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A Plague Tale Requiem Recensione

A distanza di 3 anni, Amicia e Hugo tornano a calcare il più importante dei palcoscenici: riuscirà A Plague Tale: Requiem a replicare gli ottimi risultati del titolo d’esordio?

Cos’hanno in comune aerei, film della Pixar e la Francia medioevale? Apparentemente nulla, ma è il variegato curriculum della software house Asobo, specializzatasi nei suoi primi anni di vita nella realizzazione dei tie-in dedicati ai film Disney-Pixar, poi cimentatasi nel quasi-tripla A A Plague Tale: Innocence. Ed è proprio dell’attesissimo sequel delle avventure di Amicia e Hugo che parleremo in questo articolo, giunto dopo il completamento dei lavori su Microsoft Flight Simulator. A Plague Tale Requiem riprende da dove era finito Innocence, raccontandoci i nuovi pericoli affrontati dai due giovani protagonisti in una Francia medioevale devastata dalla peste e…dai topi. Pensavate di esservi liberati dagli stramaledetti ratti?

A Plague Tale Requiem ovvero c’era una volta in Francia

Facciamo un piccolo passo indietro. Siamo a metà del XIV secolo, i fratelli Hugo e Amicia sono costretti a scappare dal proprio villaggio natio poiché le armate dell’Inquisizione sono sulle tracce del più giovane dei due. Il piccolo Hugo infatti è affetto sin dalla nascita da una malattia, la Macula, che sembra suscitare l’interesse degli inquisitori francesi. La madre, una rinomata alchimista, aveva cercato per anni di proteggere il figlio tenendolo rinchiuso in una torre, mentre all’esterno dilagava la peste nera. Durante la loro fuga i due fratelli scoprono una piaga ben peggiore della peste stessa: banchi di ratti inferociti in grado di divorare qualsiasi cosa, luogo e persona.

In A Plague Tale: Innocence scoprivamo la connessione fra l’invasione di ratti e la Macula di Hugo, grazie alla quale il piccolo ragazzo era in grado di comunicare ed interagire con loro, pur soffrendo le pene causate dalla malattia. Dopo innumerevoli fughe e scontri con i propri aguzzini desiderosi di rapire il giovane per impossessarsi di quel tremendo potere, Hugo e Amicia riuscirono a fuggire mettendosi momentaneamente alle spalle quelle terribili vicende. A Plague Tale Requiem si apre quindi con i giovani fratelli, sei mesi dopo l’epilogo, intenti a ricominciare una vita da capo alla costante ricerca di una cura per la Macula. Inutile specificare che i problemi per i due sono tutt’altro che finiti, anzi. Gli inquisitori sono più agguerriti che mai e la furia famelica dei ratti è ben lontana dall’essere placata. 

A Plague Tale Requiem

Montagne di ratti, barche di ratti, autostrade di ratti, navi cariche di ratti

Partiamo dai veri antagonisti di A Plague Tale: i topi. Dopo averci ammorbato nel primo capitolo queste creature sono pronte a darvi filo da torcere anche in questo sequel. Rispetto al primo capitolo però, la mole di topi che infesta i poveri villaggi della Francia medioevale è raddoppiata, se non quadruplicata. I ragazzi e le ragazze di Asobo hanno spinto decisamente sull’acceleratore utilizzando i topi a mo’ di pittura per dare sfogo alle più assurde creazioni, da imponenti onde composte di soli ratti fino ad altissime muraglie di roditori. Come già accadde con il suo predecessore, anche in A Plague Tale Requiem i ratti avranno conseguenze letali su Amicia e compagni. Basterà infatti avventurarsi in una zona buia popolata da queste creature per lasciarci le penne. L’unica via di salvezza è, ancora una volta, la luce. Accendendo fuochi, appiccando incendi e creando scintille tramite polvere da sparo sarà possibile allontanare le bestioline per crearvi così nuovi varchi utili a raggiungere indenni la destinazione. 

La Macula di Hugo, per quanto devastante e degenerativa, ha anche i suoi lati positivi. Grazie alla malattia del piccolo infatti, potrete sfruttare la sua capacità di connettersi alle menti dei roditori per comunicare con loro e sfruttare i loro sensi per individuare i nemici nascosti, un potere utilissimo nelle fasi stealth del gioco. Questa funzione sarà accessibile soltanto da circa metà della vostra avventura, quando le cose si faranno più complicate per il duo Amicia e Hugo. Oltre a ciò, ma unicamente in alcuni specifici segmenti, potrete addirittura controllare banchi di ratti per divorare i vostri nemici.

A Plague Tale Requiem

La vera piaga siamo noi

Anche la componente umana del cast di A Plague Tale Requiem ha il suo peso nell’economia del gameplay del titolo di Asobo. Se infatti i ratti possono essere spesso evitati o semplicemente ignorati, altrettanto non potrete fare con le spietate guardie al soldo degli inquisitori della Francia. Spesso e volentieri vi ritroverete in situazioni di netto svantaggio, nelle quali dovrete procedere con cautela per evitare di trovarvi faccia a faccia con energumeni ben più armati ed equipaggiati di voi. A Plague Tale Requiem offre per la prima volta la possibilità di contrastare, almeno in parte, i nemici con la propria forza fisica, ma come ultima chance. Il modo migliore per cavarsela in questi casi, come da manuale del genere stealth, è quella di muoversi indisturbati passando attraverso l’erba alta, sgattaiolando sotto carri o saltando sopra le staccionate. 

Fortunatamente, Amicia potrà contare su alcune armi oltre che sul supporto alchemico di Lucas, uno dei personaggi che vi accompagneranno in questa avventura. La mira infallibile di Amicia con la sua fionda sarà il vostro più prezioso alleato in A Plague Tale Requiem, grazie alla quale la protagonista potrà interagire con alcuni elementi ambientali a distanza oppure sferrare un colpo mortale ai nemici più sprovveduti. Qualora invece i vostri nemici si rivelassero più furbi del previsto e avessero quindi un elmo in testa, ecco che subentrano i trucchetti ideati dal buon Lucas. Per esempio, potrete creare munizioni infuocate con le quali appiccare dei fuochi a distanza per crearvi ulteriori via di fuga. Viceversa, sfruttando il sale, potrete spegnere le torce dei nemici per indirizzare così i ratti verso di loro. Anche la pece, introdotta in A Plague Tale Requiem, vi aiuterà in più di un’occasione. Verso la seconda metà del gioco sbloccherete anche un’altra arma ben più versatile e letale della semplice fionda, il cui uso però andrà centellinato a causa delle poche munizioni.

L’unione fa la forza

Pur non essendo un titolo cooperativo ma unicamente un action in single player, la cooperazione è essenziale in A Plague Tale Requiem. Amicia sarà quasi sempre affiancata da un comprimario con il quale è possibile interagire per azionare manovelle o spostare piattaforme altrimenti impraticabili in solitudine semplicemente impartendo alcuni piccoli comandi. Gli enigmi in A Plague Tale Requiem sono un buon espediente per staccare fra uno scontro e l’altro e, pur non brillando per varietà originalità, sono un ottimo modo per approfondire il rapporto fra Amicia e i suoi alleati. Anziché eccedere nelle cutscene infatti, A Plague Tale Requiem preferisce raccontarci i suoi personaggi mentre sono all’opera e mentre collaborano fra loro, mostrandoci il lato più umano del cast.

Il flusso di dialoghi di A Plague Tale Requiem è infatti il fiore all’occhiello dell’opera di Asobo che ben si mescola con il suo gameplay, arrivando quasi a sovrastarlo. Se infatti sulla narrativa ci sono pochi dubbi, parliamo di una storia toccante in un contesto realizzato maniacalmente da esperti storici, la giocabilità di questo sequel è minata dagli stessi difetti dell’originale, dalla troppa farraginosità del combat system e dalla sostanziale ripetizione degli stessi schemi per quasi tutta la durata del gioco. L’equilibrio in videogame simili è fondamentale e se A Plague Tale Requiem dà il meglio di sé quando si tratta di utilizzare le poche risorse a disposizione per compiere grandi imprese, finisce per rovinare tutto perdendosi in inutili sezioni di risse a suon di fionda di cui avremmo fatto volentieri a meno.

A Plague Tale Requiem

Arte neoclassica

Tecnicamente Asobo ha compiuto alcuni passi in avanti con A Plague Tale Requiem. In particolar modo, le ambientazioni che fanno da teatro alle vicende narrate nel gioco sono state realizzate in maniera dettagliata e spettacolare. Dai vicoli dei villaggi ricolmi di bancarelle alle piazze affollate di persone, passando per paesaggi naturali mozzafiato, A Plague Tale Requiem è uno spettacolo per gli occhi sotto quasi tutti i punti di vista. Condizionale d’obbligo visto il framerate non entusiasmante, con vistosi cali in alcune specifiche sezioni del gioco che sporcano leggermente la resa visiva del titolo Asobo e che, si spera, verrà fixato al più presto tramite il rilascio di patch.

Per la seconda volta consecutiva il doppiaggio italiano non è fra le lingue selezionabili. A meno che non preferiate tedesco, spagnolo o cinese semplificato, le scelte si riducono quindi a due: l’irreprensibile inglese oppure il ben più azzeccato francese, consigliato a chi vuol vivere un’esperienza ancor più realistica. Purtroppo abbiamo constatato che in nessuno dei due casi è possibile beneficiare del lip sync. Un peccato se si pensa ai toni drammatici e teatrali che contraddistinguono le vicende narrate in A Plague Tale Requiem. Nemmeno le animazioni facciali ci hanno convinto appieno, spesso troppo poco allineati ad un doppiaggio che, ancora una volta, si riconferma di ottima fattura. Notevole anche la colonna sonora composta da Olivier Deriviere che contribuisce a rendere ancora più realistica ed immersiva l’esperienza di gioco.

Commento Finale

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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