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Connection Haunted | Recensione

Vi ricordate i vecchi FPS “arena” di fine anni ’90/inizio 2000? Di certo chi ha visto abbastanza inverni tra voi ricorderà bene le emozionanti sfide tra amici, spesso tirate in piedi grazie a grovigli di cavi che collegavano PC portati a mano in cantine o garage. Sembra incredibile a pensarci, ma sono passati già 20 anni da quei tempi in cui la connessione era (almeno qui da noi) talmente lenta da consentire la nascita di LAN center di varia natura. E’ proprio in quel contesto che si colloca l’idea originale di No Players Online, titolo creato dagli sviluppatori indipendenti Adam Pype / Viktor Kraus e che ha decisamente spopolato alla fine del 2019. Se vi state chiedendo “scusa, ma la recensione non ha un titolo diverso?” avete colto nel segno. Connection Haunted, realizzato dal team No Gravity Games, segue le orme di No Players Online e tenta di offrire sensazioni simili. Forse troppo simili? Scopritelo nella nostra recensione.

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Non c’è trama in Connection Haunted, o almeno non c’è una trama chiara e ben definita. All’inizio del gioco ci ritroveremo in una lobby vecchio stile con una limitata scelta di server ed effetti visivi da schermo catodico. Una volta iniziata la partita potremo osservare i dintorni ed effettuare le prime azioni: la scelta in realtà è assai limitata e si racchiude in movimento, sparo/ricarica, salto ed utilizzo di alcune funzioni da menu. Queste funzioni sono in realtà simulate e tentano di scimmiottare i comandi console tipici dei vecchi titoli FPS ad arena. Esplorando i lugubri sotterranei (ispirati ai tunnel di una vecchia metropolitana) comprenderemo presto che il nostro obiettivo è il classico Capture the Flag. Dovremo quindi seguire la bussola a schermo, acchiappare la bandiera avversaria e riportarla al nostro spawn point per ottenere un punto.

Connection Haunted recensione

Il problema è che stiamo giocando da soli: non c’è nessuno nel server, non ci sono NPC, non ci sono altri giocatori con i quali interagire. Poi, ad un certo punto, il server mostrerà un messaggio di sistema: qualcuno è entrato in partita. Da quel momento in poi, il gioco inizierà a farsi sempre più spaventoso e bizzarro: strani messaggi incomprensibili appariranno sulla chat, fantomatici “altri giocatori” ci avvertiranno del pericolo che stiamo correndo e capiremo presto di non trovarci all’interno di un gioco normale.

Il concept alla base di Connection Haunted ricalca in modo fedelissimo quello introdotto mesi fa dal già citato No Players Online. E per “ricalca in modo fedelissimo” intendo “copia spudoratamente”. Come sempre, non vi è nulla di sbagliato nell’ispirarsi ad altre opere (videoludiche e non) per realizzare qualcosa, ma qui si è ampiamente sconfinati nel territorio del plagio. De facto, Connection Haunted si piazza in quella strana categoria che definirei “giochi per youtuber/streamer” ovvero titoli realizzati specificamente per essere divertenti da guardare mentre qualcun altro si prende spaventi e mostra le sue reazioni. Ci sono molti giochi di questo genere che hanno ottenuto pure un buon successo commerciale proprio grazie alla fama donata dai vari “reactions video”. Basti pensare ad Ao Oni e Five Nights at Freddy’s per avere alcune idee in merito. Il problema di questi giochi è che si rivelano, alla prova dei fatti, titoli spesso mediocri e realizzati con il solo intento di spaventare in modo semplice con jumpscares ed ansia instillata grazie ad effetti sonori ben piazzati.

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A livello tecnico Connection Haunted non è male, anche se la versione PC si rivela decisamente più ottimizzata. La versione Switch provata mostra in alcune occasioni inspiegabili cali di frame rate. La spiegazione è da ricercarsi nello stile grafico, che tenta di emulare quello di un titolo vecchia scuola ma probabilmente è il risultato di un filtro applicato su poligoni e textures moderni per “sporcarli” intenzionalmente. Più che discreto anche il comparto sonoro, ma in generale il feeling è assai scarno in tutti i sensi.

Connection Haunted recensione

Il gameplay è scarno ed il gioco si limita a far vagare il personaggio in vari “server” mentre tenta di interagire con le varie entità coinvolte (compresi i giocatori/NPC) per capire la vera natura della malvagia creatura che minaccia le nostre vite. Una longevità abbastanza limitata completa il quadro di un titolo decisamente mediocre, che tenta di salire sul carro di No Players Online per acchiappare fama tramite streamers e video online. A livello pratico si tratta di un FPS basilare con stile grafico più che discreto e con un’idea alla base che appartiene a qualcun altro. In termini più semplici, Connection Haunted è un titolo di qualità decisamente bassa, breve e ripetitivo che si basa su un concept poco adatto a realizzare qualcosa di davvero interessante sul lungo percorso. Se siete alla ricerca di un titolo horror in prima persona, la scelta è tanta. E certamente non mancano i buoni giochi, in mezzo (purtroppo) ad un mare di ciarpame che tenta di lucrare su spaventi facili, e non parlo solo di produzioni indipendenti come The Inpatient (targato Supermassive) ha dimostrato.

Connection Haunted si colloca ampiamente nella categoria dei titoli horror che cercano di costruirsi una fama seguendo una scia lanciata da qualcun altro. Se No Players Online era da lodare almeno per l’idea intrigante alla base, Connection Haunted non può fregiarsi nemmeno di quello.

Versione testata: Nintendo Switch

Versioni disponibili: Nintendo Switch, PC

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