Dopo anni di attesa, Metroid Prime 4: Beyond continua a far discutere, ma questa volta per una scelta di design ben precisa. In una recente intervista pubblicata su Famitsu, Nintendo e Retro Studios hanno spiegato perché il gioco non ha seguito la strada dell’open world. Nonostante le richieste di una parte della community, il team ha deciso di restare fedele al DNA della serie, una decisione ponderata, legata al cuore stesso dell’esperienza Metroid e che racconta molto del modo in cui la Casa di Kyoto affronta lo sviluppo dei suoi titoli.
Secondo gli sviluppatori (grazie a NintendoEverything), l’idea di un Metroid completamente open world è emersa fin dalle prime fasi del progetto, anche a causa dell’enorme influenza esercitata da The Legend of Zelda: Breath of the Wild. I commenti dei fan chiedevano maggiore libertà e un mondo aperto fin dall’inizio. Tuttavia, il team ha individuato un conflitto strutturale difficile da superare: Metroid si basa sull’espansione graduale dell’esplorazione tramite lo sblocco di abilità, mentre l’open world classico punta sulla libertà totale immediata.
Per risolvere questa tensione, Retro Studios ha scelto una soluzione intermedia. Al posto di un mondo aperto senza restrizioni, Metroid Prime 4: Beyond (qui trovate la nostra recensione) presenterà un’area principale limitata ma liberamente esplorabile, concepita come un hub centrale capace di collegare le altre zone del gioco. Questo approccio consente di mantenere la progressione tipica del metroidvania, senza rinunciare del tutto a una sensazione di apertura e continuità.
All’interno di questo hub, un ruolo chiave sarà svolto dagli spostamenti, pensati per essere fluidi e appaganti anche grazie all’uso di un veicolo. L’obiettivo è duplice: alleggerire la tensione dell’esplorazione e dare un ritmo più controllato all’avventura, evitando che la libertà diventi dispersione. In altre parole, l’esplorazione resta centrale, ma viene guidata e scandita con maggiore attenzione.
Il lungo sviluppo del gioco ha però complicato il quadro. Annunciato nel 2017, Metroid Prime 4 ha richiesto molto più tempo del previsto e, nel frattempo, la percezione dei giocatori nei confronti degli open world è cambiata. Nonostante ciò, il team ha chiarito che tornare sui propri passi non era un’opzione: il progetto era già stato riavviato una volta, quando lo sviluppo è passato a Retro Studios ripartendo da zero.
C’è anche un altro fattore decisivo. Negli anni, sparatutto e giochi d’azione hanno accelerato il loro ritmo, puntando su velocità e reattività sempre maggiori. Integrare questa evoluzione avrebbe però reso difficile costruire il tempo narrativo e ludico di un’avventura come Metroid. Per questo motivo, gli sviluppatori hanno scelto consapevolmente di non inseguire le tendenze del momento, accettando il rischio di realizzare un gioco “fuori dal tempo”.
Leggiamo un estratto delle dichiarazioni condivise da Retro Studios:
“Precisiamo che all’inizio del progetto, forse a causa dell’influenza di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, abbiamo visto molti commenti su internet che dicevano ‘vogliamo giocare a un Metroid open world’. Tuttavia il nucleo di Metroid, ovverosia ‘aumentare la quantità di aree esplorabili sbloccando abilità’, non è molto compatibile con la ‘libertà di andare ovunque sin dall’inizio’ tipica degli open world. A quel punto abbiamo pensato di progettare un’area limitata che potesse essere esplorata liberamente, e di renderla un hub in grado di connettere altre zone. Poi abbiamo immaginato che spostarsi in maniera soddisfacente sulla moto all’interno di quella zona avrebbe potuto mitigare la tensione dell’esplorazione e scandire il ritmo dell’intero gioco.”
In sintesi, Metroid Prime 4: Beyond non rinuncia all’open world per mancanza di ambizione, ma per coerenza. Nintendo e Retro Studios hanno preferito difendere l’identità della serie, anche a costo di andare controcorrente, convinti che il valore di Metroid risieda nella scoperta graduale, nel controllo del ritmo e nella costruzione attenta dell’esplorazione. Una scelta che spiega molto del progetto e che aiuta a capire cosa aspettarsi davvero dal ritorno di Samus Aran.
