Un dipendente di Ubisoft è stato licenziato a distanza di poche settimane dopo aver espresso critiche pubbliche nei confronti dell’azienda. Si tratta di David Michaud-Cromp, lead presso Ubisoft Montreal con oltre 13 anni di esperienza nello studio. Dopo una sospensione disciplinare di tre giorni, arrivata in seguito a commenti diffusi sui social, Ubisoft ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato. La notizia ha attirato attenzione perché si inserisce in una fase particolarmente delicata per il colosso francese.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Michaud-Cromp (grazie a Kotaku), la sospensione iniziale era legata a “commenti pubblici” riguardanti la nuova politica di ritorno obbligatorio in ufficio e a una presunta violazione del “dovere di lealtà”. Nei messaggi, pubblicati anche su canali interni come Agora, il dipendente aveva criticato duramente la gestione aziendale, le chiusure di studi, le scelte di investimento nei giochi come servizio e alcune decisioni dirigenziali, sostenendo che a pagare le conseguenze fossero soprattutto i lavoratori, mentre il management continuava a beneficiare di compensi elevati.
Il contesto è quello di una profonda ristrutturazione annunciata da Ubisoft nelle ultime settimane, resa possibile anche da un accordo finanziario sostenuto da Tencent. Il piano ha comportato cancellazioni di progetti importanti, tra cui il remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, nuovi licenziamenti e un cambio radicale delle modalità di lavoro, con l’obbligo per i dipendenti di tornare in sede cinque giorni a settimana. Una scelta che ha generato malcontento diffuso all’interno degli studi.
Dopo la sospensione, Michaud-Cromp ha confermato pubblicamente il licenziamento, evitando di entrare nei dettagli ma chiarendo che non si è trattato di una decisione volontaria. Ubisoft, interpellata sulla vicenda, ha risposto con una dichiarazione ufficiale in cui afferma che “esprimere feedback o opinioni in modo rispettoso non porta al licenziamento”, sottolineando l’esistenza di un Codice di Condotta che viene firmato annualmente dai dipendenti. In caso di violazioni, spiega l’azienda, vengono applicate procedure graduate in base alla gravità e alla reiterazione dei comportamenti.
Parallelamente, Michaud-Cromp ha ribadito la propria posizione sul lavoro remoto, evidenziandone i benefici in termini di inclusione, documentazione delle decisioni e collaborazione a lungo termine. Pur riconoscendo che alcune attività funzionano meglio in presenza, ha sostenuto che l’efficacia dei team dipende soprattutto da fattori come chiarezza degli obiettivi, fiducia, strumenti adeguati e comunicazione, più che dalla semplice vicinanza fisica.
La vicenda mette in luce le tensioni interne che attraversano Ubisoft in questa fase di transizione e solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra critica interna, politiche aziendali e tutela dei lavoratori nell’industria videoludica.
