La tensione interna a Ubisoft è esplosa dopo l’annuncio di nuovi licenziamenti, con i sindacati francesi che hanno votato all’unanimità per organizzare uno sciopero contro l’azienda. La protesta si svolgerà tra il 10 e il 12 febbraio 2026, dove al centro della contestazione troviamo la ristrutturazione in corso, che prevede chiusure di studi e riduzione del personale. Una fase critica che segna uno dei momenti più difficili nella storia recente del publisher.
Secondo quanto riportato dalla testata francese Les Echos (grazie ad Insider Gaming), lo sciopero è stato indetto congiuntamente da più sigle sindacali che rappresentano i lavoratori Ubisoft: STJV, Solidaires Informatique, CFE-CGC, CGT e Printemps Écologique. Le organizzazioni hanno inoltre annunciato l’intenzione di coordinarsi con sindacati internazionali, con l’obiettivo di portare l’attenzione sulla situazione del gruppo anche fuori dalla Francia.
Alla base della mobilitazione ci sono le misure di austerità introdotte dall’azienda. Ubisoft punta a ridurre i costi fissi di circa 200 milioni di euro nell’arco dei prossimi due anni, un piano che include la chiusura di diversi studi e licenziamenti su larga scala. Il primo intervento concreto è già stato comunicato: 200 posti di lavoro verranno eliminati presso la sede centrale di Parigi.
I sindacati contestano anche il ridimensionamento dello smart working, interpretato come una strategia indiretta per spingere parte del personale alle dimissioni. Le stime parlano di un impatto potenzialmente molto ampio: fino al 20% dei lavoratori della sede centrale e circa il 5% dell’intera forza lavoro Ubisoft in Francia potrebbero essere coinvolti.
La ristrutturazione ha già avuto conseguenze rilevanti sul piano produttivo. Sei progetti sono stati cancellati, tra cui il remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, mentre altri sette titoli sono stati rinviati. Al momento, per il 2026 risulta annunciato solo Heroes of Might and Magic: Olden Era. La nuova organizzazione dell’azienda prevede un focus su avventure open world ed esperienze live service, gestite da cinque divisioni principali, ma proprio i dipendenti di queste strutture temono ora per la stabilità dei loro posti di lavoro.
