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25 anni di Resident Evil – Resident Evil Gaiden: il fratello dimenticato | Speciale

Cos’è esattamente Resident Evil Gaiden? Non so voi, ma personalmente ho sempre avuto un debole per l’esplorazione, in generale. Adoro cercare, scoprire, muovermi nel sottobosco per trovare qualcosa di nuovo e sconosciuto ai più: meno nota è la cosa, più piacere provo nello scoprirla e studiarla. Ecco perché, personalmente, voglio trascinarvi con me e festeggiare questo 25° anniversario della saga Resident Evil/Biohazard esplorando uno dei titoli meno noti e meno (ingiustamente) considerati della serie.

Resident Evil Gaiden (noto in Giappone come バイオハザード外伝 BioHazard Gaiden) rappresenta un “unicum” nella serie, in anticipo sui tempi dei primi Umbrella Chronicles o persino dei più recenti e noti Resident Evil 7 ed 8. Se i titoli citati hanno virato il gameplay classico della serie verso lo sparatutto su binari o sulla tanto criticata visuale in prima persona, Gaiden ha aggirato le limitazioni tecniche della console sulla quale girava in modo molto intelligente, riuscendo a creare un’esperienza unica e survival nonostante tutto. Ma andiamo con ordine.

Resident Evil Gaiden

L’anno era il 2001, ormai 20 anni fa: l’ormai scomparsa compagnia britannica M4 viene contattata da Capcom per la creazione di uno spin-off della serie Resident Evil per Game Boy Color. Impresa non da poco, considerate le sostanziali differenze tecniche tra la console portatile targata Nintendo e le altre piattaforme sulle quali i giochi della serie principale giravano da anni.

Lo sviluppo avvenne in sincrono tra la software house inglese e Capcom, che “prestò” un paio di dipendenti di importanza fondamentale: Hiroki Kato venne coinvolto come storywriter ed il leggendario Shinji Mikami come advisor per controllare che tutta l’opera rispettasse precisi standard qualitativi e di gameplay. E’ probabilmente questo il motivo per il quale Resident Evil Gaiden, unico gioco della serie a mantenere nel titolo una parola di derivazione giapponese (“gaiden” significa appunto “side-story”), è stato rilasciato prima in Europa e poi in altri paesi. Una collaborazione nippo-europea assai innovativa per l’epoca, periodo nel quale ancora vi erano distanze di mesi (se non addirittura di anni) tra la release giapponese e quella americana/europea.

Perché Resident Evil Gaiden è così speciale? Partiamo dal presupposto che si tratta di un esperimento coraggioso, forse fin troppo sottovalutato all’epoca sia dalla critica che dal pubblico. Visuale top-down, grafica pixellosa e combattimenti in prima persona sono gli ingredienti di questo curioso mix di esplorazione e combattimento. Nei panni del mai dimenticato (e fin troppo spesso ignorato) Barry Burton, ci ritroveremo a bordo della lussuosa nave da crociera Starlight in cerca di prove su una nuova BOW (Bio Organic Weapon) sviluppata dall’infausta multinazionale Umbrella. Inizialmente la missione era affidata al sempreverde Leon Kennedy, ma il quartier generale perde i contatti ed invia Barry sia alla ricerca di Leon, sia per scoprire di più sulla nuova arma segreta di Umbrella.

Resident Evil Gaiden

Il gioco mostra subito uno stile innovativo e divertente: l’esplorazione si regge sulla ricerca di oggetti e sul tenere sempre d’occhio le scorte di armi e proiettili, proprio come in ogni survival horror che si rispetti. I nemici su schermo vagano senza meta all’interno delle varie locations, ma quando ci avvicineremo troppo tenteranno di avvicinarsi per entrare in contatto con noi. A questo punto starà al giocatore tentare di mirare tenendo premuto il tasto adibito e spostare il cursore sul nemico prima di entrare in contatto diretto: se l’operazione avrà successo, il particolarissimo sistema di combattimento entrerà in gioco.

Ispirato al classico RPG Dungeon Master creato nel 1987, il combat system mostra una visuale in prima persona con i nemici in avvicinamento: nella parte bassa dello schermo un cursore si muove velocemente su una barra orizzontale per la maggior parte grigia, ma in alcuni punti bianca o nera. Premere il pulsante di attacco sulla zona grigia non sortirà effetti, mentre premerlo a tempo sulla parte bianca (o meglio ancora su quella nera, piccolissima) manderà a segno i colpi infliggendo danni ai nemici con l’arma equipaggiata. Terminato il combattimento, a volte è possibile trovare utili oggetti sui cadaveri dei nemici abbattuti. Il resto è esplorazione e narrazione, in puro stile Resident Evil.

Gaiden è questo, in sostanza. Un titolo che mescola le meccaniche dei classici RPG con visuale dall’alto ad un sistema di combattimento molto interessante. Un gioco particolare, speciale e decisamente old-school che potrebbe farvi scoprire qualcosa di nuovo sulla celebre serie che ormai tutti conosciamo. Se volete recuperare qualcosa di particolare per festeggiare questo 25° anniversario della saga Resident Evil, ora sapete cosa fare!