Echoes of the End, action-adventure in terza persona, segna il debutto di Myrkur Games – studio islandese di appena 40 membri – sotto l’egida del pusblisher Deep Silver. Rilasciato il 12 agosto 2025 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X/S, il gioco immerge i giocatori nell’universo di Aema, un mondo fantasy ispirato ai selvaggi paesaggi islandesi. La protagonista Ryn, vestige dai poteri magici instabili, cerca di salvare il fratello Cor, rapito dall’impero antagonista di Reigendal. Al suo fianco c’è Abram, esploratore tormentato dal passato, che aggiunge quel tocco di profondità al viaggio della protagonista. Con una durata di 14-15 ore, il titolo assicura un’esperienza lineare ma intensa, mescolando combattimenti, esplorazione e puzzle.
Sviluppato con Unreal Engine 5, Echoes of the End punta su una narrazione cinematografica e un’estetica mozzafiato. Per quanto il comparto narrativo ed artistico siano degni di nota, l’esperienza viene risente della presenza di problemi tecnici e un gameplay non sempre fluido. Un richiamo ai titoli del calibro di God of War e Senua Hellblade è presente, ma si distingue per via di una narrativa che sembra ancora ad alcune tradizioni locali, come se fosse una favola videoludica. Nonostante qualche imperfezione, è un esordio che cattura l’attenzione con il suo mix di emozione e avventura.
Storia e personaggi

La trama segue Ryn, una vestige capace di manipolare magia antica ma che teme il rischio di perdere il controllo su questa, forte e potente come solo pochi conoscono. La storia inizia con un’imboscata dell’impero di Reigendal, guidato dal tiranno Aurick e dalla maga Zara, che rapisce il fratello Cor. Gli eventi portano Ryn a stringere un’alleanza con Abram Finlay, studioso ed esploratore dal passato oscuro, che si prodiga per aiutare la giovane nel compimento della sua missione. Attraverso dieci capitoli, il gioco esplora temi di sacrificio, fiducia e redenzione in un mondo segnato da guerre antiche e cristalli chiamati Egide, fonte di magia e conflitti.
Ryn è una protagonista forte, ma allo stesso tempo segnata da un trauma infantile che la rende cauta nell’usare i suoi poteri. La sua crescita emotiva, legata al rapporto con Cor e Abram, è il cuore della storia. Abram bilancia il tono con sarcasmo e intelligenza, mentre il racconto del suo passato aggiunge spessore. Zara, l’antagonista, non è un semplice villain, ma una figura controversa alimentata da motivazioni legate a ingiustizie passate. I dialoghi, doppiati in inglese con sottotitoli italiani di qualità, sono naturali e toccanti, grazie a performance in motion capture e un espressività non sempre rinvenibile nel mondo videoludico.
La narrazione è compatta, con pochi personaggi secondari per mantenere il focus su Ryn e Abram. I vari manoscriti rinvenibili un po’ ovunque, arricchiscono la lore di Aema, svelando dettagli su guerre e magia (e il rapporto tra Ryn e suo padre, punto nodale della trama). Nonostante qualche archetipo fantasy prevedibile, la storia sa emozionare con momenti di tensione e intimità. Per quanto la chimica tra i diversi protagonisti – sia buoni che cattivi – funziona, alcuni passaggi peccano di originalità risultando prevedibili e scontati.
Analisi del gameplay

Il gameplay si basa su tre elementi: combattimento, esplorazione e puzzle. Ryn usa spada e magia, con abilità come telecinesi, esplosioni e illusioni. La meccanica “Shift” permette di riposizionare nemici o oggetti, creando tattiche creative, come lanciare avversari in burroni o farli scontrare tra loro. Abram supporta con abilità complementari, come mettere in stasi oggetti o attivare combo. Le boss fight sono epiche, con fasi multiple che richiedono strategia, ma il sistema di aggancio impreciso manda la telecamera ogni tanto a vuoto, perdendo il focus su un possibile attacco di un nemico. Da segnalare, inoltre, animazioni dei movimenti piuttosto grezze, soprattutto nelle fasi di non combattimento.
L’esplorazione, pur lineare, offre percorsi alternativi per collezionabili che approfondiscono la lore o potenziano salute e mana. Doppio salto, scatto e controllo della gravità rendono il comparto gradevole, al netto delle perplessità sui movimenti prima evidenziate. I puzzle, punto di forza, usano i poteri di Ryn e la collaborazione con Abram per risolvere enigmi ambientali, come spostare piattaforme o creare illusioni. Ogni capitolo introduce novità, mantenendo “caldo” il fattore sfida. Tuttavia, sovente sopraggiungono cali di framerate e glitch grafici che rompono l’immersione, soprattutto in modalità Fedeltà (quella che predilige la risoluzione alla fluidità).
Il sistema di progressione consente di personalizzare Ryn, con alberi di abilità per magia o combattimento. La difficoltà è equilibrata, con qualche scompenso in occasioni di alcune boss-fight. La durata di 14-15 ore evita ripetitività, con capitoli ben distinti. Nonostante i difetti tecnici, il gameplay è coinvolgente, premiando chi ama mescolare azione e riflessione, sempre ricordando che si tratta della prima volta per lo studio islandese.
Dimensione artistica

L’arte di Echoes of the End è un trionfo visivo, grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 5 e della fotogrammetria. Aema è un mondo ispirato all’Islanda, con vulcani, ghiacciai e cieli aurorali che creano scenari mozzafiato. I dettagli, come rocce laviche o neve illuminata, sono impressionanti per definizione grafica. I modelli dei personaggi, con animazioni motion-capture, sono carichi di espressività. Le cutscene, di qualità cinematografica, rivaleggiano con i migliori AAA del momento (ricordandosi che 40 cuori hanno dato vita a questo progetto).
La colonna sonora, che mescola melodie nordiche e temi epici, amplifica l’atmosfera, anche se gli effetti sonori (come impatti o passi) risultano a volte deboli e ripetitivi. Il design evita cliché fantasy, optando per un’estetica naturalistica distorta dalla magia. Ogni capitolo ha un’identità visiva unica, con vulcani ardenti o laghi ghiacciati che tentano di riflettere i conflitti emotivi dei protagonisti. Simbolisimi che aiutano a vivere meglio le vicende dei protagonisti del gioco.
Problemi tecnici, come stuttering o texture lente a caricarsi, smorzano l’esperienza in modalità Fedeltà, motivo per cui siamo stati costretti ad optare per quella Prestazioni, sacrificando gran parte della resa visiva finale. Tuttavia, l’arte rimane un punto di forza, con un mondo che invita ad esplorare (nei limiti del level design, sia ben chiaro). Resta il fatto che qualche cartolina di Aema l’abbiamo portata via.
Libere ispirazioni che fanno la differenza

Alcuni stilemi videoludici di Echoes of the End sono stati già visti in titoli come God of War, Hellblade e The Legend of Zelda, anche se queste libere ispirazioni riescono ad avere una loro identità. Come God of War (2018), mescola combattimenti epici e narrazione personale, con Ryn e Abram che sembrano rievocare il rapporto conflittuale tra Kratos e Atreus. Tuttavia, lato gameplay, God of War offre un mondo semi-aperto, mentre Echoes of the End è rigidamente lineare. Le dinamiche puzzle like ci hanno ricordato quelle presenti nella serie di The Legend of Zelda, con meccaniche ambientali atte a sbloccare la prosecuzione della storia. La componente magica di Ryn richiama a tratti quella di Senua, ma con un focus più action rispetto al tono psicologico di Hellblade. L’ispirazione islandese lo distingue da fantasy classici (come Dragon Age, giusto per citare qualche esempio “fresco”), con una cura della componente artistica che aggiunge un tocco di classe a questa esperienza.
La recensione in breve
Myrkur Games crea un mondo vivo, con personaggi memorabili e un’estetica islandese che incanta, a dimostrazione che team piccolo è in grando lasciare il segno. Purtroppo i problemi tecnici ci sono e sono tali da intaccare l'esperienza di gioco, fortunatamente non in maniera invalidante. Magari, update e patch potranno limitare qualcosina, ma non ci aspettiamo dei miracoli. Detto questo, su console PS5: Buona la prima.
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Voto Game-Experience
