Quella di Simon the Sorcerer è una storia lunga e contorta, che trae le proprie origini dall’oramai lontanissimo 1993, proprio nel periodo in cui Lucasarts faceva il botto rilasciando, a cadenza annuale capolavori su capolavori. Mentre, dunque, da una parte, assistevamo all’uscita di Monkey Island 2, Maniac Mansion: Day of the Tentacle e Indiana Jones e il destino di Atlantide (tra i tanti), il piccolo maghetto made in Adventure Soft muoveva i primi passi in terra inglese, arrivando a serializzare ben tre episodi dal discreto successo. Gli anni successivi videro, causa continui passaggi di diritti, la proliferazione di seguiti, in 2D e 3D (sic…) con un valore ludico infinitamente minore rispetto alla trilogia originale. Dopo oltre tre lustri di oblio ecco spuntare dunque, questa volta mediante sapienti mani italiane, questo Simon the Sorcerer Origins, prequel diretto del primo episodio. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una classica operazione nostalgia o ad un prodotto valido e rispettoso della tradizione del franchise? Delle due, assolutamente la seconda: ma scopriamone di più con la nostra recensione di Simon the Sorcerer Origins.
Back to basics…

Come sopra accennato, l’originale Simon the Sorcerer riuscì nell’arduo compito di ritagliarsi un posto di discreta caratura in un periodo in cui LucasArts era una potenza egemone per quel che riguarda il genere delle avventure grafiche. E ci riuscì grazie ad un design pixelloso ma elegante e ben realizzato, oltre che ad un umorismo spiccatamente inglese che non fece rimpiangere ai videogiocatori del tempo (non ce la faccio: troppi ricordi (cit.)) Isole Caraibiche, tentacoli o templi da esplorare, donando un mondo nuovo di pacca in cui tutto sembrava naturale e al suo posto.
Dal quarto episodio in poi, compresa la (s)fortunata parentesi 3D, questa magia si interruppe a causa di un tentativo di svecchiare una struttura di gioco ragionevolmente datata, ma ancora funzionale. I tanti passaggi di proprietà del marchio e i cambiamenti degli studi di sviluppo fecero il resto, relegando nell’oblio un franchise di tutto rispetto. Ed è appunto con in mente il valore originario di questa serie che i ragazzi di SmallThings Studios, software house di italianissima matrice, hanno pescato il jolly, riportando in vita un franchise morto e sepolto, facendolo, tra l’altro nel migliore dei modi possibili: con reverente ammirazione e devozione alla struttura originaria.
Simon the Sorcerer Origins, infatti, oltre ad essere un prequel capace di illustrarci il primo contatto del giovane Simon con le arti magiche, mantiene nel titolo, un riferimento obbligato alle origini del franchise, preso come modello di riferimento e trasportato, di sana pianta, nell’anno del signore 2025, con risultati più che soddisfacenti!
Nothing beats old school…

Come già accennato, per riportare in auge un franchise dismesso e dimenticato dai più, i ragazzi di SmallThings Studios hanno scelto di riportare, di prepotenza, il gameplay ad un verace metodo punta e clicca, fatto di dialoghi, interazioni, esplorazioni ambientali e tutte quelle dinamiche, che più old school non si può, che fecero la fortuna tanto di questo franchise, quanto di titoli della spettabile concorrenza. E, sorprendentemente, nonostante gli oltre trenta anni di questo sistema di controllo, il tutto funziona egregiamente, grazie anche ad un livello di scrittura coinvolgente, umoristico e, assolutamente, al livello dei capitoli originari.
Simon, discolo ragazzetto alle prese con un trasloco, si trova catapultato ed intrappolato nel mondo magico. Ed è da qui che partiranno le mille peripezie, intraprese per tornare a casa sano, salvo e nel minore tempo possibile. Il nostro (inconsapevole) apprendista mago si troverà invischiato in una storia di incantesimi, nel bel mezzo di una profezia e circondato da tante vecchie conoscenze della saga. Le situazioni che ci troveremo ad affrontare saranno, spesso e volentieri, sopra le righe ma, nonostante ciò, il livello della scrittura si assesta ad un livello medio-alto e, comunque, ben superiore a quello dei capitoli dal 4 in poi (non che ci volesse molto, eh…).
In pura guisa old school, contrariamente a quanto succede in molti titoli contemporanei, è completamente assente un sistema di aiuti contestuali: superare, dunque, i vari test ed indovinelli presenti nel corso di tutto il playthrough sarà un lavoro di fino, che ci porterà (come già successo molte volte negli anni d’oro della LucasArts) ad impiegare tempo per meglio comprendere quali interazioni applicare per venire a capo del tutto.
E’ tutto oro quello che luccica?

Se è vero che il sistema di interazioni, pur con la sua “intenzionale arretratezza”, rappresenti il fiore all’occhiello di questa produzione, lo è altrettanto che, talvolta, si “incarterà” su sè stesso: gli enigmi, infatti, pur ben fatti, sono talvolta poco intelligibili e richiederanno più e più tentativi per giungerne a capo. Di suo, la cosa non rappresenterebbe un problema, per gli avventurieri di lungo corso (se avete finito Loom, questi enigmi rappresenteranno una passeggiata di salute) risultando, invece, ostici ragionando in guisa di una diffusione di Simon the Sorcerer Origins a fette di pubblico meno “vintage”, che poco hanno avuto a che fare con la storia di questo particolare medium videoludico.
Graficamente Simon the Sorcerer Origins svolge il suo compito diligentemente, mostrando però il fianco a svariate critiche riguardo qualità e livello delle animazioni: nulla di trascendentale, considerando il budget di questa produzione, sia chiaro, ma questo piccolo deficit stride con una qualità grafica altrimenti ben più che gradevole.
La recensione in breve
Simon the Sorcerer Origins ci riporta indietro di trenta anni, nella golden age delle avventure grafiche, con un prodotto fresco, gradevole e decisamente integralista. Senza fronzoli o agevolazioni di sorta, i ragazzi di SmallThings Studios ci regalano un prodotto valido, divertente e dannatamente old school, forse un po' troppo per le nuove generazioni ma di sicuro impatto.
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Voto Game-eXperience
