Abbiamo già parlato del trend dei simulatori copia-incolla, esplosi nel corso del 2024 e mostrati in mille salse con l’immancabile tocco delle IA. Una moda divertente a modo suo, non per forza nociva per l’industria videoludica, che ha fatto emergere anche esperimenti simpatici e più elaborati. Un esempio più recente è Quarantine Zone: The Last Check, un incrocio tra Contraband Police e Papers, Please sviluppato da Brigada Games, team all’esordio con il sostegno del publisher Devolver Digital.
Lo storico di quest’ultimo fa sembrare abbastanza strana questa scelta. Un publisher noto per avere dato fiducia a capolavori indie (tra cui i più recenti BALL X PIT e Skate Story) accoglie tra le sue braccia un sim-slop? Che succede? Le ragioni possono essere due: o il titolo ha una qualità imprevedibile, o l’azienda ha ceduto alla notorietà che il gioco aveva accumulato su TikTok con i video pubblicati dal team di sviluppo. Quale sarà la realtà tra le due opzioni? Scopritelo nella recensione di Quarantine Zone: The Last Check.
Zombies, please

L’idea è semplice: nel mezzo dell’apocalisse zombie, noi siamo il soldato incaricato di controllare la popolazione. L’obiettivo è soccorrere i sani ed eliminare i malati, proteggendo gli esseri umani da questa catastrofe per ridare speranza alla città e non solo. Ogni cinque giorni bisogna consegnare un determinato numero di persone non infette ai convogli di soccorso, contribuendo alla ricerca scientifica o all’addestramento di soldati per la difesa dei cittadini, sopravvivendo infine per circa un mese. Ovvero, una campagna che supera le 8 ore di gioco.
Quarantine Zone: The Last Check ha una struttura solida e normale, decisamente ovvia per il genere. Inizia tutto dalle basi, ovvero dall’analisi dei sintomi delle persone, per poi evolversi con nuovi strumenti e situazioni sempre più difficili da capire. Ci sono obiettivi da soddisfare, missioni secondarie nelle zone esplorabili del checkpoint, attività di vario tipo e una progressione efficace. Il tempo scorre velocemente giocando e, in realtà, una volta comprese le meccaniche la difficoltà risulta quasi assente.
Peccato inoltre per l’assenza di una storia intrigante. Il potenziale si comprime in un finale buono e in uno cattivo, per poi lasciare spazio a una modalità endless pensata chiaramente per gli streamer o per chi vuole trascorrere qualche ora in più in questo mondo condannato. Sul fronte contenutistico, tirando le somme, non si nota alcunché di eccezionale.
Il gameplay di Quarantine Zone: The Last Check

Si può vedere un’idea più articolata e concreta nel gameplay. Una volta superata la prima fase che funge da “tutorial”, la diagnosi diventa un rompicapo dove il metodo viene prima di tutto. Bisogna analizzare occhi, lividi e tagli, giudicare il respiro di una persona, controllare gli effetti personali e dedicare massima attenzione allo stato di ciascun individuo. Non deve sfuggire alcun dettaglio, ne va della sicurezza e sopravvivenza di chi è sano. Esiste anche un minigioco di ricerca scientifica: se una persona mostra sintomi sconosciuti, il laboratorio gli aspetta. Lì bisogna intervenire sugli organi, estraendo quelli che potenzialmente causano il sintomo in modo da studiarli. Una dinamica in più che dà una varietà minima. Il tutto, per un po’, è divertente. Tuttavia, una volta conclusa la fase di apprendimento, in poco tempo diventa una routine del tutto automatica che può annoiare.
Fortunatamente, Quarantine Zone non si ferma qui. Il secondo elemento è gestionale e riguarda tutta la base. Man mano che si salvano persone sane e si eliminano infetti, si guadagnano soldi e punti ricerca. I primi possono essere spesi per cambiare le strutture della base accogliendo più cittadini, migliorando il controllo della popolazione e comprando risorse chiave come gasolio, medicine e cibo per aiutare i superstiti. I secondi servono invece ad aumentare il livello della base e potenziare gli strumenti usati per identificare correttamente i sintomi. Il terzo componente del gioco è lo shooting. Ciò avviene tramite droni muniti di minigun e cannoni, o anche in prima persona. Prevale la prima versione, nella quale si affrontano ondate di zombie pronte ad attaccare il checkpoint. Ha le sembianze di un minigioco tower defense, ma scarno e più adatto a un gioco mobile.
Analizzando nell’insieme il loop fino all’ultimo giorno della campagna, la commistione di ciascun elemento crea un mix di sensazioni positive e negative. È chiaramente un gioco derivativo e tutt’altro che innovativo che può divertire o stancare, soltanto sulla base dei gusti personali legati al tema e ai minigiochi proposti. Non è fallimentare, affatto, però c’era dello spazio sfruttabile per dare un tocco diverso alla campagna in modo da evitare di cadere rapidamente nella monotonia del resto.
Un approccio buono, ma…

Il cuore di sim-slop si fa vedere nell’estetica e nella qualità generale. La prima è chiaramente più elaborata rispetto ad altri titoli appartenenti al filone, il che fa ben sperare sin dai primi minuti di gioco. La seconda, però, mostra lacune importanti. I modelli adottati per oggetti e persone sono buoni ma sembrano proprio presi dall’asset store e gettati direttamente nel gioco. Le animazioni sono spesso scattose e poco naturali. Si notano frequentemente oggetti compenetranti e problemi generali con la quality of life. Non mancano anche crash del gioco e casi di softlock – ne abbiamo riscontrato uno in occasione di un upgrade della base, mentre la community ne segnala molteplici.
Lo si potrebbe definire uno stato degno di un progetto in accesso anticipato, sul quale Brigada Games sta intervenendo continuamente con patch rapide ed efficaci. Un buon segnale che fa percepire la voglia di offrire qualità al giocatore, come dimostra anche il doppiaggio dei personaggi che, a sorpresa, è abbastanza pulito e autentico. Per fortuna, lato prestazioni non si sono fatti notare cali di frame o altre problematiche particolari. È quindi evidente come Quarantine Zone: The Last Check sia un’esperienza simulativa con i suoi alti e bassi, che si adagia in una mediocrità capace di fiorire agli occhi giusti. È imperfetto e va aggiustato, sfruttando la meglio una base che può offrire soddisfazioni a chi sa apprezzare qualcosa di leggero per una decina di ore.
Tornando infine alla domanda originale, sembra che il gioco abbia trovato accoglienza nel catalogo Devolver Digital più alla luce del suo successo su TikTok e del potenziale con i content creator. Il distacco tematico e ludico di Quarantine Zone da altre esperienze targate Devolver è chiaro e un po’ stona. Non bisogna però considerarlo un passo falso, ha solo bisogno di essere più convincente.
La recensione in breve
Quarantine Zone: The Last Check non è uno sim-slop come può far pensare: ci si avvicina, anche pericolosamente, ma è più apprezzabile del previsto. È un sim che ricerca una sua complessità unendo elementi gestionali e non solo, mostrandosi un parziale successo. La buona qualità di fondo si fa vedere, però non riesce a celare una serie di problematiche tecniche e ludiche, in primis bug e crash frequenti. Il team le sta già aggiustando, ma non sarà abbastanza per staccare il titolo dall’associazione diretta a un filone di giochi mediocri, frutto di ricette semplici che si manifestano infine come un miscuglio magari gustoso, ma non troppo.
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Voto Game-eXperience
