PLAYSTATION

Days Gone 2: la cancellazione del sequel è colpa dei giocatori tirchi, afferma il director

John Garvin, director di Days Gone, è tornato a parlare del gioco e dei giocatori.

Nei giorni scorsi Jason Schreier ha pubblicato un nuovo report sul portale online Bloomberg, rivelando tra le altre cose la cancellazione dello sviluppo di Days Gone 2. Ovviamente questa informazione ha fatto alzare sul web un autentico polverone, con non pochi utenti arrabbiati con Sony per aver preso questa decisione.

Quindi tra commenti carichi di veleno per il colosso giapponese e petizioni spuntate online, che nel giro di pochi giorni hanno già racimolato decine di migliaia di firme, ecco che è tornato a parlare della vicenda John Garvin, director del primo capitolo con protagonista Deacon Lee St. John. Lo sviluppatore ha infatti preso parte ad una nuova intervista con David Jaffe, occasione questa utile per bacchettare con toni un po’ accesi una fetta di pubblico.

Garvin ha infatti affermato come il pubblico debba smetterla di rompere le scatole, chiedendo a gran voce il sequel di un gioco tripla A che non ha acquistato a prezzo pieno. I motivi di questa affermazione un po’ colorita (e che noi abbiamo volutamente mitigato) sono ovviamente da ricercarsi nei costi, sempre più alti ed imponenti, che un publisher deve sobbarcarsi quando decide di realizzare un titolo tripla A. Costi questi di cui è possibile rientrare soltanto a fronte di vendite imponenti al D1 o giù di lì, intasando quindi il prezzo pieno.

Days Gone

Eccovi un estratto delle sue dichiarazioni:

“Onestamente ho delle precise opinioni su di una questione che i tuoi ascoltatori potrebbero trovare interessante, ma che potrebbe anche infastidirli, o almeno potrebbe farlo ad una parte di essi…. Difatti caz*o, se ami un gioco compralo al fo**uto prezzo pieno. Non so dirti quante volte ho visto videogiocatori dire ‘hm sì… ok… lo prenderò quando verrà messo in offerta’, oppure cose del tipo ‘lo scaricherò quando lo daranno gratis con l’abbonamento a PlayStation Plus’, ed altre cose di questo tipo. A questo punto però non vi dovete lamentare quando un gioco non ha un sequel nel momento in cui non è stato supportato al lancio. La questione infatti è molto semplice: God of War ha venduto milioni di copie all’esordio, Days Gone no. Sia chiaro che parlo solo a titolo personale, non lavoro per Sony e non conosco i numeri precisi. Posso raccontarvi infatti un altro esempio di scarso supporto da parte del pubblico: quando stavamo sviluppando Syphon Filter: Dark Mirror su PSP siamo rimasti fregati perché la pirateria imperava e Sony non si era resa davvero conto di quale fosse il suo impatto sulle vendite. A quel punto infatti abbiamo pensato di far vedere all’azienda giapponese quanti torrent fossero presenti su un sito dedicato e beh… c’era un sito con 200.000 copie del nostro gioco in download da parte degli utenti in quel preciso momento. A quel punto non nascondo che ci sono rimasto malissimo, era come se mi stessero letteralmente togliendo dei soldi dalle tasche. Visti tutti questi elementi, onestamente non posso che pensare che il solo appassionarsi ad un gioco sia sufficiente per il gioco stesso: la cosa importante è acquistarlo a prezzo pieno. E badate bene che solo se lo avete fatto potete dire di aver supportato gli sviluppatori in maniera diretta.”

Insomma, tolti i toni utilizzati un po’ forti, cosa ne pensate delle dichiarazioni di John Garvin (figura che ricordiamo pare essere una testa un po’ calda e difficile da gestire)? Fateci sapere la vostra opinione con un commento attraverso i nostri canali social!