime del PIF raggiungerà 300 miliardi di dollari di fatturato globale entro il 2028, viene visto come uno strumento ideale per diversificare l’economia e attrarre nuovi flussi di capitale e turismo.
In questa strategia si inserisce anche il progetto Qiddiya Esports and Gaming District, parte del grande piano di sviluppo urbano e turistico Qiddiya, a Riyad. Il distretto sarà un hub tecnologico dedicato ai videogiochi, con l’ambizione di attirare 10 milioni di visitatori all’anno, incubare 30 studi di sviluppo e fare da centro per la neonata National Strategy for Gaming and Esports. Quest’ultima prevede la creazione di 250 aziende videoludiche, tens of thousands di nuovi posti di lavoro e un impatto economico stimato di 13,3 miliardi di dollari sul PIL nazionale.
Tuttavia, l’espansione saudita non è priva di controversie. Molti osservatori e sviluppatori parlano di “sportswashing”, ovvero l’uso di investimenti sportivi e culturali (come la LIV Golf, i Mondiali di calcio e ora i videogiochi) per migliorare l’immagine internazionale del regno, spesso criticato per le violazioni dei diritti umani e per il coinvolgimento diretto del principe MBS nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.
In definitiva, il coinvolgimento dell’Arabia Saudita nei videogiochi è un mix di strategia economica, ambizione tecnologica e diplomazia d’immagine. Resta da vedere se questo massiccio investimento porterà una reale trasformazione per l’industria – o se, al contrario, segnerà un punto di tensione tra crescita economica e libertà creativa nel mondo del gaming.
