Ubisoft potrebbe licenziare presto più di 2.000 dipendenti nel tentativo di ridurre drasticamente i costi operativi. La notizia emerge a margine dell’annuncio ufficiale di una massiccia ristrutturazione aziendale, che ha attirato l’attenzione soprattutto per la cancellazione di progetti e la riorganizzazione delle divisioni creative. In realtà, l’aspetto più critico riguarda l’impatto umano delle scelte del gruppo, con la transizione che non è finita e nei prossimi anni potrebbe colpire migliaia di lavoratori. Una situazione che solleva interrogativi profondi sul futuro del publisher.
La ristrutturazione di Ubisoft prevede la creazione di cinque nuove divisioni creative, ognuna focalizzata su specifiche serie o competenze, inclusa una divisione supportata dal colosso cinese Tencent. Questo riassetto è accompagnato da una strategia di riduzione dei costi articolata in più fasi. Attualmente l’azienda si trova ancora nella seconda fase, avviata circa quattro anni fa, che puntava a un risparmio di 300 milioni di euro annui.
I numeri mostrano chiaramente gli effetti di questa politica. Secondo i dati ufficiali, Ubisoft è passata da 20.729 dipendenti nel settembre 2022 a 17.097 nel settembre 2025, con una perdita di 3.632 posti di lavoro. In questo periodo sono stati chiusi numerosi studi internazionali, tra cui Londra, Osaka, San Francisco, Leamington, Halifax e Stoccolma. Una riduzione significativa che ha già lasciato un segno profondo all’interno dell’azienda.
Nonostante ciò, il processo di taglio non è terminato. Ubisoft ha confermato l’arrivo di una terza e ultima fase di riduzione dei costi, con l’obiettivo di risparmiare ulteriori 200 milioni entro la fine di marzo 2028. Secondo le stime di diversi analisti e insider del settore, una misura di questa portata potrebbe tradursi in circa 2.400 nuovi licenziamenti, considerando che la terza fase rappresenta circa due terzi della precedente.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è l’imposizione del rientro obbligatorio in ufficio cinque giorni a settimana, accompagnato solo da limitate indennità annuali per lo smart working. Ufficialmente la misura servirebbe a migliorare efficienza, creatività e collaborazione, ma molti sviluppatori la interpretano come una strategia indiretta per spingere parte del personale a dimettersi, riducendo ulteriormente i costi senza annunciare licenziamenti di massa.
Secondo indiscrezioni, nuovi tagli saranno annunciati già il 12 febbraio 2026. Nel frattempo, cresce il malcontento interno: l’incertezza costante, le riorganizzazioni ripetute e la riduzione del personale stanno incidendo pesantemente sul morale dei team. Resta aperta una domanda centrale: con migliaia di sviluppatori in meno, chi porterà avanti le numerose proprietà intellettuali affidate alle nuove divisioni creative? Una questione cruciale, mentre Ubisoft affronta un periodo di difficoltà anche sul piano finanziario e reputazionale.
In tutto questo ricordiamo che il valore delle azioni di Ubisoft è crollato dopo l’annuncio della nuova ristrutturazione.
