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Cyberpunk: Il creatore del gioco di ruolo parla di razzismo

Mike Pondsmith è, per chi non lo sapesse, il padre di Cyberpunk, gioco di ruolo cartaceo che occupa un posto d’onore nell’olimpo di ogni nerd armato di dadi dalle molteplici facce – è lo storico rivale d’un altro celeberrimo gioco di ruolo cartaceo, in questo caso però a tema fantasy, Dungeons & Dragons.

Il suo gioco permise a molti appassionati, dal finire degli anni ottanta in poi, di vivere entusiasmanti avventure in un futuro distopico tipico proprio di quella corrente artistica da cui prese il nome, il Cyberpunk, un futuro governato da fredde corporazioni senza scrupoli devote al dio denaro. Un futuro in cui la natura giace al collasso, l’inquinamento copre i cieli e la cattiveria delle persone allo sbando esplode senza controllo in picchi di razzismo, sessismo e brutale criminalità.

Un mondo senza dubbio affascinante per un gioco, non a caso siamo tutti (o quasi) in trepidante attesa dell’arrivo di Cyberpunk 2077, il titolo di CD Projekt RED direttamente ispirato al mondo di Pondsmith. Un mondo adatto perfino a romanzi e film, come dimostrano celebri opere letterarie come la Trilogia dello Sprawl di William Gibson, o iconici film quali Blade Runner e Matrix.

Un mondo che, però, è bello solo finché relegato alla fantasia, dove al massimo può essere cornice di qualche avvincente storia. Un mondo che, però, non è piacevole riconoscere nella realtà.

Ha riconosciuto quella che in parte è la sua distopia, Mike Pondsmith, nelle recenti vicende tumultuose degli Stati Uniti. A riguardo delle discriminazioni ha tenuto a precisare che “la società distopica tipica della mia opera doveva essere un monito, non ispirare la realtà”.

Tramite il sito ufficiale della sua compagnia di giochi di ruolo, la R. Talsorian Games, è apparso il seguente messaggio: “Pondsmith, come saprete, è di colore. RTG è, perché lo sappiate, la prima compagnia di giochi di ruolo di grande scala fondata da un uomo di coloro. E riteniamo che sia una delle più importanti compagnie che realizzano giochi da tavolo, tutt’oggi, controllata da un proprietario di colore”.

La nota prosegue precisando che “Mike ha trascorso molto tempo, negli ultimi giorni, a riflettere non solo sugli eventi attuali, ma su una vita intera passata da persona nera negli Stati Uniti – e da persona nera nel gaming. Per non parlare nemmeno dell’affacciarsi alla finestra e vedere che fin troppo del futuro distopico su cui hai fondato la tua carriera di scrittore è diventato il presente distopico”

“Noi non condanniamo semplicemente il razzismo. A noi il razzismo fa schifo” dichiara con dovuta e dura chiarezza il messaggio, “le persone, a prescindere dal colore della loro pelle, dalla loro identità di genere, dalle loro preferenze sessuali, dalla loro etnica, dalle loro differenze fisiche o mentali, dalla loro età, dalla loro religione, hanno tutte il diritto di vivere le loro vite senza doversi preoccupare di venire molestate o aggredite o assassinate da altri, soprattutto da coloro che godono di potere e autorità”.

“Quando si abusa del potere, le persone hanno il diritto e, in realtà, il dovere di farsi sentire, di protestare contro quell’abuso, di pretendere che ci siano delle conseguenze. In caso non fossimo abbastanza chiari, #BlackLivesMatter”.

Pondsmith conclude quindi includendo una nota personale, e ribadendo che “Cyberpunk era un monito, non un’aspirazione da realizzare”. Una cosa su cui meditare a lungo.

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Redazione

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