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Werewolf The Apocalypse: Earthblood | Recensione

Werewolf The Apocalypse: Earthblood, figlio dell’omonimo gioco da tavolo ambientato nell’universo narrativo del World of Darkness (lo stesso di cui fa parte Vampire: The Masquerade, ideato da Mark Rein-Hagen), è appena arrivato su console e PC e già promette tantissimo, in primis di farci vivere una frenetica storia d’azione a base di licantropi. Capitanati dal publisher Nacon, Cyanide Studio ha lavorato per cercare di offrire un’esperienza moderna, che possa adattare all’impianto di un videogioco l’ampiezza di azioni di cui gode il gioco da tavolo. Come si è destreggiato il team nella prova su campo? Lo vediamo in questa recensione!

Licantropia spirituale
Infiltrazione in campo nemico.Come già detto, l’idea che ha dato vita a Werewolf The Apocalypse: Earthblood viene dalla fortunata serie quasi omonima di Werewolf: The Apocalypse, dove i giocatori al tavolo assumono il ruolo di lupi mannari, detti “garou”, guerrieri impegnati in una guerra contro la civilizzazione urbana e contro le forze sovrannaturali della corruzione (il Wyrm). Earthblood riprende questo concetto: la Madre Terra è chiamata Gaia ed il Wyrm è uno spirito distruttivo che tenta di devastare la natura, venerato dalla Endron, una grande compagnia petrolifera che non pensa ad altro che alla monetizzazione del suo prezioso materiale. I Garou proteggono Gaia, e sono radunati in piccole comunità miste che cercano di fare del loro meglio, attaccando silenziosamente gli impianti della Endron nel tentativo di smantellare la società. Cahal, il nostro protagonista, appartiene alla tribù dei lupi mannari Fianna ai quali era stato sottratto il territorio proprio dalla compagnia: purtroppo, oltre ad aver visto la moglie morire per mano della Endron, Cahal vive con l’onta ed il rimorso di aver ucciso un membro del proprio branco in preda alla rabbia più cieca.
La storia quindi inizia come un arco di redenzione, con Cahal impegnato nella lotta “ambientalista” e morale, rifiutato dal clan e determinato ad estinguere il Wyrm.

Una bestia in cattività diventa ripetitiva
Lo stile grafico e tecnico purtroppo risultano obsoleti.Werewolf The Apocalypse: Earthblood dovrebbe essere un gioco d’azione con elementi GDR, anche se appare evidente fin da subito che qualcosa non torna.
Il gameplay di Earthblood si basa infatti sulla possibilità di trasformarci, nei panni di Cahal, in due altre possibili forme – la forma lupo e la forma Crinos – per interagire in modo diverso con gli ambienti che andremo ad esplorare. La forma umana quindi ci permetterà un approccio più generico, consentendoci di uccidere silenziosamente i nemici e di interagire con le stanze o gli altri personaggi. La forma lupo è quella in cui Cahal può fare affidamento su una sorta di furtività potenziata, arrivando a passare inosservato tra gli avversari e a sgattaiolare nei numerosi condotti di areazione grazie alle sue ridotte dimensioni. Considerate queste prime due forme, appare molto chiaro il fatto che gli sviluppatori si fossero inizialmente concentrati sul realizzare la maggior parte delle sezioni con un approccio tipicamente stealth, rendendoci maggiormente consapevoli delle aree da visitare. L’idea sarebbe infatti quella di sfoltire le fila degli avversari tenendo un basso profilo, disattivando telecamere e torrette automatiche dai terminali per collezionare la “Furia”, l’energia attraverso cui eseguire delle mosse speciali nell’ultima forma, la forma Crinos. Questa ci permette finalmente di accedere alla natura più mostruosa di Cahal, consentendogli di trasformarsi in un lupo mannaro, feroce e potente. Nei panni della bestia non potremo fermarci e non dovremo fare particolare attenzione a telecamere o esseri umani: il gioco cambia radicalmente trasformandosi in un grezzo picchiaduro dove potremo dilaniare tutti e tutto (complice l’alta componente oggettistica distruttibile negli ambienti) con attacchi leggeri e pesanti che chiaramente modificano l’intensità dei colpi, più due posture da assumere, una chiamata “agile” e l’altra “aggressiva”. Abbiamo anche alcune combo e abilità da attivare consumando la Furia, che si carica uccidendo gli avversari nella forma Crinos oltre che con l’uso di particolari fiaschette in forma umana. Werewolf The Apocalypse: Earthblood prevede quindi tre forme differenti da gestire con Cahal, e si sviluppa in una struttura lineare a missioni che riesce a mantenere un certo ritmo nel susseguirsi del gioco. Purtroppo l’approccio stealth è strutturato in maniera veramente semplice e senza nessun elemento che aggiunga complessità ulteriore, facendolo risultare superfluo. Si fatica cercando di procedere in furtività in qualsiasi difficoltà a causa di un’intelligenza artificiale dei nemici che alterna avversari costantemente di spalle ad altri che invece hanno occhi da falco, capaci di scovarci per un millimetro sbagliato di copertura.
A parte le pochissime sezioni in cui questo approccio è obbligatorio (pena la morte e la ricarica dall’ultimo checkpoint), nel resto del gioco non ci sono conseguenze nel procedere solo in forma Crinos, scaraventando via ogni resistenza ad artigliate. Anzi, più spesso che volentieri ci troveremo costretti ad usare la forma di licantropo, dal quale si può “uscire” solo a mattanza terminata. Oltre a questo, Cahal può usare la sua balestra per eliminare gli avversari, oppure bere dalla fiasca che si porta appresso per aumentare la Furia prima di un’incombente battaglia. L’albero delle abilità allo stesso modo è ridotto a pochissimi elementi sbloccabili, anche se tutti funzionali e che ben si allineano all’esperienza immediata e lineare di Earthblood.
Il vero punto debole di Werewolf The Apocalypse: Earthblood è che, durante tutta la sua durata, il gioco non fornisce ambienti o situazioni diverse salvo poche occasioni. Questi pochi scenari evocativi ambientano il nostro viaggio a Penumbra, luogo a metà tra il mondo reale e quello degli spiriti, all’interno del quale svolgere quest secondarie o sfide per il Grande Spirito della Cascata, che ci daranno come premio utili scorciatoie tra le aree principali. Nel resto dell’avventura invece, solo i nemici cambiano con regolarità: ci troveremo a compiere le missioni principali in strutture a metà tra l’industriale ed il militare di appartenenza della Endron, simili se non indistinguibili tra loro, a seguire corridoi claustrofobici sempre guidati dallo stesso motivo – la volontà di annientare la compagnia, senza che vi siano particolari riflessioni sul numero di vittime umane coinvolte o maggiori approfondimenti, che aumenterebbero nel complesso l’immersione. Le missioni sono accessibili dall’interno della macro area/hub che richiama i panorami boschivi del nord-ovest americano.
Werewolf The Apocalypse: Earthblood non risulta brillante nemmeno nella narrazione, ridotta a situazioni simili, personaggi scritti frettolosamente ed una storia banale, se non fosse per la presenza dei lupi mannari. Proseguendo nella trama, ci troveremo anche davanti a scelte che ci consentiranno di affrontare alcune situazioni in due modi diversi. Partendo dal presupposto che la maggior parte di queste sfocia nella violenza, esse non ci consentiranno di cambiare la trama, quanto di scoprire qualche dettaglio in più sul mondo di gioco, presente anche in alcuni documenti che potremo recuperare durante le missioni, assieme a qualche collezionabile.

Ben poco mordente
Lo spirito Yfen ci premierà se eseguiremo le sue sottoquest.Werewolf The Apocalypse: Earthblood vede come unica novità la presenza delle tre forme del protagonista, ma non eccelle particolarmente sul lato tecnico ed in particolare quello grafico, che risulta particolarmente datato. A parte le trasformazioni e l’alta distruttibilità degli ambienti, il titolo è composto di texture a bassa risoluzione e da modelli 3D per nulla entusiasmanti. Le aree di gioco soffrono di una bassissima varietà e mancanza di particolari; le collisioni con gli oggetti sono continuamente dietro l’angolo e le animazioni risultano legnose. Nemmeno l’estetica dei personaggi convince: dal design alla mimica facciale, tutto sa di vecchio e di già visto. Le sequenze di intermezzo non vantano migliorie, con personaggi che si bloccano o si muovono in maniera troppo robotica. La parte migliore è stata, purtroppo, riservata solamente al design e alla caratterizzazione degli spiriti disseminati nel mondo di Cahal, gli unici a risultare convincenti e ad apparire tridimensionali sullo schermo. Per quanto riguarda gli altri personaggi, essi si rivelano freddi, poco carismatici, scritti frettolosamente – in sostanza, si fatica ad emozionarsi per uno qualsiasi di loro.
Il comparto sonoro è composto per la maggior parte da musiche ambientali che ci accompagneranno durante le fasi di esplorazione e furtività. Nei panni di lupo mannaro, queste tracce si fanno molto più aggressive, risultando comunque orecchiabili e coerenti. Gli effetti sonori convincono nel complesso, anche se si nota una certa ripetitività negli stessi dopo qualche ora di gioco. L’intera campagna può essere completata in circa 10 ore, una longevità contenuta che aiuta a minimizzare i gravi difetti e che sostiene il ritmo della storia narrata, fortunatamente privo di momenti morti. Purtroppo non sarà possibile selezionare i singoli livelli da rigiocare una volta completata la storia, nel caso volessimo distribuire ancora un po’ di terrore nella Endron, rendendoci necessario ricominciare da capo l’avventura.
Riguardo alla localizzazione, Werewolf The Apocalypse: Earthblood è completo di interfaccia e sottotitoli in italiano, mentre il parlato del gioco rimane in lingua originale. Il discreto doppiaggio inglese non riscatta completamente i personaggi, ma appare quantomeno azzeccato nella scelta delle voci.

Versione testata: PC
Piattaforme: PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S