In occasione della nostra anteprima di Baby Steps abbiamo potuto dare un primo assaggio all’esperimento più recente firmato Bennett Foddy, altrimenti noto sul mercato per QWOP e Getting Over It with Bennett Foddy. Prodotto assieme a Gabe Cuzzillo e pubblicato con Devolver Digital, aveva già dato delle impressioni buone ma anche contrastanti, complice la forte stranezza che caratterizza pesantemente l’esperienza di gioco.
Ora che la versione completa è giunta nelle nostre mani, concedendoci di uscire dai minuti contati della demo a cui il pubblico ha avuto accesso fino a oggi, possiamo profilare meglio tale primo sguardo. Definire l’opera non è stato semplice. Non tanto per la sua difficoltà, quanto per la tipologia di avventura. Insolita, ma sorprendentemente attraente, anche se in un modo tutto suo.
Inettitudine surreale

Conoscere Nate è decisamente stravagante. È un bambinone fermo ancora alle cure di mamma, all’innocenza di ore passate davanti al televisore con i suoi show, snack e videogiochi preferiti. Alla perfezione di casa sua, alla comfort zone del seminterrato e alla nullafacenza. Abitudini tossiche da cui parte il viaggio nel bizzarro mondo di Baby Steps. Sconosciuto, surreale, sgradito da Nate sin dal primo minuto. Non è una terra accogliente, anzi è fortemente fastidiosa. L’unico modo per uscirne? Esplorarla e scoprire chi ci vive.
Questa avventura rappresenta l’uscita del protagonista dall’inettitudine. Un viaggio che Nate accoglierà non per suo desiderio, quanto più per inerzia. Un po’ lo dimostra il gameplay stesso, assieme alla storia proposta. Tra escursionisti, uomini cavallo e località ignote, l’insieme di interazioni costringe il grande bebè a uscire dal suo guscio. Se inizialmente la sua autorità è falsa e vuota, gradualmente si tinge di coraggio e forza, qualità che non entreranno mai a far parte pienamente di Nate ma che lo arricchiscono e lo trasformano.
Baby Steps è un walking simulator surreale che mostra una storia coming of age accelerata, sforzata ed esagerata in ogni suo aspetto. Un corso accelerato di (tentata) maturità che invita ad agire con calma, riflettendo su ogni mossa fatta per raggiungere un traguardo. Un invito, appunto, a procedere a passi piccoli osando, ma non troppo.
Il gameplay di Baby Steps: bilanciato…ma noioso?

Una sostanza quasi poetica che si scontra con un gameplay frustrante degno dello storico di Bennett Foddy…o forse no? Gli unici controlli consentono di muovere la gamba destra e sinistra, o di chinarsi per raccogliere determinati oggetti. Il fulcro dell’esperienza resta la deambulazione, data dal giusto controllo degli arti inferiori. Se all’inizio ciò può apparire piuttosto complicato, nell’arco di pochi minuti si arriva a capire la cadenza ideale del movimento, rendendola quasi una falcata.
Probabilmente si tratta del sistema più semplice concepito da Foddy nel contesto del suo portfolio, ed è anche molto solido e preciso. La frustrazione non emerge tanto nella storia principale, quanto nelle sfide secondarie – che, peraltro, costituiscono gli unici achievement ottenibili. La ragione di questa scelta di design sta nell’introduzione del mondo aperto esplorabile da Nate, pieno di attrazioni e stranezze. Luna park sommersi dal fango, castelli di sabbia e secchielli giganteschi, ma anche strutture in rovina da scalare. C’è di tutto, e questo tutto incuriosisce non poco.
Questo interesse per le stramberie disseminate nel mondo di Baby Steps, però, cozza con granelli di noia che si accumulano lentamente nel cammino. Camminare diventa intrigante soltanto nei momenti di vera difficoltà, come la scalata di pareti rocciose o l’attraversamento di ponti di legno in rovina. Rispetto a Getting Over It, poi, perdere l’equilibrio o poggiare il piede nei punti sbagliati non punisce alla stessa maniera, togliendo così la sensazione di dover affrontare momenti ad alto rischio da cui si possono ottenere in seguito ricompense succose.
Estetica insolita e imperfetta

La potenziale noia legata al cuore del gioco viene poi contrastata dal brio della surrealità di Baby Steps. Come già accennato, il mondo è piuttosto vasto e ciò si connette al legame tra Nate e gli altri personaggi della storia in modi inaspettati. Spesso si tratta di circostanze esilaranti che accendono il tono dell’esperienza. In altre occasioni, tuttavia, i brevi sketch non lasciano il segno. Ancora una volta, ci si trova davanti a vette e vuoti che si alternano in un dondolo di emozioni.
Molto particolare è la colonna sonora. Al di là dei momenti di silenzio, Baby Steps costruisce sonorità composte da rumori, versi di animali, musica vera e propria ed effetti variegati. Un contorno complesso che non tutti riusciranno a digerire, ma che si sposa perfettamente con l’estetica del titolo.
Parlando proprio di appeal, graficamente il gioco sembra essere volutamente imperfetto. Texture leggermente rovinate, capelli e vestiti non curati a dovere e animazioni che a momenti ricordano i film girati con Garry’s Mod. Anche questi elementi si uniscono bene con l’aspetto di Baby Steps, ma ciò non costituisce una valida giustificazione per errori più grossolani e ben evidenti, anche in grado di compromettere il movimento di Nate in caso di interazioni anomale tra arti e oggetti come cactus, rami o panchine.
Una nota a margine per l’esperienza su Steam Deck OLED. Con i colori più accesi e lo schermo più compatto, il gioco diventa di base più godibile. I controlli restano facili e accessibili, ma ci sono rari momenti in cui il framerate scende in modo fastidioso. Pertanto, ci sentiamo di consigliare l’esperienza in portabilità ma, eventualmente, accettando qualche compromesso grafico.
La recensione in breve
Approcciarsi a Baby Steps è semplice, completarlo meno, specialmente se puntate al 100% e se il surrealismo non è pane per i vostri denti. L’esperienza base vive di alti e bassi: da un lato, la linearità dell’avventura principale è intrigante ma ha diversi momenti in cui è poco saporita. Dall’altro, la natura aperta del gioco è un salto importante fatto dagli sviluppatori che dà i suoi frutti, ma può portare anche una forte noia e frustrazione. L’alternanza tra momenti ilari e porzioni scialbe è dunque parte dell’essenza di Baby Steps e Nate. Solo comprendendola nei suoi pregi e difetti si può inquadrare l’unicità del gioco, un quadro bizzarro capace di stupire e premiare, anche se solo fino a un certo punto.
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Voto Game-eXperience
