Dal 2020 a oggi l’arrampicata sportiva in Italia e nel mondo si è quasi imposta come una moda, un’attività che trascende i confini degli algoritmi social e diventa un trend inseguendo l’obiettivo opposto: calmare e dare più controllo. Riesce ad allenare il corpo come uno sport completo, ma favorisce anche lo sviluppo di attitudini mentali: sfida con sé stessi, concentrazione, problem solving ed equilibrio tra tutte. Una disciplina che riesce, con la sua natura, a creare sia un senso di comunità, sia un senso di comunione con sé.
Questa magari non sarà la chiave della nascita di Cairn, che probabilmente deriva più dal successo precedente di Jusant avvenuto forse contro tante previsioni. L’apprezzato titolo di DON’T NOD uscito nell’ottobre 2023 sembra avere “dato il La” effettivo al piacere della conoscenza delle vibrazioni meditative con un rompicapo d’azione e arrampicata. Eppure, l’incipit serve a capire l’essenza del nuovo gioco dai creatori di Furi e Haven. Il team di The Game Bakers ha veramente cucinato (pun intended) proponendo un’evoluzione più hardcore dell’arrampicata, con una meccanica centrale che lo rende dolorosamente avvincente, e una filosofia difficile da incontrare altrove.
Una storia che va oltre il gioco

“I come into the peace of wild things
who do not tax their lives with forethought
of grief. I come into the presence of still water.
And I feel above me the day-blind stars
waiting with their light. For a time
I rest in the grace of the world, and am free”
The Piece of Wild Things, Wendell Berry
Liberiamoci al volo di ciò che traspare dalla storia. Nei panni dell’alpinista professionista Aava, il nostro obiettivo è riuscire a scalare il Monte Kami fino alla sua punta, ove nessuno è arrivato finora. Un viaggio arduo che ha costretto taluni appassionati ad arrendersi anticipatamente e altri a soccombere dinanzi alla potenza e crudeltà della natura. Un viaggio che conduce Aava a incontrare nuove persone e rivalutare i rapporti con quelle che già conosce, ma anche a scoprire la storia della montagna stessa e di chi l’ha vissuta da tempi antichi – Jusant, sei tu?. Nell’arco di una quindicina d’ore si può completare la prima scalata, portando a termine il sogno di Aava in un modo o in un altro. Un tempo totale che permette di conoscere abbastanza bene il Monte Kami e la protagonista, superando ostacoli importanti e ritagliandosi dei momenti di pace.
Quello che però viene evidenziato da questo percorso è un’altra cosa: la filosofia della montagna. La poesia di Berry rappresenta perfettamente il punto di vista di Aava, specialmente per come viene presentata all’inizio. La filosofia esperienziale espressa dal filosofo e docente italiano Francesco Tomatis la espande, seguendo circa lo stesso flusso del gioco. Nel suo libro Filosofia della montagna, egli non fa altro che mostrare il senso effettivo della connessione tra uomo e dimensioni montane, descrivendo queste ultime come “altamente istruttive” in quanto suggeriscono “soluzioni ai più complicati interrogativi filosofici o ai nostri problemi quotidiani, non ritrovabili altrove”, attraverso “la propedeuticità e gradualità dell’approccio alla paura, al limite, alla morte, al vuoto”, che “garantiscono una maggior riuscita sulle vie davvero singolari, ma educano soprattutto all’esistere quotidiano, attento alla vita perché dotto sui suoi estremi limiti”.
Cairn è un antidoto non tacito alla forma di vita moderna, fatta di orizzontalità, velocità e folla. È la rappresentazione videoludica della verticalità della montagna per eccellenza, fatta di solitudine, lentezza ed essenzialità. Cairn è tuttavia anche la manifestazione dell’impatto che può avere il superamento dei limiti fisici e psicologici nel quotidiano. Un oltrepassare che si svela faticoso, problematico, ma infine positivo, in grado di creare i presupposti per un nuovo senso di comunità.
In parole più semplici, è un videogioco che va davvero vissuto per la sua piena comprensione, andando oltre una narrazione funzionale al significato che guarda al di là dei limiti ludici. Chi apprezza già la montagna e il trekking troverà una piccola casa virtuale nel Monte Kami e riuscirà a intravedere lo spirito del progetto, definito anche dal suo nome stesso. Infatti, il cairn è quella montagna di pietre eretta a secco dagli escursionisti, segno del loro passaggio in quel luogo. Sono dei segnavia, dei punti di riferimento, simbolo di individui che hanno magari raggiunto il loro traguardo e vogliono farlo capire a chi passerà. A chi, come loro, trova nella montagna una via di fuga dal quotidiano per la risoluzione dei propri problemi, come per dirgli: Ci sono passato anche io, ce la farai.
Il gameplay di Cairn: una frustrazione rilassante

I problemi più evidenti di Cairn si vedono nel gameplay. Alla base è molto semplice: vedi una parete rocciosa, la analizzi con il tuo piccolo drone e cerchi il percorso migliore per superare tale parete. Il modo in cui lo fa è prevalentemente simulativo, dato che i controlli dell’arrampicata prevedono il controllo di ogni singolo arto. Prima hai il controllo di una mano, poi dell’altra, poi devi posizionare il piede destro e infine quello sinistro. Il ciclo continua cambiando dinamicamente l’ordine dei movimenti in base alla stabilità dell’appoggio e alla distanza tra di essi. Se qualcosa va storto, il gioco te lo dice tramite il tremolio di Aava e del controller. Quando lei raggiunge il suo limite, si lascia andare.
L’emulazione dello stress e della tensione, ma anche del sollievo e della ricompensa, dell’arrampicata su roccia, è ottima. Tecnicamente mostra come quest’attività sia un processo laborioso, tattile, fatto di logica e pazienza. Mentre Jusant è più permissivo e arcade, Cairn non perdona Aava e il giocatore. Questo perché è anche un gioco survival, dove la gestione dell’inventario per avere cibo, acqua e calore è essenziale. Raccogliere ortica e genziana è cruciale per preparare decotti naturali con benefici importanti. Lo è anche bere acqua fresca, consultare le guide lasciate da altri alpinisti, ma anche prendere risorse dagli zaini presenti accanto a cadaveri di chi non è riuscito a scalare il Monte Kami.
La simulazione a tutto tondo dell’esperienza di un alpinista professionista sa però essere pungente per i motivi sbagliati. Cairn al momento è vittima di bug riguardanti proprio il modo in cui l’arrampicata funziona. Sulle pareti rocciose gli appigli tendono a essere abbastanza visibili e le animazioni degli arti riflettono il loro stato di rilassamento. Ovvero, se l’appoggio è solido e ottimale, essi si mostrano meno tesi e in grado di tenere Aava salda per più tempo. Ciò non è sempre vero: a volte Aava esaurisce gradualmente (o rapidamente) la sua resistenza anche in posizioni sicure, mentre in altre gli arti si incrociano in modi impossibili garantendo più stabilità. Quando si raggiunge uno spazio piano dopo l’arrampicata, spesso capita che Aava continui a registrare la presenza di una parete, impedendo di tornare in piedi a meno che non avvengano interazioni specifiche con le superfici.
Tali criticità creano quindi molta più frustrazione rispetto quella offerta dalla natura del gioco. Se non fosse per i bug e glitch elencati, esso riuscirebbe a incorporare la sua filosofia nel gameplay in un modo profondamente efficace, trasformando la rabbia momentanea in un momento di distensione mentale dove la calma e la metodicità diventano prioritarie e prendono il sopravvento.
Estetica (quasi) zen

Questa serie di problematiche rompe anche l’immersione, dato che l’animazione dei movimenti di Aava porta alla compenetrazione tra corpo e ambiente. Le braccia trapassano la roccia, le gambe iniziano a muoversi in modo anomalo quando si trovano in determinate posizioni. Nei casi peggiori, la fisica della corda per l’arrampicata causa glitch quando viene allungata, o Aava si incastra nella geometria delle rocce.
Tutto ciò è un vero peccato, perché alla base Cairn è spettacolare anche nella sua atmosfera. Durante la scalata del monte, l’UI viene rimossa assieme alla musica. Si diventa un tutt’uno con la montagna, con il vento e la pioggia. Il focus è su Aava e sulla parete, sul legame complesso tra uomo e natura. È così che diventa il videogioco di arrampicata per eccellenza, pur con i suoi difetti. Parlando della colonna sonora, il trio composto da Martin Stig Andersen (compositore e sound designer di LIMBO, INSIDE e Braid Anniversary Edition), l’emergente Gildaa e il più rinomato The Toxic Avenger è riuscito a creare musiche eteree che mescolano toni ambient ed elettronici in grado di evocare i successi dell’ascesa ed elevare gli episodi narrativi durante la scalata.
Un successo che trova seguito nella grafica, con l’adozione del cel shading. Una soluzione sempre magnifica da vedere, potenziata da un’illuminazione con cui la creazione del tutto manuale del mondo di Cairn viene mostrata tra luci e ombre. Se inizialmente abbiamo detto che una scalata richiede circa 15 ore, l’esplorazione completa del Monte Kami ne richiede molte di più. Più tempo si trascorre tra alberi e roccia, più si percepisce la potenza del lavoro svolto da The Game Bakers.
Piccole note tecniche a margine: il team segnala bug noti che riguardano tagli audio in caso di installazione su HDD anziché SSD, rallentamenti e distorsioni legati a driver grafici e overlay Discord, ma anche il mancato riconoscimento del gamepad se viene scollegato e ricollegato mentre si è in-game. Nel nostro caso, con i giusti accorgimenti, si è presentato solo l’ultimo problema – che ha reso molto più frustrante giocare Cairn rispetto alle previsioni. Al netto di ciò, risulta ben ottimizzato sia su PC che su Steam Deck. In quest’ultimo caso è però necessario, in certi punti del gioco, operare su grafica e performance del PC handheld per raggiungere la massima fluidità possibile.
La recensione in breve
Cairn fa imbestialire a volte, forse anche troppe, dato che la meccanica chiave dell’arrampicata al momento è vittima di bug che rendono il gioco artificialmente tosto. La loro presenza e le animazioni anomale finiscono inoltre per rompere un’immersione che, altrimenti, è eccezionale. L’idea funziona infatti in quasi tutto, narrando più storie allo stesso tempo con elementi diegetici distribuiti nel modo più naturale possibile. Nulla di strabiliante; anzi, chi ha giocato a Jusant noterà alcune similitudini. Rispetto a quel titolo, però, Cairn ha una marcia in più. Con la sua essenza survival e complessità diventa un ossimoro incantevole, difettato ma dotato di un’evidente unicità nella sua filosofia, forse il vero pregio di questo titolo.
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Voto Game-eXperience
