Sembrava impossibile e invece ce l’ha fatta. Metroid Prime 4: Beyond è finalmente realtà dopo quasi otto anni di gestazione, segnati da cambi di direzione, ripensamenti e una comunicazione sempre sul filo del silenzio. Il ritorno di una delle proprietà intellettuali più iconiche della casa di Kyoto approda su Switch e, soprattutto, sulla nuova Switch 2, aprendo un nuovo capitolo nella saga di Samus Aran. Parliamo di una serie che ha ridefinito la percezione dell’esplorazione in soggettiva sin dal suo esordio su GameCube nel 2002, per poi evolvere su Wii nel 2007 con Metroid Prime 3: Corruption, rimasto fino ad oggi il capitolo conclusivo della trilogia principale.
Quando Retro Studios decise di trasporre l’essenza del metroidvania in un contesto tridimensionale e in prima persona, molti considerarono la scelta rischiosa. I fatti dimostrarono il contrario. Con Metroid Prime 4: Beyond, il team americano si ritrova nuovamente di fronte all’arduo compito di raccogliere un’eredità imponente e al tempo stesso soddisfare un’attesa quasi decennale. Il progetto, inizialmente affidato a Bandai Namco, venne completamente ripensato e ricominciato da zero quando Nintendo decise di riportare in cabina di regia proprio Retro Studios. Una decisione che ha inevitabilmente prolungato lo sviluppo, ma che oggi permette alla serie di tornare con una forza e una coerenza che difficilmente si sarebbero potute ottenere altrove.
Il risultato è un titolo che forse non riscriverà la storia come fecero i primi due capitoli, ma che rappresenta un ritorno gradito e convincente. Metroid Prime 4: Beyond impreziosisce la line up di Switch 2 e conferma l’importanza di una saga che ha contribuito a definire il concetto stesso di avventura ed esplorazione. Preparatevi quindi a un viaggio cosmico nella nostra recensione di Metroid Prime 4: Beyond!
Diciotto anni dopo

Pensare che chi è nato nel 2007, anno dell’uscita di Corruption, abbia ormai compiuto la maggiore età fa quasi sorridere. Eppure, per Samus Aran, il tempo sembra essersi fermato. Beyond riprende infatti dal finale segreto di Metroid Prime 3, dove Sylux, cacciatore di taglie già noto ai fan di Metroid Prime Hunters, faceva la sua comparsa lasciando intuire un futuro scontro. Quel momento è ora. Sulle tracce di una richiesta di aiuto proveniente dalla Federazione Galattica, Samus raggiunge il pianeta Viewros e si trova davanti proprio la sua vecchia nemesi, ora pronta a svolgere un ruolo centrale nella nuova avventura.
Viewros appare inizialmente come un mondo disabitato, sterile e quasi privo di vita. Ben presto, però, Samus incontra l’ultimo esponente dei Lamorn, un’antica razza ormai prossima all’estinzione. La loro civiltà fu distrutta dai Griever, creature feroci che si sono imposte come dominatori del pianeta. Secondo una profezia Lamorn, Samus sarebbe colei destinata a salvare Viewros e a ridare speranza al popolo perduto. La narrativa non si discosta dai canoni della serie, ma introduce personaggi e dinamiche in grado di arricchire il mondo di gioco e dare maggiore peso emotivo alla missione.
Elemento fondamentale della cultura Lamorn è lo Psiche, un’energia mentale capace di canalizzarsi in poteri specifici e altamente versatili. Per la prima volta Samus sfrutterà abilità di natura quasi psionica che si integrano con il suo arsenale tradizionale. Questi poteri permettono di affrontare enigmi, manipolare elementi ambientali e affrontare nemici in modi completamente inediti. A supportare l’esplorazione arriva anche la Vi O La, una moto futuristica pensata per consentire spostamenti rapidi nella vasta area desertica che funge da hub centrale. Una scelta ambiziosa, che amplia lo spazio percepito del gioco pur senza sempre raggiungere risultati impeccabili.
Lo Psiche come linguaggio del gameplay

Metroid Prime 4: Beyond eredita le meccaniche basilari della trilogia originale, ma introduce un ventaglio di abilità legate allo Psiche che rinnova in profondità la formula. Grazie allo scanner è possibile individuare gli elementi con cui interagire, riconoscibili da un’aura viola. I poteri spaziano dalla telecinesi alla manipolazione di oggetti, fino alla possibilità di creare bombe di morfosfera direzionabili. In combinazione con il cannone è possibile convogliare energia psionica in un raggio capace di colpire più punti simultaneamente.
La creatività con cui Retro Studios ha integrato questi elementi risulta sorprendente. I puzzle ambientali sono più articolati, le aree più stratificate e le boss fight più dinamiche, richiedendo un costante alternarsi tra armamento tradizionale e capacità psioniche. Il ritmo di gioco non perde mai la sua identità profonda, costruita sull’esplorazione paziente e sull’osservazione attenta, ma viene arricchito da nuove soluzioni che evitano la sensazione di riciclo.
Level design e limiti dell’hub desertico

Se c’è un elemento su cui Retro Studios dimostra ancora una volta la propria eccellenza, è senza dubbio il level design. Le aree interne di Viewros sono un esempio brillante di come creare spazi interconnessi, ricchi di segreti e percorsi che si aprono progressivamente grazie ai nuovi poteri. Ogni ambiente è pensato per essere esplorato più volte, e ogni ritorno porta con sé una nuova scoperta. È un design che bilancia linearità apparente e complessità nascosta, un marchio di fabbrica che ha reso la serie celebre.
Il backtracking è costante e rappresenta un pilastro della struttura. Tuttavia, grazie alla Vi-O-La, gli spostamenti sono meno ripetitivi. La moto permette di attraversare la Valle di Sol, una vasta area desertica che collega i vari livelli principali. Questa soluzione appare promettente sulla carta, ma nella pratica risulta meno incisiva. La Valle di Sol è visivamente suggestiva, ma offre pochi punti di interesse e un sistema di guida non particolarmente rifinito. Una maggiore densità di segreti avrebbe reso l’area decisamente più coinvolgente.
Molto più riusciti sono i numerosi boss, che rappresentano alcuni dei momenti più alti dell’intero gioco. Le battaglie richiedono strategie dinamiche, rapide reazioni e un uso creativo dello Psiche. Per molti versi si tratta dei nemici più complessi e meglio concepiti dell’intera serie.
Una novità interessante riguarda i comprimari che Samus incontrerà durante la missione. Alcuni membri della Federazione dispersi su Viewros offriranno supporto, missioni secondarie e dialoghi utili ad approfondire la trama. Questa scelta spezza la tradizionale sensazione di isolamento e aggiunge un tocco di umanità che arricchisce l’esperienza senza tradire l’identità della serie.
Lato tecnico e direzione artistica

Metroid Prime 4: Beyond è disponibile sia su Switch che su Switch 2, ma è proprio sulla nuova console che mostra il meglio di sé. Retro Studios ha sfruttato al massimo l’hardware, offrendo una qualità grafica di primissimo livello, con ambienti definiti, modelli curati e una pulizia generale che si colloca tra i migliori risultati mai ottenuti da Nintendo. Notevole anche il lavoro svolto sulle animazioni facciali dei personaggi e sulle cutscene, finalmente più cinematografiche e dinamiche.
La direzione artistica mantiene lo stile distintivo della serie, un equilibrio tra fantascienza, mistero e atmosfere inquietanti. La colonna sonora, composta da Kenji Yamamoto e Minako Hamano, alterna temi elettronici a tonalità più cupe, accompagnando perfettamente ogni fase dell’avventura. Ottimo anche il sound design e, sorprendentemente, la presenza del doppiaggio, una rarità per Nintendo che arricchisce la narrazione senza risultare invasiva.
Gradito anche il ritorno del sistema di controllo basato sul puntamento del Joy Con destro, già apprezzato nella remastered del primo Metroid Prime. Su Switch 2 è presente una configurazione simile a quella di un mouse, che tuttavia risulta meno comoda di quanto potesse sembrare sulla carta a causa dell’ergonomia dei tasti. Le soluzioni per i controlli sono comunque tante e gli sviluppatori hanno comunque lasciato la possibilità di personalizzare a proprio piacimento la configurazione dei tasti.
La campagna principale si attesta sulle venti ore circa, un valore in linea con i capitoli precedenti. Non raggiunge i picchi di difficoltà di titoli come Hollow Knight, ma rimane un’esperienza impegnativa e intensa. Gli autosalvataggi, inseriti in punti strategici, aiutano a ridurre la frustrazione senza snaturare le dinamiche tipiche del genere.
La recensione in breve
Metroid Prime 4: Beyond arriva finalmente dopo un’attesa interminabile e, pur senza rivoluzionare completamente la formula, riesce a essere un capitolo solido, ambizioso e profondamente rispettoso della propria eredità. Il ritorno su Switch 2 di una delle serie di punta di Nintendo è un’ottima notizia per i giocatori, e conferma ancora una volta il talento dei Retro Studios. Peccato per la Vi O La, una feature potenzialmente interessante ma troppo abbozzata per lasciare un segno profondo. In ogni caso, Metroid Prime 4: Beyond è un must have per tutti i possessori di Switch 2. Bentornata Samus!
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Voto Game-eXperience
