Burnout Paradise ha rivoluzionato il mondo dei giochi di corsa open world. Una mappa iconica seguita da una colonna sonora altrettanto memorabile. Un gameplay solido, divertente fino all’ultimo. Un pacchetto completo che tutt’ora, forte della remastered firmata Stellar Entertainment, sa ancora essere godibile…se c’è alle spalle anche un sentimento di nostalgia a guidare lo spirito, dati i difetti del titolo. Oltre al team di Stellar, però, dalle ceneri del team originale è sorto anche il gruppo di Three Fields Entertainment che, negli anni, ha cercato di riprendere il concept originale attraverso giochi come Danger Zone, Dangerous Driving e, ora, Wreckreation.
Quest’ultimo, pubblicato con THQ Nordic, è forse il progetto più simile a Burnout Paradise uscito negli ultimi anni. C’è però un twist: la possibilità di sfruttare il mondo di gioco per creare corse personalizzate con giri della morte, tunnel e altri pezzi di asfalto anche sospesi in aria. Basta questo a rendere il titolo più singolare e caratteristico? Scopritelo nella recensione di Wreckreation.
L’eredità di Burnout Paradise

L’iconicità di Burnout Paradise è difficile da raggiungere. Come già detto, la nostalgia ha un certo effetto in questa valutazione del corsistico uscito nel 2008. Eppure, la formula non è nemmeno così difficile da seguire e rivoluzionare, almeno sulla carta. Wreckreation cerca di fare proprio questo proponendo il MixWorld. Si tratta di un ambiente verdeggiante, con poche città e tantissime strade da percorrere per un totale di 400 chilometri quadrati esplorabili. Un mondo immenso, ma senza punti veramente memorabili.
La ragione di questa scelta è facilmente inquadrabile. Il terreno è pensato come base per dare sfogo alla creatività, costruendo tracciati personalizzati tra terra e aria dove sfrecciare a massima velocità, schiantandosi con altre macchine proprio in stile Burnout. Manca però un sapore di proprietà del gioco, dato che in questa isola gigantesca le uniche attività presenti sono le gare (da avviare agli incroci, proprio come in Burnout Paradise), i cartelloni pubblicitari da distruggere (sempre come nel gioco originale) e i cancelli da sfondare. Un ciclo fin troppo familiare, una tiritera che non è solo ispirata, ma copiata direttamente.
Ciò vale anche per i veicoli e le strutture sbloccabili man mano che si prosegue nella “campagna”. Avanzando di livello con la propria patente (altro elemento già visto…) il proprio parcheggio si riempie di vetture selezionabili. I nomi e design sono anonimi, derivati parodici di culture e produttori di veicoli differenti, per una manciata di appellativi che riprendono sempre la formula della città “where the grass is green and the girls are pretty”.
Si potrebbe continuare citando altri elementi, ma il discorso sarebbe sempre lo stesso. L’eredità è pesante e l’unicità è minima. Non c’è inventiva se non per un singolo dettaglio: il sandbox.
Il gameplay di Wreckreation: buono il sandbox, la guida meno

La parola ‘Mix’ caratterizza il sandbox di Wreckreation. Si può mixare tutto il mondo con rampe, tubi e ostacoli mobili, o anche la macchina con suoni, cerchioni e luci dei freni di vario genere. Si mixa la musica, il meteo, il traffico, l’orario della corsa e anche le regole della gara stessa. Ecco quindi una novità rispetto a Burnout Paradise, che riesce in un modo tutto suo a trasformare l’esperienza arcade da una mera copia carbone a un corsistico che può anche divertire se si gioca online.
Parlo proprio del multigiocatore come modalità più intrattenente in quanto l’IA è molto discutibile. Nell’arco di una gara riusciranno sempre a rimanere alle calcagna della propria auto, anche nonostante i takedown. Per ovviare poi ai percorsi aperti, dove si possono tagliare molti metri tra un checkpoint e un altro, la velocità viene aumentata artificialmente per tenere il passo del giocatore. Altro elemento risibile è proprio la meccanica chiave del takedown, la quale si verifica anche solamente uscendo dai limiti della pista di qualche metro dopo un urto con un’altra macchina. È sufficiente scivolare un po’ per distruggersi, altro che scontri mortali con guardrail, auto o alberi.
Il sistema di guida è puramente arcade e facile da padroneggiare. Abbattere gli avversari comporta un aumento del turbo massimo, riempibile poi con gesta spericolate come la guida contromano o le derapate. Peccato che, soprattutto con l’uso di rampe, Wreckreation non riesca a nascondere la discutibile manovrabilità dei veicoli. Sterzando in aria si può fare zig-zag come se si avessero propulsori laterali e, in generale, sembra che ogni vettura si muova su binari. In altre parole, la sensazione è quella di manovrare blocchi di granito scivolosi, con giusto qualche differenza a seconda del mezzo guidato. Vincere poi è facile, è arrivare alla fine della corsa che causa facilmente noia.
Una copia nel gameplay e nell’estetica

Veniamo quindi alla dimensione estetica di Wreckreation. Gli elementi dell’interfaccia sono ben posizionati ma poveri, senza un tocco unico. Come per la mappa, si perdono in un design anonimo con font e animazioni potenzialmente appartenenti a qualche videogioco per smartphone. Nel mentre, i menu non sono nemmeno una gioia da navigare, tanto che certe impostazioni essenziali o mancano, o sono difficili da trovare. Il comparto sonoro spicca solo per la piacevole selezione di brani da ascoltare tramite la radio, ma altrimenti è sterile nel boost e nel rombo dei motori, elementi chiave dell’esperienza di guida.
Per fortuna non ci sono crash o problemi con le performance. I requisiti di sistema sono contenuti e questo è forse uno dei pochi pregi del titolo. Al netto dell’assenza di un’identità sua e dell’appeal di un asset pack i cui elementi sono stati incollati o attaccati con lo scotch, funziona bene ed è pure carino da vedere, soprattutto in 1440p e nei momenti più sfrenati.
Il vero problema è che resta una copia peggiore di Burnout Paradise, a cui la buona sorte sorride per due motivi: un editor funzionante e la mancanza di vere alternative. Chiamarlo “Burnout Paradise 2” o, per dirla meglio, “Budget Burnout Paradise 2” non sarebbe errato, il che è un peccato. Wreckreation è assolutamente giocabile e può essere interessante se giocato con gli amici, ma poteva e doveva essere di più. Al contrario, è il sintomo di un team che continua a vivere nel passato nel tentativo di riproporre un gioco di corsa arcade sulle orme di un titolo monumentale per l’epoca.
La recensione in breve
Wreckreation funziona, ma è chiaro come voglia essere al cuore l’erede di Burnout Paradise e, in realtà, si riveli una brutta copia senza un suo spirito, una sua identità e una guida convincente. La natura arcade non giustifica un’IA sbilanciata e nemmeno il controllo plasticoso dei veicoli. Il buon editor di livelli con piste personalizzabili non difende invece la proposta di una mappa grande ma vuota, riempita solamente da collezionabili ripresi direttamente da Burnout. Giocandolo con gli amici dopo avere creato circuiti bizzarri e complessi è l’unico modo per divertirsi qualche ora. Per il resto, però, il magnum opus del team resta quello proposto con EA.
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Voto Game-eXperience
