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Death Stranding Director’s Cut Recensione

Dopo essersi aggiudicato la palma di titolo più chiacchierato dell’ultimo decennio, Death Stranding è pronto a tornare a distanza di quasi due anni dal suo esordio su PS4. Il buon Hideone nazionale ha infatti apportato alcune correzioni e rivisitazioni al primo titolo firmato Kojima Productions, un titolo divenuto un cult nel giro di brevissimo tempo. Death Stranding, come accade per tutti i titoli fonti di ampie discussioni, non è stato risparmiato nemmeno dalle critiche, mosse soprattutto da chi l’ha ritenuto troppo noioso o troppo strano. Qualcuno l’ha addirittura definito “simulatore di Bartolini” per via della mansione di consegna pacchi del protagonista Sam Porter Bridges. Nonostante ciò, Hideo Kojima non si è scomposto minimamente, ha puntato forte sulla propria creatura e questa nuova edizione del gioco ne è la conferma. Death Stranding Director’s Cut ripropone su PC e PS5 lo stesso gioco visto nel 2019 con un sostanziale upgrade grafico e qualche chicca inedita rendendo ancora più corposa l’offerta. La Cronopioggia è tornata, preparate i vostri ombrelli e partite con noi in un nuovo viaggio nel mondo di Death Stranding!

Bartolini strikes again

death-stranding-catapulta

Death Stranding non ha bisogno di presentazioni, ha monopolizzato l’attenzione dei media e degli appassionati durante la scorsa generazione, celando per anni la propria natura e confondendo non poco coloro che si interrogavano sull’identità con trailer e teaser criptici. A differenza però dell’altro titolo più chiacchierato del decennio, ovvero Cyberpunk 2077, Death Stranding si è rivelato un prodotto solido, caratterizzato da una scrittura profonda ed un cast incredibile, seppur con un gameplay controverso. Tutto si svolgeva lentamente, con lunghe traversate da una parte all’altra della mappa che, seppur prive di brio e di azioni, erano in grado di regalare alcuni scorci spettacolari e di emozionare grazie alla colonna sonora che faceva da sottofondo all’avventura di Sam (qui impreziosita da otto nuovi brani). Ambientato in un futuro distopico, Death Stranding racconta dell’omonima piaga che ha reso il mondo un ambiente inospitale per l’uomo, costretto a rifugiarsi sotto il livello del suolo. La Spiaggia, una sorta di limbo tra il mondo reale e l’aldilà, ha riversato le proprie creature chiamate C.A. nel mondo degli esseri viventi, un evento che ha cambiato per sempre l’umanità. Come se non bastasse un terribile agente atmosferico in grado di invecchiare tutto ciò che tocca, la Cronopioggia, si èabbattuto sul mondo rendendo praticamente impossibile la vita alla luce del Sole.

Degli Stati Uniti d’America non sono rimasti altro che alcune città, le UCA (United Cities of America), unificate grazie alla cosiddetta rete chirale, un sistema di comunicazione ultra avanzato che ha permesso ai superstiti di rimanere in contatto fra loro. Sam Porter Bridges, interpretato dall’attore di Daryl Dixon nella serie televisiva The Walking Dead, è un corriere con l’incarico di trasportare materiali da una città all’altra, chiamati anche nodi all’interno della rete. Oltre a ciò, Sam riceverà anche l’importante compito di collegare i nodi isolati alla rete chirale, diventando così una sorta di Garibaldi super sofisticato con l’intento di riunificare le UCA. Sam Bridges parte per un viaggio lungo e tortuoso, spesso a piedi e talvolta con l’ausilio di mezzi su ruote, sempre accompagnato dai pacchi da consegnare nei terminali sparsi per il suolo americano. La gestione del carico è dunque l’elemento principale in Death Stranding che stravolge il concetto classico delle borse/tasche infinite tanto caro ai videogames di vecchia e nuova generazione. Una rivoluzione vista di buon occhio da alcuni, ma non apprezzata del tutto da altri che hanno ritenuto questa peculiarità del gameplay di Death Stranding fin troppo rigida e presuntuosa. La difficoltà delle lunghe tratte da compiere durante il gioco dipende sia dalla conformità del terreno, più simile a quello dell’Islanda rispetto a quello reale degli USA, ma anche e soprattutto dalla presenza delle C.A., forse tra i nemici più temibili e spettacolari visti nella scorsa generazione. Fortunatamente Death Stranding Director’s Cut viene incontro a questa fetta di videogiocatori introducendo una serie di strumenti ed equipaggiamento a supporto del duro lavoro di Sam, alcuni dei quali disponibili fin da subito, altri invece sbloccabili soltanto avanzando nel corso del gioco.

Nuova dotazione postale

L’equipaggiamento di Sam Porter Bridges si arricchisce quindi di alcune nuovissime armi e strumenti interessanti, utili per affrontare al meglio le imprevedibili consegne nella rete dell’UCA. Il fucile Maser è un ottimo compagno d’avventure, capace di stordire i nemici rendendoli di fatto innocui per alcuni secondi, il tempo necessario a Sam per sgattaiolare indisturbato in mezzo agli accampamenti degli Homo Demens, il gruppo terroristico che darà filo da torcere al protagonista per tutto il corso dell’avventura. Vere novità di questa Director’s Cut sono senza alcun dubbio lo Stabilizzatore e la Catapulta, che vanno ad aggiungersi alle già viste scale automatiche e alla funivia. Lo Stabilizzatore altro non è che un jetpack a propulsione che consentirà a Sam di librarsi nell’aria superando così dislivelli e strapiombi, un oggetto sicuramente utile e prezioso ma anche dispendioso in termini di energia, la stessa che alimenta il nostro esoscheletro. Questo strumento, nonostante sia vantaggioso per il giocatore, non snatura di troppo l’esperienza originale mantenendo comunque un discreto livello di difficoltà complessiva. L’altra novità sostanziale della Death Stranding Director’s Cut è la Catapulta, in grado di scagliare Sam nella direzione scelta assicurando inoltre un atterraggio morbido grazie ad alcuni paracaduti che agendo per tempo evitano cadute rocambolesche.

Death Stranding Director’s Cut ripropone di fatto quanto visto nell’uscita originale anche in termini di trama, senza sostanziali aggiunte. Le missioni inedite di questa nuova edizione spostano l’attenzione sulle location interne, viste nella prima versione solo per le stazioni di ristoro sparse per le UCA. Queste missioni, seppur non espandendo la trama principale, offrono ulteriori dettagli sulla lore e sul background narrativo dei principali attori di Death Stranding. Sam potrà quindi intrufolarsi all’interno del covo degli Homo Demens, alternando così fasi stealth dal sapore Metal Gear Solidiano ad altre prettamente più action. Di certo le missioni aggiuntive e la presenza del circuito da gara per le quattro ruote non giustificano del tutto una seconda run per chi ha già spolpato a dovere il gioco su PS4. Tuttavia è comunque possibile trasferire il proprio salvataggio sulla nuova ammiraglia di casa Sony tramite una funzionalità in game, in perfetto stile Kojima. Peccato per l’upgrade da PS4 e a PS5 a pagamento, pur essendo in commercio a soli 10€ ci saremmo aspettati un semplice aggiornamento gratuito.

Ma dove sta allora la vera novità di questa Death Stranding Director’s Cut? Di certo nell’ottimo upgrade tecnico grazie alle potenzialità di PS5 ma soprattutto di PC. Su PS5 avremo l’opportunità di scegliere fra il 4K upscalato e quello nativo, ottenendo comunque in entrambi i casi un buon livello di frame al secondo. Su PC, complice anche il supporto alla tecnologia DLSS, le prestazioni aumentano esponenzialmente, facendo sembrare ancora più belli i panorami selvaggi del gioco. Inoltre, grazie alla presenza dell’SSD di PlayStation 5, i caricamenti si sono assottigliati notevolmente riducendo i tempi di attesa. Ottimo anche il supporto all’audio 3D, mentre delude lo scarso utilizzo del feedback aptico del DualSense, una funzionalità che avrebbe potuto render ancora più immersiva l’esperienza di Death Stranding.

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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