Il passo falso di Battlefield 2042 è stato il sintomo di quella che anche gli aficionados della saga definiscono una parabola discendente dopo l’iconico Battlefield 1, d’impatto sia per la campagna storica, sia per l’indimenticabile multiplayer. L’attesa di un nuovo capitolo più vicino all’apice del franchise, visto con Battlefield 3 e 4, era quindi spasmodica. Un mix di paura e speranza, posizionato tra il desiderio acuto di un multiplayer elettrizzante ed eventualmente una campagna cinematografica pronta a stupire. Un pacchetto che, durante la closed beta di Battlefield 6, sembrava essere sempre più vicino.
Questa prospettiva non risultava più l’utopia del fan più sfegatato, bensì qualcosa di tangibile e imminente. Non più un miraggio, ma l’incombente ritorno al glorioso passato della serie di FPS pubblicata da Electronic Arts. Il debutto ufficiale è avvenuto pochi giorni fa e qui non poteva mancare la recensione di Battlefield 6, dove verranno illustrati i punti di forza e, purtroppo, anche degli aspetti molto deboli.
La campagna di Battlefield 6 è dimenticabile

La criticità chiave del gioco è la campagna. Una storia che cerca di essere vicina a noi trattando il conflitto tra NATO e Pax Armata, fazione fittizia il cui obiettivo è stravolgere l’ordine mondiale attaccando l’alleanza atlantica. Si viene quindi sbattuti da un conflitto all’altro, in momenti temporali distanti e attraverso flashback di varie operazioni speciali.
Queste missioni restano incredibili da vedere e anche godibili, se si apprezzano esplosioni e picchi estetici. Inseguimenti, imboscate e conflitti incontenibili riescono a reggere un ritmo che in diversi momenti sa essere abbastanza piacevole. Ciò non basta, però, a compensare quell’assenza di un flavour logico che serve a una storia per funzionare.
La brevità della campagna, che si può concludere anche in meno di 8 ore, è un altro simbolo della mancanza di consistenza e profondità. Dove la regia riesce ad arrivare, la scrittura non posa nemmeno un mignolo sforzandosi di raggiungere un livello adeguato. Come se non bastasse, l’intelligenza artificiale dei nemici resta debole e limitata, facendo storcere il naso non poche volte.
In poche parole, si tratta di una parte di Battlefield 6 che si può dimenticare – o persino saltare a piè pari – senza troppi pensieri e rimorsi. Ed è un peccato, dato che nel franchise ci potrebbe essere spazio per cambiare il sapore di una campagna. Come? Ponendo l’enfasi sul coop, o esagerando attraverso la creazione di operazioni più vaste in scenari più aperti. Un po’ come le missioni di Operation Flashpoint, ArmA III, o un titolo della serie Ghost Recon come Wildlands o Breakpoint. Non emulandole, ma avvicinandosi con esperienze un po’ più sandbox e militari.
Il multiplayer è libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi

Se sul fronte giocatore singolo arranca, sul multiplayer abbonda e fa godere. Battlefield 6 soddisfa le aspettative generate con i leak dei video risalenti ai primi test e alimentate poi con gli stress test pubblici. Come citato in apertura, svecchia quanto necessario la formula vista con Battlefield 3 e 4, rimanendo comunque fedele alle colonne portanti del gameplay. Le classi fisse (assalto, supporto, ricognitore e ingegnere) ritornano abbandonando il fallimento degli operatori “specialisti”. Resta la libertà di scegliere tra le numerose armi disponibili al fine di creare il proprio kit ideale. Vengono comunque identificate delle armi caratteristiche per ciascuna classe.
In termini di feeling delle armi, Battlefield 6 restituisce ottime sensazioni – al netto di una serie di problemi con la registrazione dei colpi che vanno a segno. Lanciarsi in battaglia è sempre eccitante, grazie anche a mappe generalmente ben bilanciate e progettate con una logica ben chiara: creare punti focali dove lottare senza causare troppa dispersione. Dove si spara, poi, c’è sempre tanta distruzione. Gli edifici tornano a essere imprevedibili quanto basta nella loro demolizione, offrendo un riparo solamente per massimo 5-10 minuti dopo essere entrati in partita.
Questa dinamicità potrebbe far temere qualche intoppo con i server ma, durante l’intera recensione, non si sono fatti sentire oltre ai problemi con i “proiettili fantasma”. La stabilità a prescindere dalla modalità di gioco (che si tratti delle più vaste Conquista, Escalation e Sfondamento, o delle contenute Corsa e Deathmatch) consente di divertirsi per ore e ore, esplorando le nove mappe ora disponibili e attendendo le future aggiunte gratuite.
La modalità Portal espansa dopo la sperimentazione con Battlefield 2042 potrebbe rivelarsi sul lungo termine il vero asso nella manica per questo capitolo. Mappe ed esperienze personalizzate dalla community hanno le carte in regola per proporre modalità uniche, o riprese anche da altri titoli. Già ci sono mappe di Call of Duty nel database, per non parlare della riproduzione di Dust 2 in una modalità che riprende totalmente Counter Strike. Sarà necessario attendere mesi per vedere Portal maturare e arricchirsi, ma bisogna certamente tenere un occhio posato su tale sezione di Battlefield 6 alla luce delle evidenti potenzialità.
Un ritorno incompleto, ma assai gradito

La sezione più narrativa della serie sembra ormai posata sullo scaffale a prendere polvere. Questo tentativo di ridare lustro al singolo giocatore è fallito. La causa è la linearità eccessiva, senza identità e con una velocità di esecuzione fin troppo elevata. Un’occasione perduta che appare più un modo per consentire a chi non ha familiarità con il gameplay del titolo di fare pratica senza essere gettati nel tritacarne del multigiocatore, con una regia sì solida ma che fa fatica a tenere a galla questa componente del titolo.
È proprio qui che Battlefield 6 inizia a dimostrare la potenza del motore Frostbite, davvero ben ottimizzato e in grado di emozionare tra la distruzione delle mappe, le texture ben definite e la luce illumina gli spazi del gioco meravigliando lo sguardo. Nella nostra build con CPU AMD Ryzen 7 9700X, scheda video AMD Radeon RX 7800 XT e 32 GB di RAM si riesce a gestire perfettamente il 1080p. Dignitosamente, poi, anche il 1440p, anche se con qualche piccola debolezza nei momenti più stressanti per il sistema.
Il comparto audio resta eccezionale, specialmente se si seleziona il pacchetto sonoro V.A.L., ovvero Very Aggressive Listening. Il risultato è un mix spaventoso, d’impatto e ancor più impressionante con cuffie di qualità bilanciate al punto giusto. Veicoli, spari ed esplosioni creeranno uno scenario assai frenetico, immergendoci totalmente nell’azione.
Il risultato finale, quindi, è un Battlefield 6 effettivamente incompleto alla luce dell’infruttuosa campagna. Fortunatamente, gode di un multiplayer – dimensione centrale del gioco – sì imperfetto, ma grandioso già con queste premesse. Tra aggiornamenti futuri e la modalità Portal che già sta stupendo grazie alle creazioni della community, si prospetta essere un Battlefield for the ages.
La recensione in breve
Battlefield 6 pecca nella campagna, ricolma di scene cinematografiche ma senza alcuna identità. Ma, per quanto possa essere un punto spiacevole, non è effettivamente il selling point del titolo. Al contrario, è proprio la componente multiplayer a fare scintille. Shooting solido (anche se con qualche problemino nel netcode), classi tradizionali e mappe ben costruite sono la formula che rende il gioco assuefacente, una miscela esplosiva da cui è difficile staccarsi. Da un lato quindi il piattume; dall’altro, un piatto ricolmo di ingredienti già assaggiati ma cucinati sapientemente. Come la porzione di lasagne della nonna che non si mangiava da troppi anni e di cui si sentiva profondamente la mancanza.
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Voto Game-eXperience
