Quello di Atelier è uno dei franchise più longevi del panorama JRPG. A conti fatti, Atelier Resleriana: the Red Alchemist & the White Guardian rappresenta il ventiseiesimo episodio di questa serie, secondo, tra l’altro, ad essere pubblicato nel corso dell’anno 2025. Se, infatti, qualche mese fa abbiamo potuto vivere le avventure di Yumia, in Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land, è ora la volta di mettere sotto torchio questo ennesimo capitolo del franchise, diretta derivazione di uno spin-off PC/Mobile che, purtroppo, non ha riscosso chissà quale successo sul suolo europeo. Si tratta, dunque, di un modo per allugare il brodo di un episodio discutibile o di una vera e propria iterazione di questa saga? Almeno in questo caso, la verità sta esattamente nel mezzo. Ma scopriamone di più con la nostra recensione di Atelier Resleriana: the Red Alchemist & the White Guardian.
Cambiare per continuare…

Atelier Resleriana: the Red Alchemist & the White Guardian si pone in netta contrapposizione al diretto predecessore. Mentre, infatti, Atelier Yumia ci metteva davanti ad un immenso open world, completamente esplorabile, Atelier Resleriana fa un passo indietro, riportandoci agli stilemi canonici della serie, quelli di un JRPG duro e puro, senza eccessivi vezzi action. Altro elemento di discontinuità rispetto al passato, anche forse per non seguire le orme del fallimentare spin-off da cui è tratto, è la presenza di ben due protagonisti, Rias e Slade.
Pur potendo effettuare una scelta tra i due, ad inizio avventura, il playthrough sarà il medesimo. Avremo, infatti, la possibilità di alternarci tra i due personaggi, ravvisando differenze solo per qualche missione specifica: va da sè che la scelta non sarà vincolante e che non avremo ripercussioni di sorta escludendo l’uno o l’altro dalle nostre preferenze. Anzi, sarà proprio la collaborazione tra i due protagonisti che permetterà loro di far luce sulle origini del loro villaggio e ad indagare sui misteriosi eventi che, dodici anni prima, portarono alla rovina della loro città e alla sparizione di tutti gli abitanti.
La loro peregrinazione nel mondo di gioco, svolta sotto il segno dell’alchimia, li vedrà indagare sul mana e sulla sua origine, oltre che incontrare una serie di personaggi più o meno noti, dal passato della serie. Tutto ciò si conformerà in un tripudio di fanservice, atto tanto a coccolare gli utenti, quanto a mascherare una povertà di contenuti specifici dell’episodio oggetto di recensione.
Fanservice, ma non solo…

Il ritorno al passato fa si che Atelier Resleriana: the Red Alchemist & the White Guardian abbandoni i toni cupi visti nel precedente episodio per tornare alle usuali attività alchemiche derivanti dal passato remoto della serie. La storyline risulta essere, infatti, leggera e appetibile per i più, in perfetta guisa JRPG simil-adolescenziale, andando a configurare un percorso di formazione visto e rivisto nei precedenti episodi della saga.
Dal centro del nostro hub alchemico interagiremo con i personaggi disposti nel mondo di gioco cercando, come da tradizione, di salire di livello alchemico e di rialzare, seppur lentamente, l’economia del villaggio di Hallfein. Le sezioni esplorative ci vedranno inoltre, come già accennato, girovagare per ambienti circoscritti, mai dispersivi e con punti di interesse concentrati nelle vicinanze. Ciononostante, il design del mondo di gioco risulta piatto e mai troppo ispirato, come se le sessioni esplorative fossero un inutile riempimento tra una istanza alchemica e l’altra.
Durante le fasi esplorative ci imbatteremo in nemici randomici e, ovviamente, in svariati dungeon da esplorare: tanto le istanze esplorative, quanto quelle di combattimento, però, non ci daranno mai un livello di sfida accettabile ma, anzi, livellato verso il basso ed evidente figlio di una progettazione mobile a zero (o quasi) difficoltà.
Alchimia mon amour

Ed è appunto, come da tradizione, il comparto alchemico il fiore all’occhiello di questo episodio e, in genere, di tutto il franchise Atelier. Sintetizzare oggetti mediante reazioni alchemiche, oltre ad esser il fulcro del gameplay, risulta divertente ed appagante, vista anche l’impostazione beginner friendly di questo Atelier Resleriana. Niente più sfide a tempo o periodi specifici in cui effettuare le operazioni alchemiche: sarà possibile dedicarsi con calma alle proprie attività, provando ad indovinare il modo per mescolare gli ingredienti o nella scoperta di nuovi ricettari alchemici, reperiti o acquistati.
La derivazione “mobile” di questo titolo si può osservare anche nel comparto alchemico. Individuare un ingrediente per una ricetta, segnalerà immediatamente sulla mappa la posizione dello stesso, in modo da azzerare (ulteriormente) il livello di difficoltà di questo episodio: feature utile ma, oggettivamente, se ne sentiva davvero il bisogno o è un modo per correre dietro alle esigenze di una utenza sempre più pigra? Delle due, la seconda.
Tecnicamente agée, ma bello da vedere

Come già detto, Atelier Resleriana: the Red Alchemist & the White Guardian abbandona i toni cupi del diretto predecessore, in favore di uno stile colorato, vivace e pastelloso che ben si addice al racconto di una storia di formazione adolescenziale. Unity, motore alla base del gioco, svolge egregiamente il suo lavoro, portando su schermo una versione pressochè perfetta quanto ad ottimizzazione, se si tralascia qualche sporadico rallentamento.
La qualità dei modelli poligonali dei personaggi è di gradevole fattura: lo stesso, purtroppo, non si può dire del mondo di gioco, scarno e poco dettagliato, cosa che indica ulteriormente, qual’ora ce ne fosse ancora bisogno, la derivazione mobile di questo titolo che, comunque, svolge il suo compitino egregiamente.
La recensione in breve
Atelier Resleriana: the Red Alchemist & the White Guardian ci riporta, con un balzo, nel passato della serie, abbandonando le innovazioni e le velleità open world degli ultimi episodi. Pur gradevole, nel suo complesso, Atelier Resleriana mostra la sua derivazione mobile in più di una occasione, azzerando difficoltà e senso di sfida, il tutto innestato in un comparto tecnico che svolge il compitino non facendo gridare al miracolo.
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Voto Game-eXperience
