Di emuli di Minecraft, oggi, il mercato videoludico è (eccessivamente) florido: titoli appartenenti al genere sandbox come Terraria o Dragon Quest Builders dove il mondo di gioco e ogni elemento al suo interno è composto da cubetti di colori e materiali differenti con cui è possibile costruire qualsiasi cosa venga partorita dalla nostra creatività. Una formula, questa, che ha subito svariate declinazioni di genere nel corso degli anni, al punto che qualcuno ha ben pensato di utilizzarla per realizzare un Massive Mutiplayer Online game. È così che nasce Boundless, MMO sviluppato dallo studio Wonderstruck e distribuito nientemeno che da Square Enix. Il titolo, dopo una lunga fase di early access su Steam (dal 2014, quando il progetto si chiamava ancora Oort Online) è finalmente disponibile all’acquisto dall’11 settembre scorso su PC e PS4. Ora, il titolo è ben lontano dall’essere completo ma, già allo stato attuale, lascia intravedere un enorme potenziale.
Ah, vi ho già detto che Boundless è completamente localizzato in italiano?

No Minecraft’s Sky

La prima cosa che ci viene richiesta all’avvio del gioco è quella di creare un account per collegarsi ai server di Boundless. Si tratta di una procedura estremamente veloce ma indispensabile, visto che parliamo di un MMO. Il titolo, è giusto sottolinearlo, non richiede alcun abbonamento mensile per essere fruito ma, su PS4, sarà comunque necessario essere utenti PS Plus.
Dopo questa “fastidiosa” pratica, saremo chiamati a creare il nostro alter ego: qui, purtroppo, le opzioni di personalizzazione sono estremamente modeste e si limitano alla scelta del colore degli occhi, della pelle del nostro alieno-protagonista e del tipo di acconciatura. C’è da dire che l’estetica del personaggio non è molto accattivante, ma fortunatamente potremmo decidere se giocare in prima o in terza persona con la semplice pressione di un tasto. Sbrigate queste incombenze, Boundless ci chiederà su che tipo di pianeta vogliamo iniziare la nostra esperienza, se su di uno con creature pacifiche, o su di uno con esseri ostili. Il mio consiglio è puntare sulla prima opzione, così avrete tempo di apprendere le meccaniche e potrete imparare a destreggiarvi tra le numerose schermate. Una volta fatto ciò, verremo teletrasportati nell’hub del gioco, il Sanctum, nel quale impareremo come viaggiare tra i numerosi pianeti-server e da cui verremo indirizzati verso il nostro primo mondo. Per almeno una trentina d’ore, se non di più, questo sarà la nostra unica casa e dovremo apprendere il più possibile su tutto ciò che ci circonda. Proprio a tal fine il titolo ci accompagna per mano in un lungo tutorial che spiega come raccogliere risorse, creare materiali e strumenti (come martelli per distruggere minerali o accette per tagliare la vegetazione) e costruire un’abitazione: quest’ultima attività, in particolare, è più complessa di quanto possa sembrare e richiede di completare alcune fasi intermedie prima di iniziare ad edificare. Anzitutto, sarà necessario realizzare una fonte di energia, cioè un falò o un faro che delimiteranno una porzione di terreno la quale, fintanto che le loro luci saranno operative, non verrà alterata dai mutamenti del pianeta. Ogni mondo infatti periodicamente muta la propria conformazione per rinnovare le proprie risorse, modificando tutta la sua superficie ad accezione, appunto, delle aree che abbiamo messo al sicuro in questo modo. Parliamo di pianeti persistenti popolati da centinaia di giocatori che come noi sono a caccia di filoni d’oro o legni pregiati e tali risorse, se non rinnovate, finirebbero per diventare eccessivamente costose da acquistare o, addirittura, per scomparire.

Tornando alle fonti di luce: tanto i falò quanto i fari hanno una durata limitata, poche ore i primi e quattro settimane i secondi. Quest’ultimi (che ovviamente sono la scelta più indicata in virtù della loro durata) andranno ricaricati periodicamente attraverso del carburante, un materiale facile da realizzare ma essenziale per non perdere tutto il lavoro fatto all’interno del nostro territorio. Una trovata, questa, molto intelligente che consente non solo di tenere sempre attiva l’utenza su Boundless ma anche di liberare lo spazio occupato da giocatori che, magari dopo una prova veloce, hanno deciso di abbandonare il titolo.
Comunque, una volta alimentato il faro potremmo espandere la nostra area occupando, attraverso uno specifico oggetto, slot di terreno adiacenti alla fonte di energia. C’è da dire però che non potremmo espanderci a piacimento e il numero degli spazi di terreno occupabili andrà incrementato acquistando delle specifiche casse nel menù, con Cubit (rara moneta di gioco che si affianca alla valuta di base con cui acquistare risorse da altri giocatori) o con soldi reali. Purtroppo la più grande pecca di questo titolo, e che ci lascia interdetti per la sua capacità in astratto di influenzare negativamente l’esperienza di gioco sul lungo periodo, è proprio la presenza di un market di questo tipo che, a detta dello sviluppatore, è stata la logica conseguenza alla mancata introduzione di un abbonamento mensile. A onor del vero, nel nostro provato non abbiamo sentito la necessità di spendere denaro di tasca nostra anche perché il titolo mette a disposizione una lunga serie di sfide che, una volta completate, premiano il giocatore con un buon quantitativo di Cubit. Sfide che, tra l’altro, consentono di acquisire velocemente punti esperienza con cui salire di livello e ottenere punti abilità da spendere nell’apposita voce del menù per migliorare le statistiche del nostro alter ego, le sue capacità e la sua padronanza con gli strumenti. Quest’ultima in particolare risulta fondamentale non solo per estrarre, raccogliere, o lavorare i materiali più facilmente ma anche per sopravvivere alle incursioni dei vari animali presenti sul pianeta, soprattutto se avete scelto, tra le opzioni iniziali, di iniziare in un habitat ostile. Purtroppo, in linea di massima, all’interno dei mondi tendono a ripetersi sempre le stesse tipologie di nemici modellati, per di più, in maniera grossolana e molto simile tra loro. Ma questo, in fondo, è un problema trascurabile visto che il combattimento è solo una piccola componente di un gioco estremamente più vario come Boundless.

Comunque, in alternativa ai Cubit e alla mancanza di slot, potremo sempre espandere il nostro territorio grazie al supporto di altri giocatori, creare una gilda ed edificare veri e propri regni: starà solo a noi decidere, in questo caso, quale ruolo ricoprire per incrementare il benessere della città. È possibile vestire i panni del mercante e commerciare con altri giocatori che vengono in visita da noi; costruire opere maestose o innalzare mura per difendere la nostra comunità; andare a caccia di animali e di risorse per combattere il denutrimento, uno status che si manifesta (purtroppo senza alcun preavviso) dopo lunghi periodi di attività senza mangiare e che porta velocemente alla morte. Di fatto, il game over in Boundless non esiste e, una volta terminata l’energia, verremo teletrasportati nel Sanctum con un malus temporaneo all’esperienza che acquisiremo da lì in poi.

Insomma, Boundless è un universo in continua espansione in cui ogni pianeta è unico non tanto per flora e fauna ma per i suoi abitanti e per la loro creatività.
Un gioco che, nonostante sia ancora lontano dall’essere completo e la presenza di qualche (sporadico) rallentamento, è in grado di garantire ore e ore di divertimento, senza contare i futuri aggiornamenti che conterranno, tra l’altro, una modalità PvP per ora del tutto assente.
Siamo solo curiosi di vedere come evolverà il gioco e dove Wonderstruck lo condurrà.

Versione testata: PS4

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