Dopo aver avuto il piacere di toccarlo con mano in anteprima, Arc Raiders è finalmente arrivato nella sua versione definitiva e porta con sé una ventata d’aria fresca nel panorama nel genere degli extraction shooter. Sviluppato da Embark Studios (gli stessi cervelli dietro The Finals), questo titolo ci catapulta in un futuro distopico dove parte di una zona non meglio precisata dell’Italia meridionale è stata devastata da misteriose macchine chiamate Arc. Il risultato è un mix esplosivo tra la tensione di Escape from Tarkov e l’accessibilità di giochi più mainstream (come The Division).
Quello che colpisce, sin dai primi minuti, è l’atmosfera particolare che il gioco riesce a creare. Le ambientazioni italiane post-apocalittiche mescolano la bellezza decadente del nostro paese con strutture futuristiche per i viaggi spaziali. È strano, ma affascinante, vedere cartelli stradali in italiano tra le rovine di un mondo ormai perduto.
Ma andiamo dritti al punto: Arc Raiders funziona? La risposta breve è sì, quella lunga richiede qualche approfondimento perché questo gioco fa molte cose bene ma, al tempo stesso, è caratterizzato da alcune zone d’ombra che meritano attenzione. Da un lato abbiamo un comparto tecnico impressionante realizzato con Unreal Engine 5 e un gunplay solido che soddisfa anche i giocatori più esigenti. Dall’altro troviamo una progressione che potrebbe risultare lenta per chi ha poco tempo da dedicare e un bilanciamento PvP che può penalizzare i nuovi arrivati.
La formula è quella classica dell’extraction shooter: entriamo in una mappa pericolosa per raccogliere risorse preziose e dobbiamo uscirne vivi. La differenza sta nel fatto che qui non combattiamo solo contro altri giocatori umani ma anche contro robot letali dotati di intelligenza artificiale avanzata. Ogni partita dura circa 30 minuti e può essere giocata in solitaria o in squad fino a tre persone. La tensione è palpabile e ogni decisione può costarci cara.
Il gioco si divide tra momenti di pura adrenalina negli scontri a fuoco e fasi contemplative dove esploriamo le rovine cercando di capire cosa sia successo al mondo. È proprio questo equilibrio tra azione e atmosfera che rende Arc Raiders qualcosa di diverso dal solito shooter multiplayer. Non è solo sparare e raccogliere loot: c’è un mondo da scoprire e una storia che si svela pian piano.
Storia e personaggi: Mors tua vita mea

La premessa narrativa di Arc Raiders è tanto semplice quanto efficace. La Terra è stata invasa da macchine misteriose chiamate Arc che hanno decimato la popolazione umana, costringendo i sopravvissuti a rifugiarsi nelle viscere del pianeta. La città sotterranea di Speranza (un nome che dice tutto) rappresenta uno degli ultimi bastioni dell’umanità. Ma vivere sottoterra non basta: servono risorse e qualcuno deve avere il coraggio di salire in superficie per procurarle.
Entriamo in gioco noi nei panni di un Raider. Questi esploratori audaci decidono volontariamente di rischiare la vita “Topside” (così viene chiamata la superficie) per recuperare materiali preziosi da vendere o utilizzare per craftare equipaggiamento migliore. Non c’è un protagonista definito con una storia prestabilita: siamo noi a creare la nostra leggenda attraverso le missioni che completiamo e le scelte che facciamo.
Il gioco non ci bombarda con ore di cutscene o muri di testo da leggere. La narrativa viene dosata con intelligenza attraverso le interazioni con i mercanti di Speranza. Questi mercanti non sono semplici negozi ambulanti ma personaggi con personalità distinte che ci affideranno missioni in cambio di ricompense. Ognuno ha la propria agenda e i propri obiettivi per il futuro della comunità sotterranea e questo crea dinamiche interessanti.
Celeste è uno dei personaggi principali che incontreremo e rappresenta bene l’approccio narrativo del gioco: pragmatico ma non privo di umanità. I dialoghi sono ben scritti e vanno dritti al punto senza perdere tempo in fronzoli inutili. C’è un senso di comunità che emerge dalle conversazioni con gli abitanti di Speranza: tutti sono legati dallo stesso destino e devono fare affidamento gli uni sugli altri per sopravvivere.
La vera forza narrativa del gioco sta però nello storytelling ambientale. Le quattro mappe disponibili al lancio (Dam Battlegrounds, Buried City, The Spaceport e Blue Gate) raccontano storie silenziose attraverso gli ambienti. Vedere un’area portuale italiana abbandonata – con container arrugginiti e navi distrutte – comunica più di mille parole. Gli edifici crollati e i bunker misteriosi nascondono indizi su cosa sia successo durante l’invasione degli Arc.
Il mistero sulle origini delle macchine Arc rimane volutamente irrisolto per gran parte dell’esperienza. Non sappiamo chi le ha create o perché abbiano attaccato la Terra. Questa scelta narrativa funziona perché mantiene viva la curiosità del giocatore e lascia spazio all’immaginazione e ad interpretazioni. Le macchine stesse, con i loro design minacciosi e i movimenti innaturali, trasmettono un senso di inquietudine aliena.
Un aspetto interessante è come il gioco gestisca le interazioni tra giocatori dal punto di vista narrativo. Non ci sono fazioni predefinite o alleanze forzate: ogni Raider è libero di decidere se collaborare o tradire gli altri. Questo crea situazioni imprevedibili, dove possiamo trovarci a chiacchierare amichevolmente con uno sconosciuto per poi essere pugnalati alle spalle quando meno ce lo aspettiamo. È una riflessione cinica ma realistica su come gli esseri umani si comporterebbero in una situazione di sopravvivenza estrema.
Gameplay: tensione e tattiche in ogni angolo

Ed è in questo preciso comparto che Arc Raiders mostra veramente i muscoli. Il gameplay è un concentrato di meccaniche ben oliate che funzionano in perfetta armonia. Partiamo dalle basi: ogni partita inizia nel nostro rifugio personale a Speranza, dove possiamo craftare equipaggiamento e preparare il loadout prima di salire in superficie. Abbiamo 30 minuti per esplorare una delle quattro mappe disponibili e dobbiamo decidere quanto rischiare.
Il loop di gioco è ipnotico: raccogliamo risorse mentre evitiamo di combattere le macchine Arc e gli altri giocatori. Quando abbiamo riempito lo zaino (o quando la situazione diventa troppo pericolosa) dobbiamo raggiungere un punto di estrazione per tornare a casa con il bottino. Se moriamo perdiamo tutto quello che avevamo con noi, eccetto gli oggetti riposti nella “tasca sicura” che è limitata nello spazio. Questa meccanica crea una tensione costante perché ogni oggetto prezioso che troviamo aumenta la posta in gioco.
Il gunplay è sorprendentemente solido per uno shooter multiplayer. Le armi hanno un peso e un rinculo credibili senza essere punitive. Possiamo scegliere tra fucili d’assalto come il Rattler, shotgun devastanti come il Vulcano o armi più avanzate come railgun ed armi ad energia. Ognuna richiede un approccio diverso e può essere modificata con attacchi o potenziata in Officina. Il feeling delle armi ricorda i grandi shooter tripla A e questo è un complimento notevole.
Il sistema di movimento merita un paragrafo a parte. Il nostro Raider si muove con fluidità permettendoci di scivolare, arrampicarci e usare zipline per navigare gli ambienti verticali. La mobilità non è solo un vezzo estetico ma una componente tattica fondamentale. Saper posizionarsi bene può fare la differenza tra la vita e la morte soprattutto quando affrontiamo i giganteschi Arc che dominano alcune aree.
Parlando dei nemici robotici, questi sono il vero colpo di genio del gioco. Embark Studios ha usato il machine learning per addestrare le IA degli Arc a muoversi in modo realistico. Il risultato è stupefacente: queste macchine si comportano come veri robot con un baricentro da mantenere e ostacoli da superare. Quando colpisci un drone e questo perde un rotore lo vedi arrancare cercando di compensare. I meccanismi più grandi scuotono il terreno mentre camminano e richiedono strategie precise per essere abbattuti.
La varietà dei nemici Arc spazia da piccoli sciami di droni a colossi meccanici alti come palazzi. Ognuno ha punti deboli specifici e pattern d’attacco diversi. Affrontarli richiede studio e coordinazione: non possiamo semplicemente sparare a caso e sperare per il meglio. Questa verticalità nella difficoltà PvE rende ogni scontro stimolante, anche per i veterani del genere.
Gli scontri PvP aggiungono un ulteriore livello di imprevedibilità. Il matchmaking cerca di bilanciare i giocatori solitari tra loro ma non è garantito: possiamo sempre incappare in uno squad organizzato anche giocando da soli. La chat di prossimità permette interazioni interessanti: possiamo negoziare alleanze temporanee o psicologizzare i nostri avversari. Abbiamo assistito a tradimenti epici e collaborazioni improbabili che hanno reso ogni partita memorabile.
Il sistema di crafting è profondo ma senza essere opprimente. Raccogliamo componenti dalle carcasse degli Arc e dai resti della civiltà per costruire armi, gadget e armature. Possiamo potenziare le stazioni del workshop per sbloccare blueprint più avanzati oppure riparare l’equipaggiamento sul campo quando siamo in difficoltà. È un sistema che premia chi pianifica ma lascia spazio all’improvvisazione.
La progressione si divide in due filoni: quello temporaneo legato all’equipaggiamento (che perdiamo quando moriamo) e quello permanente basato su tre alberi delle abilità (Sopravvivenza, Mobilità e Condizionamento). Le skill sbloccabili offrono bonus passivi che modificano gradualmente il nostro stile di gioco. Non sono trasformazioni radicali ma miglioramenti incrementali che si fanno sentire nel lungo periodo.
Le missioni dei Trader aggiungono obiettivi secondari alle nostre scorribande. Non siamo obbligati a completarle ma offrono ricompense interessanti (come gear esclusivo, materiali rari ed esperienza per salire di livello). Alcune quest richiedono di visitare luoghi specifici, altre di eliminare determinati Arc o raccogliere oggetti particolari. Il canovaccio può risultare ripetitivo ma serve a guidare l’esplorazione delle mappe.
Grafica e sonoro: un capolavoro visivo retrofuturista

Dal punto di vista tecnico Arc Raiders è semplicemente stupendo. Embark Studios ha spremuto Unreal Engine 5 per creare un mondo visivamente ricco che mescola bellezza e decadenza. Le mappe sono dettagliatissime con texture di alta qualità e modelli poligonali complessi. La direzione artistica retrofuturista anni ’70 dona al gioco un’identità visiva unica che lo distingue dalla massa degli shooter privi di una contestualizzazione storica.
Le ambientazioni italiane sono riconoscibili e al tempo stesso aliene. Vedere edifici mediterranei abbandonati invasi dalla vegetazione, mentre strutture spaziali futuristiche svettano sullo sfondo, crea un contrasto affascinante. La mappa Blue Gate in particolare amalgama zone rurali con bunker misteriosi e ruderi industriali in modo magistrale. Ogni location racconta una storia attraverso i dettagli ambientali: graffiti sui muri, veicoli arrugginiti e oggetti personali abbandonati.
L’illuminazione dinamica gioca un ruolo fondamentale nell’atmosfera. I raggi di sole che filtrano tra gli edifici crollati creano giochi di luce e ombra che rendono ogni angolo fotografabile. Il ciclo giorno/notte e i cambiamenti meteorologici modificano drasticamente l’aspetto delle mappe: una piazza che di giorno sembra relativamente sicura diventa minacciosa sotto la pioggia notturna. Questi elementi non sono solo cosmetici ma influenzano la visibilità e quindi il gameplay.
Il design delle macchine Arc merita un capitolo a parte. Questi robot sono capolavori di design industriale: sembrano plausibili come macchine reali ma abbastanza alieni da risultare minacciosi. I piccoli droni hanno un aspetto insettiforme inquietante mentre i colossi ricordano mech da fantascienza anni ’80. Le animazioni realizzate tramite machine learning li rendono “incredibilmente credibili”: ogni movimento trasmette peso e intenzione.
Gli effetti particellari durante gli scontri sono spettacolari senza essere esagerati. Le esplosioni sollevano detriti realistici e il fumo delle granate oscura efficacemente la vista. Gli impatti dei proiettili sulle superfici metalliche degli Arc producono scintille realistiche, parametrate alle parti degli ingranaggi colpiti. È tutto calibrato per comunicare l’intensità dell’azione senza diventare un caos incomprensibile.
Un dettaglio curioso riguarda gli elementi scenografici dinamici come palle di fieno rotolanti e giornali che volano al vento. Embark li ha inseriti per aumentare il realismo ma a volte causano falsi allarmi facendoti credere di aver avvistato un nemico. È un difetto minore ma può causare momenti di confusione durante scontri concitati, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità.
Il comparto audio completa l’opera con un sound design di altissimo livello. Ogni arma ha un suono distintivo che comunica potenza e peso. Il rumore metallico dei passi degli Arc in lontananza ti mette in allerta prima ancora di vederli. La musica ambiente è minimalista e lascia spazio ai suoni diegetici che diventano fondamentali per orientarsi: il crepitio degli spari indica una battaglia nelle vicinanze mentre il ronzio dei droni ti avvisa della presenza nemica, oltre a restituire una dose di ansia e angoscia da non sottovalutare in ottica immersione.
La chat di prossimità introduce un elemento sociale interessante anche dal punto di vista sonoro. Sentire le voci degli altri giocatori distorcersi con la distanza aggiunge realismo e tensione. Possiamo captare conversazioni lontane e decidere se avvicinarci o evitare quella zona. Il doppiaggio dei Mercanti di Speranza è professionale con voci che trasmettono personalità ed emozioni credibili.
Confronto con gli altri extraction shooter: un Re in ascesa

Arc Raiders entra in un mercato già affollato dove extraction shooter come Escape from Tarkov, Hunt: Showdown e Dark and Darker si contendono l’attenzione dei giocatori hardcore. La domanda sorge spontanea: cosa porta di nuovo sul tavolo questo titolo di Embark Studios?
Rispetto a Tarkov il paragone è inevitabile, essendo questo il capostipite moderno del genere. Arc Raiders prende la formula base dell’extraction ma la rende più accessibile senza sacrificare la profondità. Dove Tarkov è brutale e punitivo Arc Raiders offre loadout gratuiti per evitare che i giocatori rimangano bloccati senza equipaggiamento. Questo abbassa la barriera d’ingresso pur mantenendo la tensione del rischio-ricompensa. La produzione è più curata con un’interfaccia moderna e grafica di ultima generazione che Tarkov con il suo aspetto spartano non può eguagliare.
Hunt: Showdown condivide con Arc Raiders l’atmosfera opprimente e la componente PvPvE ma li differenzia l’ambientazione. Dove Hunt punta sul gotico western Arc Raiders abbraccia la fantascienza retrofuturista. Entrambi eccellono nel sound design che diventa strumento tattico fondamentale. Hunt però è più lento e metodico mentre Arc Raiders permette un’azione più dinamica grazie al sistema di movimento avanzato. La scelta dipende dal tipo di esperienza che cerchiamo: contemplativa in Hunt e adrenalinica in Arc Raiders.
Un confronto interessante è quello con Helldivers 2 che ha dominato il 2024. Entrambi mescolano PvE cooperativo contro nemici non umani con meccaniche di estrazione ma Helldivers punta tutto sul caos frenetico e l’azione immediata. Arc Raiders è più cerebrale e richiede pianificazione. Il paragone diventa rilevante nella misura in cui molti sospettano che Embark abbia modificato la formula del progetto originale dopo il successo esplosivo di Helldivers. Se fosse vera, la decisione si è rivelata azzeccata: i due giochi offrono esperienze complementari piuttosto che competitive.
Un elemento distintivo di Arc Raiders è l’assenza di reset forzati della progressione. Giochi come Tarkov implementano wipe periodici che azzerano tutto e non tutti i giocatori apprezzano questa filosofia. Arc Raiders introduce, invece, gli Expedition Projects: partecipare è volontario e resettare il personaggio garantisce ricompense esclusive. È un compromesso intelligente che accontenta sia chi ama ricominciare da zero sia chi preferisce costruire progressivamente.
La componente sociale attraverso la chat di prossimità ricorda Sea of Thieves con le sue interazioni imprevedibili tra giocatori. Questo livello di emergent gameplay, dove puoi stringere alleanze o subire tradimenti, arricchisce ogni partita con storie uniche. Pochi extraction shooter hanno implementato questa feature in modo così centrale è la scelta, a nostro avviso, darà ragione agli sviluppatori.
La recensione in breve
Arc Raiders è un extraction shooter eccellente che bilancia sfida e accessibilità con maestria. La produzione da tripla A, il gameplay solido e l'ambientazione unica lo rendono una proposta irresistibile per chi cerca qualcosa di fresco nel panorama multigiocatore. Alcune criticità nella progressione e nel bilanciamento PvP impediscono il voto perfetto ma non inficiano un'esperienza complessivamente straordinaria. Embark Studios ha creato un gioco che potrebbe finalmente portare gli extraction shooter al grande pubblico senza tradire l'anima "crudele" del genere.
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Voto Game-Experience
