In seguito al lancio trionfale di Battlefield 6 non poteva mancare l’introduzione di una risposta diretta a Call of Duty: Warzone, il battle royale di successo che sta trainando il franchise di casa Activision nel mercato degli FPS. Era già stata anticipata tempo addietro, ed è finalmente giunta l’ora di provarla con mano…ma separatamente. Si tratta di Battlefield REDSEC, versione free-to-play accessibile a tutti e dotata di tre modalità: la classica battaglia con il DNA di Battlefield, il Guanto d’Arme e Portal, ovvero il paradiso sandbox che continua a crescere (ora ancora di più) per giocatori e contenuti.
Qualcuno potrebbe lamentarsi della presenza della Battle Royale in questo franchise, parlando di un cedimento strutturale causato dalla forza del mercato. Oramai, però, uno sparatutto con una base di utenza così grossa deve adeguarsi a dovere. Delta Force lo ha fatto con un extraction shooter, offrendo il Battlefield che tutti volevano ma si sono persi con il precedente capitolo “2042”. La risposta del titolo sovrano e storico rivale di COD è invece tradizionale e sempreverde. Ma se la cava davvero?
Le caratteristiche di REDSEC

La risposta è semplice e l’abbiamo già data in partenza: è una modalità che guarda a Warzone 1.0 e getta il guanto di sfida. La struttura è la stessa: 100 giocatori si fiondano dal cielo a terra con un paracadute, in team Duo o Quad – ebbene sì, non c’è una modalità solitaria. Si seleziona una classe prima di lanciarsi, assieme al kit composto solo da pistola e coltello. Una volta raggiunto il terreno, è il momento di esplorare l’arena e raccogliere armi e altro equipaggiamento. Il tutto, chiaramente, rimanendo entro i limiti posti dal muro di fuoco che, continuamente, restringerà il campo di battaglia fino a un’arena per combattimenti ravvicinati.
La mappa iniziale di Fort Lyndon è ben strutturata ma può ancora migliorare. L’intervallarsi di zone distinguibili e no man’s land compone un quadro interessante, con ambienti variabili e liberamente esplorabili anche con i vari veicoli presenti sulla mappa. Ci sono anche carri armati e blindati, ottenibili tuttavia solo dopo avere superato certe missioni. Queste ultime richiedono di raggiungere determinate location, sfidare avversari o concludere varie task per ottenere premi importanti, da artiglierie speciali a tessere magnetiche utilizzabili per entrare nei detti veicoli più forti e ostici da abbattere. Parlando proprio di artiglieria, all’interno di casse e furgoni sparsi per le varie location ci sono oggetti come UAV e attacchi a tappeto, estremamente utili per rivelare la posizione dei nemici, stanarli e sconfiggerli.
Un’altra caratteristica di Battlefield REDSEC è la presenza di kit arma che consentono di potenziare il proprio arsenale con accessori essenziali. Si tratta di un modo più “randomico” per ottimizzare un fucile, un rimedio provvisorio alla soluzione definitiva: sfruttare gli approvvigionamenti per accedere al proprio kit preferito, già rodato su Battlefield 6 o sempre in REDSEC ma con altre modalità.
Infine, al posto del Gulag di Warzone si ottiene un respawn automatico successivo alla prima morte. Una seconda chance gratuita, diciamo. Se poi si rimane da soli, è possibile attivare un’antenna per far rientrare tutti i membri della propria squadra attualmente rimossi dall’arena.
Il feeling della Battle Royale

Da non amante del filone, devo ammettere che Battlefield REDSEC è convincente nella sua dinamicità limitata. Rispetto a Fortnite e COD: Warzone 1.0 è meno frenetico ed è questo il suo punto di forza. La Battle Royale è classica ma più realistica, complice il gunplay tradizionale di Battlefield e la distruzione elevata degli ambienti che permette di cambiare radicalmente i connotati di Fort Lyndon.
L’aspetto tattico rende la battaglia più immersiva e ragionata. Ergo, la qualità dell’esperienza dipende molto dal gioco di squadra. Ogni giocatore del team può (e deve) sfruttare i benefici della classe selezionata per tenere a bada i nemici e riuscire a rimanere in piedi fino alla fine. L’Assalto permette di sfruttare la scala portatile per cambiare l’approccio a un edificio controllato da avversari. Lo Scout agevola l’individuazione e gli approcci più cauti. Il Geniere, invece, ha tutto ciò che serve per affrontare i carri armati e aprire le casseforti.
Nell’insieme, tuttavia, resta una modalità che non stupisce più. È solo un plus che, assieme alle già disapprovate microtransazioni, uniforma Battlefield 6 al resto del panorama degli sparatutto. Insomma, questa modalità di REDSEC è solo pensata per seguire le logiche di un mercato che non riesce a uscire dal binomio Battle Royale / Extraction Shooter.
Oltre REDSEC: tra Guanto d’Arme e Portal

La bellezza di questa iterazione gratuita sta quindi nelle altre due modalità. Guanto d’Arme offre un’esperienza di squadra che ricorda in tutto e per tutto The Finals. Otto squadre da quattro giocatori si sfidano in un set di quattro round con missioni differenti. Ci sono ad esempio una sorta di modalità Dominio e una corsa all’ottenimento di documenti (che assumono il ruolo dei soldi dello sparatutto multiplayer di Embark Studios), tra le varie opzioni. L’obiettivo è ottenere più punti possibile, dato che ogni round vengono eliminati due team fino alla lotta 4 v 4.
I match sono caotici, tesi e molto divertenti. Le mappe tendono a essere compatte e rendono il ritmo molto più serrato rispetto a una Battle Royale, avvicinandosi quindi a dei deathmatch a squadre con qualche obiettivo in più. Forse è proprio questa struttura, comunque ispirata e affatto unica nel suo genere, a far spiccare REDSEC.
Attenzione però alla modalità Portal. Se in Battlefield 2042 offriva l’opportunità di andare oltre i limiti temporali per creare scenari di guerra singolari, in Battlefield 6 e REDSEC abbonda come già fa Fortnite. Certo, non siamo ancora a quei livelli di sandbox, ma l’aumento del numero di modalità e mappe create dagli utenti fa solo ben sperare. Tra cloni di Counter-Strike, corse con i jet e altre opzioni già sperimentabili, Portal resta terreno molto fertile per divertirsi con gli amici nei modi più disparati, sfruttando la base che è quest’ultima edizione dello sparatutto EA.
