Hades ha fatto scuola. Dal primo titolo uscito nel 2020 all’ultimo capolavoro firmato Supergiant Games si è vista una chiara evoluzione del tipico dungeon crawler rogue-like, con titoli che hanno ripreso la struttura dell’avventura divina e l’hanno personalizzata. A volte si è ridotta per una maggiore essenzialità. Altre esperienze, invece, hanno cercato di farsi notare più per estetica e narrazione. Nel caso di Netherworld Covenant l’ispirazione principale è evidente. Il modo in cui si mescola con aspetti dei Souls e Diablo, però, è ciò che colpisce davvero.
Dal debutto in accesso anticipato avvenuto questa estate il gioco è evoluto gradualmente tra elementi inediti e rework di altri aspetti. Passo dopo passo, ha raggiunto lo stato definitivo della 1.0 nel dicembre 2025 e i fan dell’early access hanno già potuto dire la loro sulla condizione attuale. Se siete curiosi, potete anche scoprire qualcosa in più qui, nella recensione di Netherworld Covenant.
Un viaggio di redenzione

Cominciamo dalla storia di Netherworld Covenant, impostata su un mondo dark fantasy dove si vestono i panni dell’unico sopravvissuto di un gruppo di guerrieri alla ricerca della Lanterna del Nether. Nessun nome, solo sete di vendetta e desiderio di seguire il proprio destino con la guida del misterioso Black Knight. Il traguardo sembra proprio quello della lanterna, da recuperare per evitare il soggiogamento della terra per mano di un’orda di demoni.
Questa premessa è piuttosto semplice, forse anche tanto scontata per un’avventura di questo genere. L’idea della redenzione come spinta per gettarsi addosso a spettri e creature abominevoli è puramente funzionale alla presentazione del gameplay e di alcune particolarità. In primis, il “Compagno dell’Anima”, una versione eterea dell’eroe che può essere invocata in combattimento. Serve anche a disporre una narrazione fondata sul rapporto tra vita e morte, tra corpo e anima, con dialoghi frammentati e non sempre chiari.
È questo intrecciarsi di aspetti cupi e criptici che definisce i richiami a Diablo e Dark Souls. Dal primo riprende quindi i connotati hack & slash e la visuale isometrica. Dal secondo, la presentazione e le meccaniche di combattimento.
Il gameplay di Netherworld Covenant: non originale, ma fluido e solido

Non c’è quindi un vero tocco originale nel gameplay di Netherworld Covenant. Il titolo presenta un set di classi degno di un buon RPG (Berserker, Mago, Cacciatore, Guardia e Persona Inutile), ciascuno con le sue caratteristiche e armi ideali. Ogni combattimento, poi, fa affidamento sulla maestria tattica. Le combo tendono a essere assenti o svantaggiose. Al contrario, è fondamentale il tempismo di colpi letali, parate, schivate e dash eterei con il Compagno dell’Anima. Si tratta pertanto di scontri strategici, dove bisogna valutare rapidamente il proprio posizionamento e quello della propria Anima, potenziata dal rapporto con alleati spettrali distinti.
Ogni livello consiste in una sequenza di arene abbastanza ristrette, con un numero tendenzialmente bilanciato di nemici e ostacoli che limitano il movimento. Dopo ogni arena si riceve una ricompensa utile a potenziare le proprie abilità attive e passive. Poi, si deve scegliere una stanza tra le varie nascoste dietro porte e cancelli. Esattamente come in Hades, insomma. Possono esserci anche stanze di riposo, mercanti e mini-boss, prima di giungere al cospetto del vero nemico di quel mondo. Le boss fight sono peraltro convincenti su tutta la linea, con moveset intriganti che richiedono un certo impegno.
È chiaro come Netherworld Covenant faccia affidamento sul gameplay per splendere nella sua oscurità. È elegante, ben pesato e ben posato, ha pochi punti deboli ed eccelle nel guidare il giocatore per le prime ore. Questa impressione resta per diverse run, per poi preservare solo una porzione del fascino iniziale. La composizione dei dungeon è casuale ma non dispone di elementi sufficienti a garantire una varietà adeguata a ogni partita. Anche con i mostri e miniboss poteva esserci un set più abbondante. Fortunatamente, dopo i 6 capitoli della storia ci sono due difficoltà aggiuntive e due modalità extra (Boss Rush e Caos) da scoprire, il che aumenta sufficientemente la longevità.
Una buona direzione nel dark fantasy

Questo viaggio al confine tra morti e non morti ha luogo in ambientazioni che incorporano al meglio il dominio dell’oscurità e la ricerca della luce. MadGoat Game Studio ha decisamente fatto un buon lavoro, ma non su tutta la linea. Modelli, animazioni e UI non celano troppo le loro imperfezioni, con bug che rompono l’immersione nell’esperienza ed effetti forse esagerati, che cercano di imitare quanto visibile in Diablo e Path of Exile 2 senza raggiungere quella qualità. Si fanno notare anche alcuni problemi con il comparto sonoro, dove non tutto è equalizzato a dovere e rischia di infastidire soprattutto durante certi combattimenti.
Queste imperfezioni possono comunque essere sistemate senza troppi intoppi con qualche patch. Non è chiaro quanto tempo impiegheranno queste nubi a diradarsi, ma oltre esse si intravede già un roguelite ben costruito e perfettamente capace di intrappolare chi ama la sua estetica e il suo gameplay più metodico, rigido. Non ci sono nemmeno problemi di performance e criticità da evidenziare come crash o bug più pesanti che interrompono del tutto una run.
In conclusione
Netherworld Covenant riprende la formula di successo di Hades e la rende più essenziale, puntando su un universo dark fantasy efficace che guarda all’estetica di Diablo e Dark Souls come chiara ispirazione. Il potenziale dell’accesso anticipato si è espresso nell’ampliamento di classi, modalità di gioco e storia, ma nota ancora qualche leggero problema di bilanciamento e alcuni pasticci nell’interfaccia. La solidità del gameplay trova infine altri ostacoli nella ripetitività generale dell’esperienza e nel sound design. Nonostante ciò, nel complesso, resta un titolo godibile e consigliato – anche se, forse, a un prezzo scontato.
-
Voto Game-eXperience
