Cinico, brillante e più attuale che mai, The Outer Worlds 2 torna a mettere sotto accusa il lato più grottesco del capitalismo spaziale. A distanza di anni dal primo capitolo, Obsidian rimescola le carte senza stravolgere la formula: dialoghi pungenti, libertà di scelta e un mondo saturo di corporazioni, propaganda e sorrisi di plastica.
Questa volta però il tono cambia. L’umorismo resta, ma dietro le battute si nasconde una visione più amara, più consapevole, mentre l’azione si sposta nella colonia di Arcadia, un paradiso artificiale sull’orlo del collasso.
Il risultato? Un sequel che punta più in alto, cercando di bilanciare satira e dramma, e dimostrando che l’universo di The Outer Worlds ha ancora molto da dire, un mondo del quale parleremo in maniera approfondita in questa nostra recensione.
Facciamo il punto della situazione

In The Outer Worlds 2, il contesto si forma in un universo alternativo dove la storia della Terra ha preso una piega diversa: il presidente americano William McKinley non viene assassinato nel 1901, e senza quell’evento i grandi imperi industriali del Novecento crescono senza ostacoli. Da quel momento l’umanità evolve in una civiltà dominata dalle corporazioni, dove il potere politico è solo una facciata e il profitto guida ogni scelta e l’essere umano non è che un mero ingranaggio di una macchina atroce e implacabile chiamata capitalismo.
Secoli dopo, queste megacorporazioni hanno esteso la loro influenza oltre la Terra, colonizzando e terraformando pianeti alieni. È qui che entra in scena il nostro protagonista, inviato nella colonia di Arcadia — un settore sicuramente ricco e tecnologicamente avanzato, ma ormai isolato e profondamente instabile. In Arcadia sono apparse misteriose fratture nello spazio-tempo e ciò ha portato ad un’interruzione di ogni contatto con la Terra, portando l’equilibrio tra le fazioni locali a spezzarsi.
Il nostro protagonista è un agente del Direttorato Terrestre, un organismo incaricato di gestire i rapporti tra la Terra e le colonie umane. La sua missione è indagare sull’origine di queste anomalie, ma il compito si complica quando emergono conflitti interni tra corporazioni, governi autoritari e nuovi movimenti locali che cercano di riscrivere le regole del potere.
Il tono resta ironico e tagliente come nel primo capitolo, ma il sequel punta su un’atmosfera più cupa e complessa, con scelte morali ancora più sfumate e una maggiore libertà nel modo di affrontare missioni e fazioni. Insomma, fatta eccezione per il nemico comune, il Protettorato, un regime totalitario estremamente potente e pericoloso, le restanti fazioni come Auntie’s Choice e l’Ordine dell’Ascendente si barcamenano su scale di grigi decisamente difficili da comprendere nei loro estremismi, sebbene rappresentino una sorta di “male minore”.
Obsidian e la narrazione

Quando si parla di costruire mondi narrativi, pochi sanno competere con Obsidian, e The Outer Worlds 2 lo dimostra ancora una volta. Arcadia non è solo uno sfondo o una mappa da esplorare, ma un ecosistema vivo, denso di microstorie che si incastrano come pezzi di un puzzle più grande. Ogni quest, ogni registrazione audio o documento nascosto contribuisce a comporre un quadro più ampio, fatto di politica, interessi e umanità distorta. Sta al giocatore mettere insieme i pezzi e decidere quale direzione imprimere al destino della colonia.
Le scelte contano davvero: dialoghi, azioni e alleanze possono avere conseguenze drastiche e spesso irreversibili, fino a cambiare radicalmente il corso della storia — e il finale. Nonostante la mole di trame e sotto-trame, Obsidian riesce a mantenere tutto coeso e interessante, grazie a una scrittura brillante, ricca di cinismo e satira, ma capace anche di momenti più cupi e riflessivi.
Nel nostro viaggio, ci accompagna un equipaggio tanto eccentrico quanto umano: personaggi ben scritti, con storie personali che si intrecciano con la trama principale e aggiungono spessore al mondo di gioco. Sul piano narrativo funzionano alla perfezione, anche se l’impatto sul gameplay resta limitato, un’eredità del primo capitolo che qui si sente ancora.
Gameplay e Sviluppo del personaggio

Il gioco si apre con il tono epico — e volutamente esagerato — del Direttorato Terrestre, che si dipinge come un gruppo di eroi invincibili usciti da uno dei classici film di propaganda tipici di Outer Worlds. È una scena che fissa subito l’umore del gioco: ironico, pungente, spietatamente satirico. Subito dopo, si passa alla creazione del personaggio, notevolmente migliorata rispetto al primo capitolo, con più libertà e possibilità di personalizzazione.
Dopo aver dato libero sfogo alla nostra creatività, possiamo scegliere le origini del nostro avatar e le statistiche iniziali, che definiscono la base del personaggio per l’intera avventura. Dal Professore al Giocatore d’Azzardo, passando per il Galeotto o il Manovale, ogni background influenza il modo in cui il mondo reagisce a noi e le possibilità che avremo durante il gioco. A ciò si aggiungono i Tratti Positivi e i Difetti, elementi che possiamo accettare o rifiutare nel corso dell’esperienza, dando forma a un protagonista davvero personale.
Sul piano del gameplay, Obsidian ha lavorato con intelligenza per rendere il gioco più fluido e dinamico. Il movimento è più reattivo, e la varietà di strumenti a disposizione arricchisce notevolmente l’esplorazione. Tra le novità spiccano gli A.S.P.P., stivali con propulsori integrati che permettono di effettuare doppi salti, e lo Scanner a raggi N, utile per individuare attraverso i muri nemici, circuiti elettrici o oggetti nascosti. Questi gadget aggiungono profondità tattica e libertà di approccio, rendendo ogni missione più aperta e adattabile al proprio stile di gioco.
Anche il gunplay è stato affinato in modo significativo: le nuove armi risultano più varie, potenti e soprattutto soddisfacenti da usare. Le armature, invece, non influenzano più le abilità del personaggio ma offrono bonus puramente legati al combattimento — una scelta che semplifica la gestione dell’equipaggiamento senza penalizzare la strategia.
(E sì, ricordatevi di Gary durante la vostra avventura!)
Un comparto tecnico altalenante
Sul fronte tecnico, The Outer Worlds 2 non riesce sempre a sostenere il peso delle proprie ambizioni. Anche giocandolo su un PC equipaggiato con NVIDIA GeForce RTX 4090, abbiamo riscontrato calo di frame significativi, crash improvvisi e bug che in alcuni casi ci hanno costretto a ricaricare l’ultimo salvataggio. Una patch corposa ha già migliorato la stabilità generale, ma non ha risolto del tutto i problemi.
Dal punto di vista grafico, il titolo dà il meglio di sé con DLSS impostato su Qualità, offrendo ambienti più puliti e dettagliati. Tuttavia, abbiamo dovuto disattivare il Ray Tracing, poiché generava artefatti visivi fastidiosi e non apportava reali benefici all’esperienza complessiva.
In definitiva, nulla che non possa essere sistemato con ulteriori aggiornamenti, anche se qualche mese in più di rifinitura avrebbe probabilmente garantito un risultato più stabile e coerente con le potenzialità del gioco.
Lo stato dell’arte di Outer Worlds 2

Sul piano artistico, The Outer Worlds 2 conferma pienamente l’eredità del primo capitolo: un universo retro-futuristico curato nei minimi dettagli e reinterpretato con ancora più stile. Ogni pianeta visitabile ha un’identità visiva distinta, con ecosistemi e scenari che spaziano dal lusso artificiale delle colonie più ricche ai paesaggi alieni più selvaggi e ostili. Alcune ambientazioni riescono davvero a togliere il fiato.
Personaggi, armi e armature riflettono perfettamente il decadente splendore corporativo che definisce la serie: colori saturi e luci al neon nei contesti dominati dalle megacorporazioni, tonalità austere e severe per il Protettorato, e un’estetica quasi eterea, dorata e spirituale per l’Ordine. Ogni dettaglio visivo contribuisce a raccontare un mondo dove l’estetica è parte integrante della narrazione.
Da sottolineare anche l’eccellente comparto sonoro: la colonna sonora accompagna e amplifica il tono di ogni situazione, alternando brani solenni, ironici o inquietanti a seconda del contesto. Perfino le radio delle varie fazioni propongono generi e stili musicali diversi, capaci di rispecchiare alla perfezione l’identità e i “valori” di ciascuna.
In conclusione

The Outer Worlds 2 è la conferma di quanto Obsidian sappia ancora raccontare mondi vivi, imperfetti e profondamente umani. Pur con qualche inciampo tecnico e una stabilità che necessita ancora di rifiniture, il gioco riesce a espandere la formula del primo capitolo senza tradirne lo spirito: satira tagliente, libertà di scelta reale e un universo dove ogni decisione lascia il segno.
Arcadia è un luogo che resta impresso, non solo per la sua estetica retro-futuristica o per la brillante scrittura dei dialoghi, ma perché riesce a farci sentire parte di qualcosa di più grande — un esperimento sociale mascherato da avventura spaziale, dove il giocatore non è mai spettatore, ma pedina e motore del caos.
Tra bug e crash si intravede comunque il cuore pulsante di un’esperienza profonda e coraggiosa, capace di mescolare umorismo e critica sociale con naturalezza. The Outer Worlds 2 non è perfetto, ma è sincero, intelligente e pieno di personalità — e in un panorama videoludico sempre più uniforme, questo basta già a farlo brillare come una stella fuori orbita.
La recensione in breve
The Outer Worlds 2 è il ritorno di un universo che non ha perso la sua ironia né la sua capacità di far riflettere. Obsidian firma un sequel più grande, più profondo e più consapevole, capace di ampliare la formula originale senza snaturarla. La scrittura resta il vero cuore pulsante dell’esperienza: brillante, pungente e capace di intrecciare satira e tragedia con equilibrio raro.
Sul fronte tecnico il gioco mostra ancora qualche incertezza, tra bug, crash e instabilità che nemmeno la patch del day one è riuscita a eliminare del tutto. Ma la direzione artistica, la qualità del worldbuilding e la libertà concessa al giocatore bastano per far dimenticare buona parte delle sbavature.
Un titolo che osa, che non ha paura di prendersi gioco del sistema che rappresenta, e che riesce a farlo con stile, sostanza e personalità.
Non perfetto, ma straordinariamente suo.
-
Voto di Game-eXperience
