Secondo lo Stato della California, lo studio di sviluppo di videogiochi Riot Games, noto in tutto il mondo per il titolo di successo League of Legends, avrebbe ingannato i propri dipendenti sui loro diritti di parlare di molestie e discriminazioni.
Il team di sviluppo americano, dal canto suo, ha prontamente negato queste dure affermazioni da parte dello Stato della California.
La stessa agenzia governativa che ha di recente denunciato anche Activision Blizzard, ossia The California Departement of Fair Employment and Housing, ha così affermato che Riot Games avrebbe fallito nel far conoscere al proprio staff i diritti di poter parlare al governo di questioni come molestie e discriminazioni.

In realtà, l’agenzia governativa ha depositato la sua causa legale contro lo studio di sviluppo Riot Games già nel mese di febbraio. Venne chiesto al tribunale di richiedere a Riot di inviare un avviso a tutti i suoi lavoratori, spiegando nel dettaglio il loro diritto di poter parlare liberamente della loro esperienza con il governo.
Ora, viene chiesto così ai dipendenti e sviluppatori dell’azienda di far sapere la loro esperienza e di partecipare alla causa, senza avere la paura di ritorsioni eventuali nei loro confronti. Nel 2018, il governo deggli Stati Uniti d’America aprì già un’investigazione riguardo a molestie sessuali, discriminazioni in base al sesso e anche veri e propri abusi sessuali che sarebbero avvenuti impuniti all’interno della compagnia videoludica.
L’agenzia governativa è rimasta a quel punto “allarmata” dal linguaggio utilizzato da Riot Games nell’accordo che si era raggiunto, il quale in qualche modo “suggeriva che impiegati non avessero volontariamente e candidamente parlato al governo su molestie sessuali e altre violazioni”.

A quel punto, la corte ordinò a Riot di inviare la notificazione a tutti i dipendenti, cosa che l’azienda fece ma con grande ritardo. Ora, si richiede ai dipendenti di venire fuori e interrompere questo loro silenzio presumibilmente “forzato”.
