La seconda stagione di The Last of Us ha continuato a raccontare con intensità e fedeltà gli eventi drammatici del secondo capitolo videoludico, ma non senza alcune scelte creative mirate. Una di queste riguarda la rimozione di una delle morti più iconiche del gioco di Naughty Dog, con gli autori che hanno deciso di spiegare il motivo di questo cambiamento.
Ovviamente sconsigliamo di proseguire nella lettura dell’articolo senza aver portato a termine The Last of Us Parte 2 oppure la stagione 2 dello show targato HBO, che ricordiamo si è resa protagonista di una chiusura con meno spettatori rispetto a quella della prima stagione.
Fatta questa precisazione, una delle morte più sorprendenti del gioco PlayStation riguarda Alice, il cane appartenente alla fazione WLF e amico fidato di Abby, che viene ucciso da Ellie durante l’incursione nell’acquario. Nella serie, però, questa scena è stata completamente rimossa.
Craig Mazin, showrunner e già autore della serie Chernobyl, ha affermato nel corso di una nuova intervista che rappresentare l’uccisione di un cane in un contesto live action è molto più scioccante rispetto a un videogioco, dove c’è uno “strato” di animazione a fare da filtro emotivo. Mazin ha dichiarato ironicamente che a Hollywood esistono due regole: “Non spendere i tuoi soldi e non uccidere un cane”. Avendo già diretto scene simili in Chernobyl, non voleva ripetere l’esperienza per il pubblico.
“Uno: non spendere i tuoi soldi. Due: non uccidere un cane. Inoltre aggiunto che la violenza è più grafica perché non c’è una animazione videoludica tra te e quanto succede a schermo, è molto disturbante”.
Neil Druckmann, co-creatore della serie e direttore creativo di The Last of Us in Naughty Dog, ha aggiunto che il finale della stagione era già carico di eventi traumatici. In rapida successione assistiamo alle morti di Owen, Mel (e del bambino che portava in grembo), Jesse e molti altri. Inserire anche la morte del cane Alice avrebbe aggravato ulteriormente il senso di oppressione, diventando eccessivo anche per una storia già densa di tragedia.
In sintesi, l’assenza della morte di Alice non è una dimenticanza, ma una scelta consapevole: da un lato per non traumatizzare inutilmente il pubblico, dall’altro per bilanciare la narrazione senza appesantirla oltre misura. Un esempio concreto di come il linguaggio televisivo richieda adattamenti mirati, anche quando si resta fedeli all’opera originale.
