RECENSIONI

The Legend of Zelda: Skyward Sword HD | Recensione

Per festeggiare il 35° anniversario della saga di The Legend of Zelda, Nintendo conclude il giro delle riedizioni in HD con l’ultimo Zelda in 3D uscito prima della pausa pluriennale che ha portato alla rivoluzione chiamata Breath of the Wild. The Legend of Zelda: Skyward Sword HD ripropone su Switch dopo ben dieci anni un classico Per Nintendo Wii mai considerato abbastanza, un capitolo chiave per comprendere al meglio l’immensa lore della saga caratterizzato da un sistema di combattimento originale interamente basato sui controlli di movimento. Sarà riuscita Nintendo nell’intento di rendere giustizia a Skyward Sword in questa nuova versione per Switch? Scopritelo assieme a noi in questa recensione!

C’era una volta ad Hyrule…

Zelda

Nell’intricata timeline di The Legend Of Zelda, che abbiamo cercato di districato per quanto possibile nel nostro speciale, Skyward Sword rappresenta il punto d’inizio, le origini di un mito raccontato per 35 anni attraverso decine di titoli che hanno segnato diverse generazioni di console Nintendo. The Legend of Zelda: Skyward Sword è anche l’ultimo Zelda “tradizionale” prima della grande rivoluzione compiuta con Breath of The Wild. Per chi avesse conosciuto il brand grazie al capolavoro uscito nel 2017 su Nintendo Switch, è bene precisare quanto fossero strutturalmente diversi gli Zelda prima di allora. Lo scopo di Nintendo con The Legend of Zelda: Skyward Sword HD è quindi quello di far scoprire al grande pubblico anche il passato della saga, forte dell’impennata di vendite ottenute proprio grazie a Breath of the Wild. Nasce così l’idea di riproporre il gioco originariamente pubblicato nel 2011 e pensato appositamente per Wii e per la periferica Wii Motion Plus. Questo add-on per il classico controller di Wii lanciato in contemporanea con Skyward Sword, poi integrato direttamente nei controller prodotti a partire da quell’anno, garantiva una maggior fedeltà nel rilevamento dei movimenti, migliorandone di fatto la precisione e la risposta, con anche un nuovo sistema di vibrazione a corredo. The Legend Of Zelda: Skyward Sword, presentato in pompa magna durante l’E3 2010 come canto del cigno della console, faceva leva proprio su questa nuova tecnologia proponendo un inedito gameplay interamente basato sui movimenti del Wiimote. Agitando quindi il controller del Wii nell’aria era possibile muovere la spada di Link, mentre per poter parare con lo scudo bastava un semplice movimento del Nunchuck. Il risultato fu uno Zelda tradizionale con un sistema di controlli totalmente innovativo che riuscì soltanto in parte a rimanere impresso nel cuore dei giocatori, dividendo una fanbase fino a quel momento piuttosto coesa.

Archiviata l’accoppiata Wiimote-Nunchuck il testimone passa dunquen ai due Joy-Con di Switch e al loro giroscopio interno. Questa ennesima remaster ad opera di Nintendo e di Tantalus Media, già coinvolta in passato per la riedizione in HD di Twilight Princess su Wii U, ripropone sostanzialmente lo stesso identico gioco visto su Wii con i dovuti adeguamenti in termini di grafica e di gameplay. A differenza della Hyrule open world vista in Breath of the Wild, il mondo di Skyward Sword è ben più limitato e focalizzato sulle singole aree che compongono il mondo sottostante. Oltre alla città-hub di Oltrenuvola che funge da epicentro, il mondo di Skyward Sword è infatti suddiviso in più aree principali ciascuna delle quali, oltre a rappresentare un determinato elemento (del verde dei boschi, al fuoco del vulcano passando per la sabbia del deserto), ospita all’interno un dungeon a tema. Come da tradizione dei vecchi titoli 3D della saga, anche in The Legend of Zelda: Skyward Sword HD il progredire di Link è dettato dagli strumenti raccolti nei vari dungeon che, oltre ad essere utili ai fini del completamente degli stessi labirinti e di quelli già completati, consentiranno al giocatore di nuovi segreti di Oltrenuvola e delle isole altre fluttuanti che la circondano. Una struttura decisamente più lineare rispetto a quanto visto in BotW, che però racchiude in sé tutto il fascino tipico dei capitoli classici che hanno contraddistinto i primi vent’anni della serie. Nonostante un mondo ben più limitato e meno interattivo, in Skyward Sword era possibile comunque notare le prime avvisaglie del cambiamento di direzione che si sarebbe compiuto di lì a qualche anno proprio con il titolo per Switch, come ad esempio la presenza dell’indicatore di fatica, utile per scalare le alture, nonché l’equipaggiamento che può essere distrutto se utilizzato per più tempo.

Oltre i cieli dell’avventura

Link

Il Link di cui si narra in The Legend of Zelda: Skyward Sword HD è un ragazzo spensierato giunto all’ultimo anno dell’Accademia dei Cavalieri, fiore all’occhiello della città sospesa di Oltrenuvola. A separare la sua carriera da studente da quella di cavaliere rimane soltanto l’esame finale nel quale dovrà riuscire a dimostrare tutta la sua abilità di Cavaliere acchiappando una statuetta commemorativa in sella al proprio Solcanubi, una specie di pennuti che costituisce la principale cavalcatura dei soldati di Oltrenuvola. Proprio durante il volo di rito che segue la cerimonia di proclamazione dei nuovi Cavalieri la giovane Zelda, figlia del direttore dell’Accademia scelta in rappresentanza della Dea Hylia, cade al di sotto delle nubi travolta da un tornado. Determinato a ritrovare l’amica d’infanzia dispersa e scoperto il suo compito di eroe destinato a debellare l’oscurità dal mondo, Link partirà per un viaggio di ricerca brandendo la Spada della Dea.
Grazie alla guida dello spirito Faih, il giovane eroe si avventurerà quindi nel mondo sottostante alla ricerca di Zelda che, nel frattempo, è finita tra le grinfie del malvagio patriarca dei maghi Ghiraim. Un lungo viaggio in solitaria, una ricerca interiore sulle orme di una ragazza che dovrà fare i conti con la propria natura divina in in una Hyrule ancora selvaggia e brulicante di mostri. Soltanto dopo che i due ragazzi avranno compreso il proprio ruolo all’interno della storia, le due strade potranno nuovamente incrociarsi, in un epilogo che vedrà anche la genesi di una delle armi più iconiche della serie. Nonostante una partenza col freno a mano inserito, The Legend of Zelda: Skyward Sword HD mostra tutte le proprie idee interessanti già dai primi dungeon, un perfetto connubio fra level design e gameplay. Avanzando nel gioco scopriremo via via sempre più segreti relativi anche ad Oltrenuvola e ai suoi abitanti, sempre pronti a chiederci una mano nelle loro faccende. Così come in altri Zelda, seppur in maniera molto più abbozzata, anche in Skyward Sword è presente l’alternanza giorno/notte grazie alla quale sarà possibile vedere diversi aspetti di Oltrenuvola a seconda se la si esplora alla luce del sole o durante le tenebre.

Da spade a stick analogici

Hyrule

Fulcro dell’esperienza dell’originale e, naturalmente, anche di questo remake, è senza dubbio il gameplay, incentrato sul movimento del braccio di Link attraverso quello del giocatore in maniera più o meno fedele. Grazie ai movimenti del Joy-con destro, come fu a suo tempo per il Wiimote, sarà possibile infatti far oscillare la spada di Link in qualsiasi direzione per poi sferrare un fendente con un movimento più deciso del controller. A differenza degli altri capitoli in 3D, in The Legend of Zelda: Skyward Sword HD la direzione del colpo è fondamentale per poter avere la meglio in battaglia. La guardia dei nemici infatti lascerà scoperto soltanto un determinato punto che potrà essere scalfito direzionando la spada orizzontalmente o verticalmente, oppure con degli stocchi in direzione del ventre. Per esempio, i Bokoblin si difenderanno ad una o due spade lasciando scoperto uno spiraglio, discorso analogo per le piante carnivore dotate di fauci a doppia fessura che potranno essere tranciate in due soltanto con un colpo ben assestato. Oltre al semplice fendente tornano anche altre tecniche tipiche della serie, come ad esempio il colpo roteante, sempre accessibili attraverso alcune combinazioni di movimenti dei Joy-con di facile apprendimento. Per finire, Link potrà usufruire di una tecnica esclusiva della Spada della Dea che, dopo aver puntato il Joy-con in alto in modo caricare la lama di luce, vi consentirà di liberare l’energia acquisita in un colpo micidiale. Al Joy-con sinistro sono invece riservati i comandi dello scudo. Basterà infatti un leggero movimento della mano sinistra per brandire lo scudo e mettersi in posizione difensiva. I Joy-con sembrano quindi sostituire dignitosamente, seppur con qualche perdita di calibrazione di troppo, il lavoro di Wiimote e Nunchuck garantendo così un’esperienza del tutto simile a quella dell’originale. Esperienza invece che invece rischia di tramutarsi in incubo quando si tratta di giocare in modalità handled.

I maggiori dubbi riguardanti The Legend of Zelda: Skyward Sword HD durante il suo annuncio erano in gran parte rivolti alla trasposizione dei comandi su Switch in caso di configurazione portatile, quindi a console non collegata alla dock. Dubbi che trovano conferma una volta che ci si trova con la console fra le mani. Eliminato il fattore movimento dall’equazione, Nintendo ha deciso di rimappare completamente i controlli della spada di Link destinandoli allo stick analogico destro di Switch. Questa inusuale configurazione permette di controllare l’arma inclinando l’analogico nella posizione desiderata, mantenendo la logica per cui ad uno scatto rapido e deciso corrisponde un fendente simulando quindi movimento dell’arto. Discorso simile per le varie combo con la spada, tutte rimappate attraverso alcune combinazioni di movimenti dello stick che però risultano sempre meno intuitive e naturali rispetto ai movimenti dei Joy-con. E’ subito chiaro come un tasto solitamente riservato alla gestione della telecamera nei giochi in 3D non calzi proprio a pennello il ruolo di input principale per i comandi d’azione, e non è una mera questione di abitudine. Gestire la spada di Link in questo modo è più che altro scomodo oltre che innaturale, e il rischio di sfoderare involontariamente l’arma menando fendenti per l’aria è elevato. Ovviamente è possibile gestire comunque la telecamera, sempre attraverso lo stick analogico destro mentre però si tiene premuto il tasto L. Il risultato è una configurazione che vi farà dannare sia durante le fasi d’esplorazione, ma soprattutto nei combattimenti che si tramuteranno in poco tempo in una confusissima bagarre risolvibile soltanto attraverso il button smashing sfrenato. Anche altre azioni rapide ed intuitive come ad esempio il lancio differenziato delle bombe si trasformano in operazioni macchinose e scomode semplicemente scollegando la propria Switch dal televisore. Insomma, il tentativo da parte di Nintendo di voler garantire la stessa esperienza (o quasi) di The Legend of Zelda: Skyward Sword HD sia in modalità docked che in mobilità ci è parso totalmente fallito, e il rammarico è ancora più grande se si pensa che i possessori di Switch Lite non avranno nemmeno il beneficio della scelta.

HD ma non troppo

Dungeon

Se ancora oggi il comparto sonoro fa ancora il suo gran figurone, con tanto di colonna sonora orchestrata da strumenti reali e un sound design caratteristico, lo stesso non si può dire per la veste grafica che, nonostante i lavori di restauro, mostra ugualmente il peso degli anni soprattutto se analizzata al dettaglio. Certo, l’art direction di Skyward Sword rimane uno dei punti di forza del titolo così come allora, con uno straordinario design di personaggi ed ambientazioni che mescola lo stile cartoonesco visto in The Wind Waker all’utilizzo di tonalità e colori acquerello, ma la qualità delle texture rimane ancora decisamente bassa. Meglio il framerate e la risoluzione, rispettivamente a 60fps fissi e 1080p in modalità docked che diventano 720p in mobilità. Utile l’introduzione dell’autosalvataggio già visto in Breath of the Wild, ottimo per evitare di ripetere intere porzioni di gioco a fronte di un imprevisto. Implementato anche il supporto agli Amiibo, grazie alla quale è possibile beneficiare di funzionalità aggiuntive come la possibilità di teletrasportarvi in cielo da qualsiasi zona.

Nonostante l’assenza di contenuti aggiuntivi degni di nota e nonostante sia invecchiato di ben dieci anni, The Legend of Zelda: Skyward Sword HD viene comunque proposto a prezzo pieno. Nonostante il valore dell’opera rimanga di alto livello, dover pagare l’intero prezzo del biglietto per un’esperienza oltremodo datata e non esente da difetti ci è parso un tantino eccessivo, ed è pertanto lecito chiedersi quanto a lungo ancora potranno funzionare per Nintendo operazioni simili. La casa di Kyoto può avvalersi certamente della scia di successo di Breath of the Wild per creare un altro best-seller alla stregua di Super Mario 3D All-Stars. Rimane però l’amaro in bocca per l’ennesima riedizione realizzata con superficialità e poca intraprendenza, una tendenza che dovrà necessariamente subire una piega differente se non si vuol rischiare di deludere anche gli aficionados più incalliti.