Ubisoft è finita al centro di un acceso dibattito per una clausola contenuta nel suo contratto di licenza con l’utente finale (EULA), secondo la quale gli utenti devono disinstallare e distruggere tutte le copie di un gioco se la società francese decide di terminarne il supporto o di chiudere l’account associato. La clausola incriminata si trova al punto 8 del documento e specifica che, alla risoluzione del contratto “per qualsiasi motivo”, l’utente è obbligato a cancellare il prodotto e distruggerne ogni copia in suo possesso.
Come leggiamo su The Gamer, questa clausola, pur non essendo nuova, è tornata alla ribalta in seguito all’attenzione mediatica generata dalla campagna Stop Killing Games, che lotta per la preservazione dei giochi digitali e contro la loro rimozione arbitraria. Secondo alcuni utenti, l’iniziativa avrebbe spinto Ubisoft a rendere più evidente questa clausola, anche se le prove indicano che fosse già presente da tempo.
Il vero nodo sta nel significato pratico della parola “distruggere”: cosa dovrebbe fare un utente con una copia digitale? E con una fisica? Distruggere un disco? Cancellare ogni backup? Ovviamente Ubisoft non manderà nessuno a controllare che gli utenti abbiano effettivamente “distrutto” il proprio gioco, ma la presenza stessa della clausola è vista da molti come una forma estrema di controllo sui contenuti acquistati.
In realtà, Ubisoft non è sola in questa prassi. Anche altri publisher adottano clausole simili nei loro EULA, come è emerso su Reddit: titoli come Final Fantasy 7 Remake, Metaphor: ReFantazio, The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered e persino Baldur’s Gate 3 prevedono simili obblighi in caso di cessazione del contratto. La clausola riflette una realtà spesso trascurata: gli utenti acquistano una licenza d’uso, non la proprietà del prodotto.
Chiarita questa situazione, segnaliamo che nei giorni scorsi Ubisoft potrebbe aver condiviso un teaser di Assassin’s Creed 4: Black Flag Remake.
