Quando pensiamo agli extraction shooter probabilmente ci vengono in mente Escape from Tarkov o magari Hunt: Showdown. Giochi tesi e impegnativi, dove ogni passo può essere l’ultimo e dove il nostro bottino può volatilizzarsi in un istante. Ma cosa succede quando uno studio che ha già dimostrato di saper innovare decide di mettere le mani su questo genere? La risposta si chiama Arc Raiders e arriva dritto dritto dagli Embark Studios che già ci hanno mostrato di cosa sono capaci con The Finals. E no non è un caso che lo stesso team che ha creato uno degli shooter più freschi degli ultimi anni si stia buttando su un progetto così ambizioso.
Il gioco è finalmente arrivato dopo anni di attesa e cambiamenti radicali lungo la strada. Originalmente annunciato come uno shooter cooperativo free-to-play, ha subito una trasformazione completa diventando un extraction shooter PvPvE a pagamento. E questa evoluzione non è stata casuale ma il risultato di un team che ha capito cosa voleva veramente realizzare. Il lancio è previsto per il 30 ottobre 2025 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam ed Epic Games Store. E sì, è un gioco esclusivamente next-gen perché gli sviluppatori voglioni spremere al massimo l’hardware moderno.
Ma prima di tuffarci nei dettagli facciamo un passo indietro. Gli extraction shooter sono quella particolare categoria di giochi dove entriamo in una mappa con un equipaggiamento già prestabilito, raccogliamo risorse e oggetti preziosi mentre combattiamo contro nemici controllati dall’intelligenza artificiale e altri giocatori reali. Il trucco sta nell’uscirne vivi, anche perché se finiamo al creatore perdiamo tutto quello che abbiamo raccolto. È una formula adrenalinica, che mescola strategia, rischio e ricompensa in un cocktail esplosivo. Arc Raiders prende questa ricetta e ci aggiunge ingredienti suoi in una ambientazione post-apocalittica dove robot giganteschi chiamati ARC hanno conquistato la superficie terrestre. Noi abbiamo avuto la possibilità di provarlo in versione PC, fianco a fianco con gli sviluppatori (erano nella nostra squadra nel corso della sessione di gioco), in un evento esclusivo e in anteprima.
Un mondo diviso in due: superficie e sottosuolo

La premessa narrativa di Arc Raiders è semplice ma efficace. La Terra del futuro non è più il pianeta che conosciamo. Misteriose macchine chiamate ARC hanno invaso la superficie costringendo l’umanità a rifugiarsi sottoterra nella città di Speranza. Ma non tutti sono contenti di vivere come talpe in un bunker sotterraneo. Qui entrano in scena i Raiders: coraggiosi o forse semplicemente disperati che decidono di risalire in superficie per saccheggiare risorse e manufatti preziosi.
Questa divisione – tra mondo sotterraneo e superficie – non è solo narrativa ma rappresenta il cuore pulsante del gameplay. Speranza è il nostro hub sicuro dove torniamo dopo ogni raid. Qui possiamo vendere il bottino raccolto, craftare nuove armi ed equipaggiamento, migliorare le statistiche attraverso un albero delle abilità e accettare missioni dai vari mercanti. È il nostro rifugio, dove pianifichiamo la prossima sortita e ci prepariamo mentalmente a quello che ci aspetta lassù. L’ambientazione sotterranea non è un semplice menu mascherato ma un vero e proprio spazio sociale, dove incontrare altri giocatori e immergerci nell’atmosfera di una comunità che lotta per sopravvivere.
Quando decidiamo di salire in superficie le cose cambiano drasticamente. Il gioco ci dà trenta minuti per fare quello che dobbiamo fare. Può sembrare tanto ma quando siamo là fuori, con i droni ARC che ci braccano e altri Raiders pronti a spararci alle spalle, il tempo vola. La superficie è divisa in quattro mappe diverse (disponibili al lancio), ognuna con le proprie caratteristiche ambientali e pericoli. Embark Studios ha scelto di ambientare il gioco, tra le altre, anche nei resti dell’Italia, dove la storia antica si mescola con infrastrutture futuristiche per i viaggi spaziali. Immaginate rovine romane accanto a piattaforme di lancio arrugginite e capirete il fascino visivo di questo mondo.
L’idea del (post) post-apocalisse, così come lo chiamano gli sviluppatori, è interessante. Non siamo nell’immediato dopo la catastrofe ma in un periodo dove l’umanità ha già trovato un modo per sopravvivere (anche se precario). C’è una società sotterranea che funziona con le sue regole e gerarchie. I Raiders non sono semplici sopravvissuti ma quasi degli avventurieri o dei mercenari, che rischiano la vita per migliorare le condizioni della colonia. Questo dà al gioco una dimensione in più rispetto ai soliti scenari apocalittici.
Il loop di gioco: rischio e ricompensa al massimo livello

Il cuore di Arc Raiders sta nel suo loop di gameplay, che alterna fasi di preparazione a momenti di tensione pura. Prima di ogni raid dobbiamo decidere cosa portarci dietro. Abbiamo armi migliori ma rischiamo di perderle se moriamo? Oppure andiamo con equipaggiamento base ma più sicuro? Ogni scelta ha conseguenze e questa è la bellezza del genere extraction.
Una volta in superficie iniziamo a esplorare. La mappa è piena di luoghi da saccheggiare: edifici abbandonati, depositi militari e accampamenti improvvisati, giusto per fornire un assaggio. Va ricordato, nel corso di ogni partita, che ogni angolo può nascondere risorse preziose o una trappola mortale. Il gioco ci ha consentito di giocare in solo o in squadre fino a tre giocatori (una scelta da effettuare con molta attenzione in quanto influenza profondamente l’esperienza). In solitaria si è più furtivi e possiamo anche evitare gli scontri ma si è anche più vulnerabili. In squadra, invece, abbiamo la forza dei numeri ma si è anche più rumorosi e visibili.
Gli ARC sono il pericolo costante. Non sono semplici nemici da abbattere ma vere e proprie minacce che vanno studiate. Ci sono droni che pattugliano in sciami, giganti meccanici che possono obliterare interi edifici e tutta una gamma di macchine intermedie. Ogni tipo di nemico ha punti deboli specifici e pattern di attacco diversi. Non possiamo semplicemente sparare a tutto quello che si muove perché le munizioni sono preziose (e anche molto scarse) e fare troppo rumore attira solo altri problemi.
Ma il vero colpo di genio è la presenza della componente PvPvE. Mentre ci difendiamo dagli ARC dobbiamo sempre tenere d’occhio gli altri Raiders. Potrebbero, infattim essere alleati temporanei contro una minaccia comune oppure predatori pronti a rubarci il bottino appena abbassiamo la guardia. Questa dinamica crea situazioni incredibilmente tese. Nel corso della nostra prova, della durata di circa 4 ore (al netto di qualche crash), non abbiamo mai avuto il piacere di scontrarci contro altri Raiders, di contro abbiamo apprezzato il livello di tenacia dei vari ARC. Buttarli giù non è affatto facile.
Il sistema di estrazione è altrettanto importante. Non basta sopravvivere, dobbiamo anche riuscire a tornare a casa (considerando che il processo è assai rumoroso e attira l’attenzione di tutti quelli che sono presenti in zona, umani e non). Ci sono punti di estrazione sparsi per la mappa: ascensori, stazioni della metro e portelli speciali che richiedono chiavi per essere aperti (ma sono più sicuri). La scelta circa il quando estrarre è cruciale: possiamo andarcene presto con un bottino modesto ma sicuro oppure rischiare ancora un po’ per quella ricompensa succosa. Ma più rimaniamo in superficie più aumentano le probabilità di incontrare problemi.
Il sistema di progressione: costruiamo il nostro Raider perfetto

Una delle critiche classiche, mosse contro il genere degli extraction shooter, è che possono essere spietati con i nuovi giocatori. Embark Studios sembra aver capito questo problema e ha creato un sistema di progressione che premia l’impegno senza essere punitivo. L’esperienza che guadagniamo non si perde con la morte: accumulando XP sblocchiamo punti abilità da investire in un albero che si divide in tre rami principali, ovvero Sopravvivenza, Mobilità e Condizionamento.
Il ramo Sopravvivenza ci rende più resistente e ci dà abilità per gestire meglio le situazioni pericolose. Mobilità ci rende più veloci e agili, permettendoci di muoverci meglio sul campo di battaglia. Condizionamento migliora la nostra capacità di portare equipaggiamento e di resistere allo sforzo prolungato. La cosa bella è che possiamo mixare le abilità come preferiamo, creando build personalizzate che si adattano al nostro stile di gioco.
Ma la progressione non è solo questione di statistiche. C’è un intero sistema di crafting che ci permette di creare armi equipaggiamento e gadget. Utilizziamo materiali raccolti in superficie per fabbricare oggetti sempre più potenti, possiamo anche improvvisare riparazioni sul campo quando siamo in difficoltà. Questo aggiunge un ulteriore strato strategico perché dobbiamo decidere cosa craftare, cosa vendere e cosa tenere per dopo.
I mercanti di Speranza sono altresì fornitori di missioni, che non sono solo scuse per farci uscire in superficie ma raccontano storie e rivelano dettagli sul mondo e sui suoi abitanti. Completare le quest ci dà accesso ad equipaggiamento speciale, materiali rari e sblocca nuove possibilità di gioco. È un modo intelligente per guidare i giocatori attraverso il contenuto senza forzare troppo la mano.
L’Impatto di Unreal Engine 5: bellezza, tecnica e prestazioni

Arc Raiders gira su Unreal Engine 5 e si vede. Gli sviluppatori hanno sfruttato al massimo le capacità del motore per creare un mondo visivamente impressionante. L’illuminazione globale è dinamica e realistica, con ombre che si muovono naturalmente e riflessi che danno profondità agli ambienti. La qualità delle texture è alta e il livello di dettaglio negli ambienti è notevole.
Ma quello che colpisce davvero è l’atmosfera. Il contrasto tra il mondo sotterraneo vibrante e colorato di Speranza e la superficie desolata ma stranamente bella è potente. In superficie vediamo i resti della civiltà invasi dalla natura, con macchinari giganteschi che dominano l’orizzonte. L’ambientazione italiana dona al gioco un’identità visiva unica: non sono i soliti deserti o foreste post-apocalittiche ma paesaggi mediterranei con architettura storica mescolata a fantascienza.
L’incognita è insita nel bilanciamento tra la dimensione della mappa e le possibilità in termini di cose da fare (al netto del tempo a disposizione). Nel corso della nostra anteprima, siamo rimasti sopraffatti dal “troppo”, non avendo mai la possibilità di decidere un ordine di priorità sulle cose da fare. I dev ci guidavano verso le zone “più succose” sul fronte bottino, ma l’assenza di indicazioni chiare aumenta di molto l’effetto dispersione. A ridosso dell’ultima ora di gioco, abbiamo iniziato a capire come muoversi lungo la mappa e interpretare i vari “segni” suggeriti dal level design.
Riflessioni finali: vale la pena tuffarsi?
Arc Raiders arriva in un momento interessante. Il genere extraction shooter sta crescendo ma non è ancora saturo come i battle royale o gli hero shooter. Embark Studios ha dimostrato di saper creare giochi solidi e innovativi. The Finals ha dimostrato che possono gestire un live service con competenza e Arc Raiders rappresenta un passo ambizioso in un genere diverso.
L’appuntamento è fissato per il 30 ottobre. I Raiders stanno per salire in superficie e noi saremo lì con loro, pronti a rischiare tutto per quella ricompensa preziosa. Perché alla fine è proprio questo il fascino degli extraction shooter: quel momento di tensione pura, quando dobbiamo decidere se continuare o tornare a casa. Arc Raiders sembra aver capito perfettamente questa formula e non vediamo l’ora di vedere di che pasta è fatto.
